Due attacchi frontali, distinti nei contenuti ma convergenti nell’intento: smascherare un esecutivo accusato di doppiezza, opportunismo politico e sostegno implicito a scelte inaccettabili. Sono le voci dei parlamentari del Partito Democratico Alessandro Zan e Maria Cecilia Guerra, che nelle ultime ore hanno duramente contestato l’operato del governo guidato da Giorgia Meloni su due fronti chiave: la guerra a Gaza e il nuovo pacchetto fiscale.
Zan (PD): “Meloni si indigna in TV, ma resta immobile dove si decide”
È un affondo senza esitazioni quello di Alessandro Zan, deputato del Partito Democratico, che commenta con durezza l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in merito al bombardamento che ha colpito la Chiesa della Sacra Famiglia a Gaza.
“Stamattina Giorgia Meloni, di fronte al gravissimo attacco alla Chiesa della Sacra Famiglia, si è finalmente accorta che a Gaza si stanno colpendo i civili e ha parlato di attacchi inaccettabili.”
Ma per Zan le parole della premier suonano come un risveglio tardivo e, soprattutto, privo di reale volontà politica. L’esponente PD sottolinea come l’esecutivo, a dispetto delle dichiarazioni indignate, continui a muoversi sulla linea dell’immobilismo e dell’ambiguità.
“Peccato che, quando c’è da fare qualcosa di concreto, il suo governo resta immobile. Lo ha fatto due giorni fa, esprimendosi contro la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele.”
E rincara la dose citando il voto della maggioranza alla Camera dei Deputati, che ha respinto la mozione presentata dalle opposizioni per chiedere la sospensione del memorandum Italia-Israele:
“E lo ha fatto anche oggi alla Camera, dove la maggioranza ha votato contro la mozione delle opposizioni per sospendere il memorandum Italia-Israele. È il governo dell’ipocrisia: parole indignate davanti alle telecamere, complicità e inerzia nei luoghi dove si decide.”
Zan chiude il suo intervento con una richiesta netta e inequivocabile:
“Se davvero Meloni ritiene inaccettabili gli attacchi sui civili, allora blocchi le forniture di armi e sospenda i rapporti commerciali con il governo Netanyahu. Altrimenti è solo propaganda di fronte alla tragedia.”
Un’accusa pesante, quella di connivenza, che rimette al centro il ruolo dell’Italia nella crisi mediorientale e i margini reali di autonomia nelle decisioni di politica estera e commerciale rispetto a Israele.
Guerra (PD): “Concordato preventivo? Solito favore agli evasori”
Sul fronte fiscale, il tono non cambia. È Maria Cecilia Guerra, ex viceministra dell’Economia e attualmente deputata PD, a puntare il dito contro una delle misure contenute nel Decreto Fiscale: il nuovo concordato preventivo biennale, accompagnato da un ulteriore ravvedimento speciale per chi decide di aderirvi.
“Nuovo ravvedimento speciale per chi aderirà al nuovo concordato preventivo biennale. Stesso vecchio regalo a chi ha evaso.”
Guerra denuncia quello che considera un sistema ormai strutturale di incentivazione all’evasione, mascherato da semplificazione o incentivo alla compliance. E solleva un interrogativo pungente:
“Colpa della maggioranza che lo ha chiesto o del governo che ha dato seguito?”
La risposta, per l’esponente dem, è evidente:
“Piuttosto un’unica falange pronta a creare vie di uscita, con generosi sconti a chi non ha pagato le tasse.”
Parole che sottolineano la continuità di una linea politica che, secondo Guerra, penalizza i contribuenti onesti, scaricando il peso fiscale su chi già paga e premiando chi è fuori dalle regole. La conclusione è amara:
“Un ulteriore schiaffo a chi paga regolarmente.”
Due fronti, un’unica accusa: il doppio volto del governo
Sullo sfondo delle due dichiarazioni emerge un filo rosso comune: l’accusa di ipocrisia sistemica. Da un lato, la retorica dei “valori” e della “solidarietà internazionale”; dall’altro, una prassi fatta di scelte politiche che disattendono quei valori, siano essi umanitari o legati all’equità fiscale.
Zan e Guerra denunciano un esecutivo che parla “alla pancia del Paese”, ma che tradisce nei fatti, usando le emergenze per rafforzare la propria immagine, senza assumersi responsabilità nei consessi decisionali. In Parlamento, in Europa, nei decreti.
Una narrazione che si scontra con la realtà – quella delle bombe su Gaza e delle cartelle esattoriali – e che alimenta una frattura sempre più profonda tra la politica del “dire” e quella del “fare”.
