29 Giugno 2026, lunedì
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Sanità e truffe a Catanzaro: medici, infermieri e imprenditori nei guai per milioni di euro sottratti allo Stato

Operazione congiunta della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del NAS: eseguite 13 misure cautelari e sequestri per un milione di euro. Un intero sistema parallelo di visite mediche private, interventi abusivi e fatture false all’interno dell’Azienda ospedaliera “Renato Dulbecco”.

Catanzaro – Un vero e proprio sistema parallelo, rodato negli anni, in cui la sanità pubblica veniva sistematicamente piegata a fini privati, con visite mediche pagate in contanti, interventi chirurgici abusivi, orari di servizio disattesi e rimborsi ottenuti con documentazione falsa. È quanto emerso dall’indagine congiunta condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro e dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) dei Carabinieri, che ha portato all’esecuzione di 13 misure cautelari personali e 9 misure reali, su ordine del GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica.

L’inchiesta, ancora nella fase preliminare, coinvolge 14 indagati tra cui dirigenti medici, infermieri, funzionari amministrativi e un imprenditore operante nel settore della fornitura di dispositivi medicali. Le accuse sono gravi e molteplici: associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, peculato, riciclaggio, autoriciclaggio, falsificazione di certificazioni amministrative, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e falsa attestazione di servizio.

Arresti domiciliari per dieci persone, obblighi e divieti per altri quattro

Tra i destinatari delle misure cautelari figurano cinque dirigenti medici, tre infermieri, due funzionarie dell’ufficio ALPI dell’Azienda ospedaliera universitaria “Renato Dulbecco” e un imprenditore: tutti sono finiti agli arresti domiciliari. Per un ex dirigente medico, ora in pensione, è stato disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria; un altro dirigente è stato colpito dal divieto di dimora nel comune di Catanzaro.

Contestualmente, il GIP ha disposto il sequestro preventivo di circa un milione di euro, ritenuto provento dei reati contestati, a carico di otto dirigenti medici e dell’imprenditore coinvolto.

Intramoenia “allargata”: visite private fuori controllo, incassi in nero e accessi ai sistemi ospedalieri per coprire le tracce

Secondo gli inquirenti, il cuore del sistema illecito ruotava intorno all’attività intramoenia allargata – visite mediche svolte al di fuori dei locali dell’ospedale, senza alcuna autorizzazione formale. In violazione della normativa vigente, otto dirigenti medici dell’A.O.U. “Renato Dulbecco” avrebbero effettuato visite e prestazioni presso studi privati, incassando dai pazienti pagamenti in contanti che solo in minima parte venivano riversati nelle casse dell’azienda sanitaria.

A fornire copertura logistica e amministrativa a questo meccanismo illecito sarebbe stato l’ufficio ALPI, con la collaborazione consapevole di due funzionarie e del dirigente dell’ufficio, oggi in pensione. Questi ultimi avrebbero agito inserendo prenotazioni fittizie e retrodatate nei sistemi informatici dell’ospedale per far risultare ufficiali le poche visite regolarizzate. Inoltre, indirizzavano direttamente i pazienti verso i professionisti che esercitavano in regime privatistico irregolare.

Le prestazioni venivano talvolta erogate durante l’orario di lavoro ordinario, con la conseguenza di aggravare ulteriormente le liste d’attesa, già notoriamente critiche. In alcuni casi, le visite private si svolgevano addirittura all’interno degli ambulatori pubblici, ma senza alcuna tracciabilità ufficiale.

Il ruolo degli infermieri e i pagamenti in nero

Dall’inchiesta è emerso anche il coinvolgimento attivo di alcuni infermieri dell’A.O.U., utilizzati da almeno due dei medici coinvolti per riscossione dei pagamenti e supporto operativo durante le prestazioni intramoenia abusive. Gli infermieri, secondo l’accusa, partecipavano consapevolmente all’attività illecita, facilitandola in modo autonomo e con specifiche mansioni.

Interventi chirurgici non autorizzati e fatture per operazioni fittizie

Uno dei dirigenti medici, già colpito da misura cautelare nel gennaio 2024, è finito nuovamente nel mirino degli inquirenti per aver effettuato interventi di cataratta abusivi presso una clinica privata e presso il proprio studio personale, in violazione del vincolo di esclusività con l’A.O.U. Dulbecco.

Quando i pazienti chiedevano una ricevuta, il medico si sarebbe rivolto ai complici dell’ufficio ALPI per far emettere fatture “copertura”, rendicontando prestazioni diverse da quelle effettivamente eseguite, al fine di simulare regolarità formale.

Riciclaggio e false fatture: il denaro reinvestito in attività private

Il denaro raccolto tramite queste attività veniva reimmesso nel circuito economico attraverso società di capitali gestite da complici, tra cui un imprenditore cosentino anch’egli raggiunto da misura cautelare. Il sistema prevedeva l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, utilizzate per giustificare spese fittizie e coprire il flusso di denaro illecito.

Due di queste società risultano ora indagate per responsabilità amministrativa degli enti, secondo quanto previsto dal D. Lgs. 231/2001.

Un’associazione stabile e organizzata

Alla luce degli elementi raccolti, gli investigatori ipotizzano l’esistenza di un vincolo associativo stabile tra sei dirigenti medici, i funzionari dell’ufficio ALPI e gli infermieri coinvolti: un sistema organizzato, non episodico, con compiti e ruoli ben definiti, finalizzato alla gestione parallela di una sanità privata dentro la sanità pubblica.

Rimborsi fittizi anche dalla Federazione Medico Sportiva

Un ulteriore filone dell’inchiesta riguarda l’ex direttore dell’ufficio ALPI, tuttora attivo come Doping Control Officer e Blood Control Officer per conto della Federazione Medico Sportiva Italiana. In almeno 46 occasioni, avrebbe presentato documentazione falsa per ottenere rimborsi non dovuti per pasti, alberghi e spese di viaggio. Inoltre, avrebbe più volte attestato falsamente la propria presenza in servizio, maturando così indebitamente retribuzioni accessorie.

L’impegno delle forze dell’ordine e la necessità del processo

L’operazione odierna si inserisce in un più ampio impegno delle autorità calabresi a tutela della spesa pubblica e dell’etica nella sanità, in un settore – quello sanitario – particolarmente esposto a fenomeni corruttivi e pratiche elusive.

La Procura della Repubblica di Catanzaro, la Guardia di Finanza e l’Arma dei Carabinieri hanno ribadito che l’obiettivo dell’intervento è quello di difendere il corretto utilizzo delle risorse pubbliche, per garantire che i fondi raccolti dai cittadini attraverso le tasse vengano restituiti alla collettività sotto forma di servizi efficienti, equi e legali.

Si ricorda che le indagini si trovano tuttora nella fase delle indagini preliminari e che tutte le accuse dovranno essere verificate nel corso del processo, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza e del diritto alla difesa.

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