Con un atto di distensione volto ad evitare un’escalation commerciale transatlantica, la Commissione europea ha annunciato che sospenderà le contromisure contro i dazi imposti dagli Stati Uniti a partire dal 4 agosto. Una decisione che segue l’entrata in vigore, dal 1° agosto, delle nuove imposte mercantili varate da Washington, e che punta a disinnescare un potenziale scontro economico su larga scala. La scelta di Bruxelles consente di fermare l’attivazione delle sanzioni europee, inizialmente prevista per il 7 agosto, e apre uno spiraglio alla ripresa di un dialogo più costruttivo tra le due sponde dell’Atlantico.
Nel frattempo, però, si alza il livello dello scontro verbale sul fronte orientale. In Russia, l’ex presidente e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev ha pronunciato dichiarazioni gravissime e cariche d’odio nei confronti dell’Unione Europea e della sua presidente Ursula von der Leyen. In un post pubblicato sui social, Medvedev ha definito “umiliante” l’accordo raggiunto dalla Ue con gli Stati Uniti, spingendosi fino a evocare scene di violenza estrema: “È ora che gli europei prendano d’assalto Bruxelles e impicchino tutti i commissari europei, inclusa, ovviamente, la vecchia pazza lady Ursula, ai pennoni delle bandiere dei Paesi dell’Ue. Non servirà a niente, certo, ma almeno sarà divertente”.
Parole che non possono essere archiviate come semplice retorica polemica. Gli attacchi di Medvedev, sempre più frequenti e virulenti, si inseriscono in un quadro già fortemente compromesso nei rapporti tra Russia e Unione Europea, segnato dalle sanzioni occidentali contro Mosca, dal sostegno europeo all’Ucraina e da un progressivo irrigidimento del Cremlino nei confronti delle istituzioni europee. Il linguaggio scelto da Medvedev, oltrepassando ogni limite della dialettica politica, alimenta un clima di tensione che rischia di avere conseguenze non solo diplomatiche, ma anche simboliche e culturali.
Nel merito dell’accordo sui dazi, i dettagli non sono ancora stati pienamente divulgati, ma il gesto europeo sembra dettato dalla volontà di evitare una nuova spirale protezionista. La sospensione delle contromisure rappresenta un segnale di apertura, pur in un contesto internazionale instabile e caratterizzato da profonde fratture geopolitiche. La reazione russa, invece, si colloca su un piano diametralmente opposto: invece di cogliere l’occasione per rilanciare un’agenda diplomatica, Medvedev torna a un linguaggio che richiama i toni più duri della propaganda e della minaccia.
Se l’Europa tenta di scongiurare una crisi commerciale con Washington, deve ora anche fare i conti con l’ostilità aperta e sempre più esplicita da parte della leadership russa. Una doppia sfida, che richiederà sangue freddo, compattezza istituzionale e capacità di non arretrare di fronte alla violenza verbale.
