8 Luglio 2026, mercoledì
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Gaza, nuovi raid israeliani: almeno 26 morti tra Khan Younis e Jabalia

L’ennesima ondata di bombardamenti ha colpito la Striscia nelle prime ore del mattino. Secondo fonti palestinesi, le incursioni hanno causato almeno 26 vittime. Colpite duramente le aree di Khan Younis e Jabalia, nel sud e nel nord dell’enclave.

Striscia di Gaza, ancora sangue sotto le bombe: almeno 26 morti nei raid israeliani di stamattina

Una nuova giornata di fuoco nella Striscia di Gaza. Dalle prime luci dell’alba, l’aviazione israeliana ha condotto una serie di pesanti raid aerei che hanno colpito diverse aree del territorio palestinese, causando – secondo quanto riferito dalle autorità locali – almeno 26 morti.

Le operazioni militari si sono concentrate principalmente nel sud, nella zona di Khan Younis, e nel nord, nell’area densamente popolata di Jabalia, già teatro di precedenti attacchi durante il conflitto in corso.

Bombardamenti a sud e a nord della Striscia

Le incursioni odierne si inseriscono nel contesto di un’offensiva militare prolungata che ha visto il coinvolgimento massiccio di forze aeree israeliane nelle ultime settimane. Khan Younis, nel sud della Striscia, è stata una delle località maggiormente colpite: qui sarebbero state sganciate diverse bombe su edifici residenziali e infrastrutture già danneggiate dai precedenti attacchi.

Contemporaneamente, nel campo profughi di Jabalia, a nord, numerose esplosioni hanno scosso la zona, provocando nuovi crolli e un numero ancora imprecisato di feriti. L’area, tra le più affollate di Gaza, ospita decine di migliaia di sfollati interni e civili in condizioni già drammatiche.

Fonti palestinesi: “Strage di civili”

Le autorità sanitarie palestinesi parlano di almeno 26 morti accertati, mentre si continua a scavare tra le macerie alla ricerca di eventuali sopravvissuti. Secondo le prime ricostruzioni, tra le vittime vi sarebbero diversi civili, inclusi donne e bambini, ma i dati non sono ancora stati ufficialmente confermati da fonti indipendenti.

Organizzazioni umanitarie presenti sul territorio riferiscono di ospedali al collasso, mancanza cronica di medicinali e mezzi di soccorso insufficienti a fronteggiare l’emergenza. L’accesso ai luoghi colpiti risulta inoltre complicato a causa dei danni alle vie di comunicazione interne.

Un conflitto senza tregua

La nuova ondata di attacchi arriva in un momento in cui non sembrano profilarsi soluzioni diplomatiche concrete per un cessate il fuoco. Il conflitto, che ha avuto una drammatica escalation a partire dall’ottobre scorso, ha provocato migliaia di vittime e una crisi umanitaria di proporzioni catastrofiche.

Israele giustifica le operazioni come parte della sua campagna di sicurezza contro Hamas e altri gruppi armati presenti nella Striscia, accusati di utilizzare aree civili per nascondere postazioni militari, depositi di armi e tunnel sotterranei. Tuttavia, il numero crescente di vittime civili ha sollevato preoccupazioni internazionali sempre più pressanti, con richieste di moderazione da parte di organizzazioni umanitarie, Nazioni Unite e Unione Europea.

Cresce l’allarme internazionale

A ogni nuova ondata di bombardamenti, aumenta la tensione diplomatica. I raid di oggi hanno già suscitato nuove reazioni di condanna da parte di alcune cancellerie estere, mentre sul fronte israeliano permane una linea di fermezza, supportata dal governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu.

Intanto, la popolazione della Striscia continua a vivere sotto costante minaccia, tra blackout elettrici, scarsità di cibo, acqua potabile e rifugi sicuri. L’UNRWA, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi, ha ribadito l’urgenza di un cessate il fuoco immediato e duraturo, sottolineando l’impossibilità di far fronte alla crisi umanitaria senza un’interruzione delle ostilità.

Conclusione: Gaza in bilico tra le macerie e l’attesa di una tregua

I bombardamenti su Khan Younis e Jabalia si aggiungono a un lungo elenco di attacchi che da mesi martoriano l’enclave palestinese. Le 26 vittime odierne riportano al centro dell’attenzione la drammatica situazione di una popolazione civile priva di protezione, stretta tra le rappresaglie militari e la mancanza di prospettive politiche.

Sullo sfondo resta il timore che, senza un concreto sforzo internazionale per ristabilire il dialogo e garantire protezione umanitaria, la crisi sia destinata a prolungarsi ulteriormente, con un costo in vite umane sempre più alto.

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