29 Giugno 2026, lunedì
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Zan contro il disegno di legge sulla disforia di genere: “Schedatura dei minori, il Governo viola i diritti umani”

Il deputato ed europarlamentare del Partito Democratico denuncia: “Un attacco ideologico alle persone trans. Si alimenta lo stigma e si tradisce la Costituzione”

Roma – Il nuovo disegno di legge promosso dal Governo Meloni sulla disforia di genere ha riacceso con forza il conflitto politico e culturale attorno ai diritti delle persone transgender in Italia. Tra le voci più critiche, quella di Alessandro Zan, deputato, europarlamentare e componente della segreteria nazionale del Partito Democratico, che definisce la proposta “un atto gravissimo”, denunciando l’intento del Governo di “schedare i minori” che intraprendono un percorso di affermazione di genere, e di trasformare la tutela sanitaria in un percorso ad ostacoli condizionato da valutazioni politiche.

Zan accusa apertamente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di voler compiere una stretta ideologica sui diritti civili, colpendo una delle categorie più vulnerabili della società: i minori transgender. Secondo il parlamentare democratico, il disegno di legge rappresenta una violazione frontale dei diritti fondamentali della persona, e potrebbe configurare una forma inaccettabile di violenza istituzionale.

Al centro della polemica: dati sensibili e controllo etico

Il cuore delle preoccupazioni espresse da Zan riguarda due elementi contenuti nella bozza legislativa. In primo luogo, la previsione di una sorta di schedatura sanitaria dei minori che iniziano un percorso di transizione, i cui dati verrebbero trasmessi all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). La natura “ultrasensibile” di tali informazioni, legate all’identità di genere e alla salute psico-fisica di soggetti minorenni, rende particolarmente delicata — e, secondo Zan, allarmante — l’ipotesi di una raccolta centralizzata da parte di un organo tecnico non chiaramente deputato alla tutela della privacy.

Il secondo punto critico è rappresentato dalla creazione di un comitato etico che dovrebbe valutare caso per caso l’accesso ai trattamenti di affermazione di genere. Secondo il deputato, non è ancora stata resa nota la composizione di questo organismo, che rischia dunque di operare senza trasparenza e, soprattutto, senza garanzie di imparzialità. Zan teme che tale organo possa trasformarsi in un “tribunale politico”, subordinando il diritto alla salute e all’identità personale a criteri di opportunità ideologica.

Un’involuzione giuridica e morale

Zan lega la sua denuncia a un impianto normativo consolidato e riconosciuto. Richiama la giurisprudenza della Corte Costituzionale, che già nel 2015, con la sentenza n. 221, ha riconosciuto il diritto all’identità di genere come diritto fondamentale dell’individuo, collegato alla dignità della persona sancita dall’art. 2 della Costituzione. Tale diritto è stato successivamente ribadito anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in più occasioni, consolidando l’orientamento secondo cui gli Stati membri non possono legiferare in contrasto con i diritti delle persone trans, in particolare se minorenni.

Secondo Zan, dunque, il provvedimento in discussione rappresenterebbe un’involuzione legislativa, non solo in contrasto con i principi costituzionali italiani e comunitari, ma anche con la tradizione democratica di un Paese che ha il dovere di proteggere i più fragili, non di ostacolarli nel percorso di autodeterminazione.

La questione politica: il ritorno dell’ideologia identitaria

Oltre ai profili giuridici e sanitari, le critiche di Zan si estendono al piano prettamente politico. Secondo il deputato dem, dietro il disegno di legge si celerebbe una strategia identitaria che intende riaprire il conflitto sui temi dei diritti civili per rafforzare il consenso interno di una parte della maggioranza di governo. In questo senso, le misure proposte non risponderebbero a un’urgenza reale o a una lacuna normativa, ma sarebbero dettate da una volontà punitiva e stigmatizzante nei confronti delle persone trans, percepite come “minaccia” culturale e antropologica da contrastare.

Zan sottolinea come il tentativo di ostacolare i percorsi di transizione non potrà in alcun modo cancellare l’esistenza delle persone trans: “Non smetteranno di esistere solo perché il Governo renderà più difficile il loro percorso”, osserva. A suo giudizio, il vero esito di questa legge non sarebbe altro che un aumento della marginalizzazione sociale, dell’isolamento, della sofferenza psicologica e del rischio di abbandono scolastico o familiare per moltissimi giovani.

“Ritirare subito il disegno di legge”

L’appello finale è chiaro e diretto: “Questo disegno di legge va ritirato immediatamente”. Zan promette una battaglia serrata su tutti i fronti — parlamentare, istituzionale e giuridico — per contrastare quella che definisce una “schedatura di Stato” e una violazione strutturale dei diritti umani.

È evidente, osserva l’europarlamentare, che l’impianto della proposta punta non solo a limitare l’accesso ai trattamenti di affermazione di genere, ma anche a creare un clima di paura e controllo attorno a un tema già fortemente stigmatizzato. “Contrasteremo con tutte le nostre forze questa violenza istituzionale”, conclude, lasciando intendere che l’opposizione intende fare del contrasto a questa norma un fronte prioritario di mobilitazione politica e culturale.

Un dibattito che interroga la democrazia

Il disegno di legge sulla disforia di genere proposto dal Governo Meloni si inserisce in un contesto europeo e internazionale sempre più diviso sul tema dei diritti delle persone LGBTQ+. Mentre in alcuni Paesi si assiste a una progressiva espansione dei diritti, in altri — tra cui l’Italia, secondo le parole di Zan — si registra un clima di crescente restrizione e sorveglianza.

Il caso solleva interrogativi profondi non solo sull’accesso ai trattamenti medici, ma sul tipo di società che si vuole costruire: inclusiva e rispettosa delle diversità, o regolata secondo visioni normative rigide e selettive dell’identità personale.

In gioco non vi è solo una questione sanitaria o giuridica, ma il cuore stesso del contratto sociale democratico: il diritto di ogni individuo a essere riconosciuto nella propria identità, e a vivere senza doverla giustificare o temere.

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