12 Giugno 2026, venerdì
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Parigi sfida Washington sui dazi: “Non saremo mai un vassallo degli Stati Uniti”

Il ministro francese per gli Affari europei Jean-Noël Barrot denuncia come “scorretto e ricattatorio” l'annuncio statunitense di nuove tariffe doganali del 30% sui prodotti europei. Tensione alle stelle tra le due sponde dell’Atlantico.

BRUXELLES — L’Unione europea non accetta ricatti. È il messaggio netto e inequivocabile che la Francia ha lanciato a Washington dopo l’annuncio, da parte dell’amministrazione Trump, di una nuova ondata di dazi doganali contro i prodotti provenienti dal Vecchio Continente. Una misura definita “scorretta” e “non all’altezza delle relazioni tra Stati Uniti e Unione europea” dal ministro francese per gli Affari europei e gli Affari esteri, Jean-Noël Barrot, intervenuto da Bruxelles con parole di insolita durezza nei confronti dell’alleato storico d’oltreoceano.

“Applicare tariffe del 30% all’Ue è un metodo che somiglia a un ricatto, non a una trattativa tra partner paritari”, ha dichiarato Barrot, sottolineando che, sebbene l’Unione resti disponibile a un dialogo costruttivo, non è disposta a cedere la propria autonomia economica e politica: “Dobbiamo trovare un accordo. L’Ue è il primo partner commerciale degli Stati Uniti, ma non ha intenzione di diventare un vassallo”.

Le frizioni transatlantiche si acuiscono in un contesto segnato dal ritorno prepotente della retorica protezionista del tycoon repubblicano, tornato alla Casa Bianca con l’intento di rinegoziare profondamente gli equilibri del commercio globale. Lunedì, attraverso la piattaforma Truth Social, Donald Trump ha ribadito la sua visione del mondo, sostenendo che “per troppo tempo gli Stati Uniti sono stati sfruttati dai loro alleati”. Un refrain già noto durante la sua prima presidenza, ora rilanciato con un’aggressività che preoccupa le cancellerie europee.

Secondo indiscrezioni circolate a Bruxelles, i settori più colpiti dalle nuove tariffe saranno l’agroalimentare, l’automotive e l’aerospazio, comparti nei quali l’Europa detiene una significativa competitività a livello globale. Di fronte a questa minaccia, l’Ue valuta contromisure economiche e diplomatiche, e nel frattempo guarda con maggiore attenzione verso Est.

La presidenza di turno dell’Unione ha infatti fatto sapere che Bruxelles è intenzionata a rafforzare le proprie relazioni commerciali con nuovi partner strategici, in primis la Cina. Un segnale chiaro alla Casa Bianca: l’Europa, pur legata agli Stati Uniti da una storica alleanza politica e militare, non accetterà imposizioni unilaterali.

In questo quadro si inserisce la missione diplomatica del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, atteso martedì a Washington per una serie di incontri ad alto livello. Tra i suoi interlocutori, figurano il segretario di Stato Marco Rubio e il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer. Al centro del confronto, oltre al nodo dei dazi, anche la tenuta dell’alleanza euroatlantica e le strategie per evitare una nuova escalation protezionistica che rischierebbe di minare la ripresa economica globale.

La partita, insomma, è aperta. E l’Europa, sebbene divisa su molti fronti interni, appare oggi compatta nel respingere la logica delle pressioni bilaterali e nel ribadire il proprio ruolo di attore sovrano sulla scena mondiale.

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