5 Ottobre 2026, lunedì
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Washington volta le spalle all’Unesco: “Organizzazione divisiva, non serve agli interessi americani”

La portavoce del Dipartimento di Stato, Tammy Bruce, motiva l’uscita voluta da Trump: “La presenza dello Stato palestinese è problematica”. Una nuova rottura tra gli Stati Uniti e le Nazioni Unite.

La rotta di Washington si allontana ancora una volta dalle Nazioni Unite. Con parole nette e senza tentennamenti, la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Tammy Bruce, ha annunciato che gli Stati Uniti lasceranno l’Unesco, l’agenzia dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura. “Restare non è nel nostro interesse”, ha dichiarato, definendo l’organizzazione una “struttura divisiva”.

Al centro della decisione voluta da Donald Trump vi è, ancora una volta, la questione palestinese. “La presenza dello Stato palestinese all’interno dell’Unesco è problematica”, ha affermato Bruce, lasciando intendere che per l’amministrazione americana l’inclusione di Ramallah sia uno dei nodi centrali che rendono inaccettabile la permanenza nell’agenzia.

Non è la prima volta che gli Stati Uniti si sfilano dall’Unesco: già in passato, e proprio sotto presidenze repubblicane, Washington aveva sospeso la partecipazione, accusando l’organizzazione di assumere posizioni giudicate ostili verso Israele e di promuovere un’agenda ideologica non condivisa.

La nuova rottura si inserisce in un contesto più ampio di ridefinizione delle priorità americane a livello internazionale, con una Casa Bianca sempre più orientata a un approccio bilaterale, selettivo e critico verso le istituzioni multilaterali. La scelta di uscire nuovamente dall’Unesco rappresenta così un ulteriore segnale di disimpegno e insieme un messaggio politico: gli Stati Uniti non intendono legittimare, con la loro presenza, assetti e decisioni che ritengono contrari ai propri interessi strategici e ai valori dell’attuale amministrazione.

Resta ora da vedere quale sarà la reazione delle altre grandi potenze, a partire dai Paesi europei e dalla Cina, già attivi da tempo nel riempire gli spazi lasciati vuoti dal ritiro statunitense.

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