13 Giugno 2026, sabato
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Hamas accetta la tregua: per il Qatar il piano ricalca quello già approvato da Israele

Il governo di Doha conferma: la proposta accolta dal movimento islamista coincide con l’intesa già sul tavolo di Tel Aviv. Ma intanto i bombardamenti continuano e nella Striscia si contano nuove vittime.

La fragile prospettiva di un cessate il fuoco a Gaza si gioca ancora una volta sul filo della diplomazia. Lunedì Hamas ha dato il via libera a una proposta di tregua che, secondo il Qatar – uno dei principali mediatori del conflitto – ricalca in larga parte un piano già approvato da Israele. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed Al-Ansari, sottolineando che la risposta del movimento islamista è stata «molto positiva», perché ha accolto «quasi integralmente» i termini dell’intesa precedentemente discussa con Tel Aviv.

La tregua, chiariscono da Doha, è strettamente legata alla liberazione degli ostaggi israeliani ancora trattenuti nella Striscia. Un nodo cruciale che, fin dall’inizio della guerra, ha condizionato ogni tentativo di mediazione internazionale.

Ma mentre la diplomazia cerca spiragli, sul terreno il conflitto non concede tregua. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, dall’alba di martedì i raid aerei israeliani sulla Striscia hanno provocato almeno 21 morti. Un bilancio che conferma quanto sia fragile l’equilibrio tra le trattative in corso e la realtà di una guerra che continua a colpire duramente la popolazione civile.

Il Qatar, che insieme a Egitto e Stati Uniti guida gli sforzi di mediazione, ha ribadito l’urgenza di trasformare l’apertura di Hamas in un accordo operativo, capace di interrompere le ostilità e avviare un percorso negoziale più stabile. Restano però molti punti da definire: dalle modalità concrete della liberazione degli ostaggi, al calendario delle sospensioni delle operazioni militari, fino alle garanzie richieste da entrambe le parti.

Se confermata, l’intesa potrebbe rappresentare il primo vero passo verso una riduzione delle violenze dopo mesi di scontri devastanti. Per ora, però, la distanza tra i tavoli della diplomazia e la realtà di Gaza continua a misurarsi nel numero crescente delle vittime.

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