15 Agosto 2026, sabato
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Medicina a semestre aperto: oltre 54 mila candidati alla prova del nuovo accesso libero

Con la riforma del Ministero dell’Università parte dal prossimo anno accademico il primo semestre senza test d’ingresso. Chimica, Fisica e Biologia le tre materie da superare per restare in graduatoria.

Si apre una nuova stagione per la formazione medica in Italia. Con l’anno accademico 2025-2026 prenderà infatti il via il primo semestre “a libero accesso” per i corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, secondo quanto previsto dalla riforma varata dal Ministero dell’Università e della Ricerca, guidato da Anna Maria Bernini. Una svolta che segna il superamento del tradizionale test di ingresso, sostituito da un sistema a selezione progressiva, basato sul merito accademico nei primi mesi di studio.

I numeri confermano l’interesse e la portata della novità: 64.825 gli studenti che hanno completato l’iscrizione nelle università italiane, di cui 54.313 hanno scelto Medicina e Chirurgia, approfittando della possibilità di iniziare il percorso formativo senza il filtro iniziale del test. A questi si aggiungono 4.473 iscritti a Odontoiatria e protesi dentaria e 6.039 a Medicina veterinaria.

Il nuovo modello prevede che, dal 1° settembre 2025, tutti gli studenti ammessi al semestre aperto seguano tre insegnamenti fondamentali: Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia, ciascuno dei quali garantirà 6 crediti formativi universitari (CFU), per un totale di 18. Al termine del semestre, gli studenti dovranno sostenere e superare gli esami di profitto relativi a queste materie. Saranno proprio i risultati ottenuti in questi insegnamenti a determinare la possibilità di proseguire il corso di laurea in Medicina, attraverso un sistema di graduatorie costruito su basi oggettive e uniformi.

Il cambiamento, annunciato da tempo e oggetto di intenso dibattito, punta a rendere l’accesso alla facoltà più equo e meritocratico, offrendo agli studenti la possibilità di dimostrare sul campo, in aula e nei laboratori, la propria idoneità a sostenere un percorso formativo tra i più selettivi. Non si tratta di una liberalizzazione incondizionata, ma di una forma di “accesso guidato”, in cui lo sbarramento non avviene più prima dell’ingresso, bensì dopo una prima verifica sul rendimento accademico.

Un altro aspetto innovativo del nuovo sistema è la doppia iscrizione: ogni studente potrà iscriversi contemporaneamente a un corso affine, ad esempio in ambito biologico o sanitario, in modo da non vanificare l’intero anno di studi nel caso non si superino le prove selettive. Una soluzione che consente di contenere la dispersione formativa e di ottimizzare il tempo dedicato all’istruzione universitaria.

Le aspettative sono alte, così come le incognite. Il nuovo impianto normativo dovrà ora confrontarsi con la tenuta delle strutture universitarie, chiamate a gestire una platea di studenti significativamente ampliata, almeno nella fase iniziale. Anche sul piano didattico, la sfida sarà quella di garantire standard qualitativi elevati, con una valutazione attenta, rigorosa e uniforme.

In attesa dei primi dati di esito, la riforma rappresenta comunque un tentativo concreto di superare le rigidità del modello precedente, aprendo a una selezione più inclusiva, basata non su una prova unica e astratta, ma su un processo formativo reale e verificabile. Una scommessa sulla meritocrazia che, se ben gestita, potrà contribuire a formare una generazione di medici più consapevole, motivata e preparata.

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