Le trattative tra Bruxelles e Washington sui dazi proseguono, ma un’intesa entro la settimana sembra ormai fuori portata. Secondo diverse fonti vicine al negoziato, i colloqui – sotto la regia del commissario europeo Maros Sefcovic – continuano a ritmo sostenuto, ma con esiti ancora incerti. “Il dialogo è aperto, ma è molto improbabile che si arrivi a un accordo nei prossimi giorni”, riferiscono ambienti diplomatici europei, lasciando intendere che un rinvio, da parte della Casa Bianca, è uno scenario da mettere in conto.
Nel frattempo, dagli Stati Uniti arrivano segnali che rischiano di complicare ulteriormente il quadro. Il presidente Donald Trump ha annunciato nuove misure tariffarie, introducendo un dazio del 15% sui prodotti giapponesi. L’annuncio è stato accompagnato da quello di un accordo commerciale con Giappone e Indonesia, quest’ultima pronta – secondo quanto riportato dallo stesso Trump sulla piattaforma Truth – ad azzerare le proprie barriere commerciali per i prodotti americani e a versare tariffe del 19% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti. In cambio, Giacarta si impegna a fornire a Washington preziose terre rare, risorse fondamentali per l’industria tecnologica e militare.
Il nuovo corso protezionista dell’amministrazione Trump si rafforza anche nelle parole del segretario al Tesoro, Scott Bessent. “Annunceremo a giorni una serie di accordi commerciali. Molti prevedranno investimenti sostanziali negli Stati Uniti”, ha dichiarato, anticipando un incontro con la delegazione cinese previsto a Stoccolma all’inizio della prossima settimana.
Ma non è solo sul fronte economico che si alzano le tensioni. Trump ha fatto sapere di essere pronto a ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’Unesco, accusando l’organizzazione dell’Onu di alimentare sentimenti anti-americani e anti-israeliani, oltre a promuovere quella che definisce un’agenda “woke”. Già a febbraio, il presidente aveva ordinato una revisione triennale della partecipazione statunitense all’agenzia, mettendo nel mirino le politiche dell’Unesco su diversità, equità e inclusione, ritenute da Washington troppo sbilanciate a favore di posizioni pro-palestinesi e filocinesi.
Mentre l’Europa cerca faticosamente di tenere aperti i canali diplomatici con gli Stati Uniti, la strategia americana appare sempre più orientata verso intese bilaterali e azioni unilaterali, lasciando presagire una stagione commerciale tesa e frammentata.
