Jannik Sinner ha scritto una pagina indelebile della storia del tennis italiano e mondiale. In una finale carica di tensione, classe e riscatto, il numero uno del mondo ha conquistato il torneo di Wimbledon, battendo Carlos Alcaraz con il punteggio di 4-6, 6-4, 6-4, 6-4 in tre ore e quattro minuti. È il primo italiano di sempre a sollevare il trofeo più iconico del tennis, quello che rappresenta l’essenza di questo sport e che da oggi ha anche il nome di Sinner inciso nella sua placca d’oro.
Una vittoria dal peso epocale, giunta un mese dopo la bruciante sconfitta in semifinale al Roland Garros proprio contro lo spagnolo. Stavolta, sull’erba del Centre Court, il copione si è ribaltato. E il protagonista assoluto è stato lui, il ragazzo di San Candido, che a soli 23 anni conquista il suo quarto titolo Slam, il primo in Europa dopo i due Australian Open e lo US Open vinto nel 2024.
Un trionfo di maturità
L’inizio è stato in salita. Dopo aver preso un vantaggio di 4-2 nel primo set, Sinner ha subito un parziale di quattro giochi consecutivi che ha permesso ad Alcaraz di portare a casa il primo parziale. Ma da lì, l’azzurro ha alzato il livello del suo tennis in modo netto, senza più perdere il servizio per il resto dell’incontro. Ha gestito con freddezza i momenti delicati, ha trovato angoli e profondità con la regolarità di un metronomo e ha saputo imporsi nei game chiave con lucidità e coraggio. Un break per set nei successivi tre parziali è bastato per chiudere i conti, evitando le sofferenze di Parigi, dove quattro match point sprecati gli avevano negato la finale.
Nel quarto set, sul 5-4, la memoria di quella semifinale francese è tornata a farsi viva, ma stavolta l’esito è stato diverso. Sinner ha servito con autorità, chiudendo il match con tre ace consecutivi e un’esultanza misurata ma intensa, specchio del suo carattere: composto, ma consapevole della grandezza del momento.
“Non avrei mai immaginato di giocarmi questo trofeo”
“È davvero un sogno che si realizza. Prima di questa partita non avrei mai pensato di potermi trovare a lottare per questo trofeo, figuriamoci vincerlo”, ha detto Sinner visibilmente emozionato durante la premiazione. “Voglio ringraziare il mio team, la mia famiglia, tutti quelli che mi hanno sostenuto. Siete la mia forza”. Poi un pensiero per il rivale e amico Carlos Alcaraz: “Hai fatto un torneo incredibile. È sempre difficile affrontarti, ma stiamo costruendo qualcosa di speciale: una rivalità intensa, ma anche un bel rapporto fuori dal campo”.
E c’è spazio anche per un tocco di leggerezza: “Grazie a mio fratello che oggi è venuto allo stadio: non c’era la Formula 1, quindi ha potuto esserci. Questo rende tutto ancora più speciale”. Un riferimento scherzoso all’assenza del fratello Marc in occasione della finale di Roma, quando aveva preferito il Gran Premio.
Il peso della sconfitta a Parigi e la forza del riscatto
Nelle parole di Sinner c’è anche il ricordo delle difficoltà superate: “A Parigi è stata dura da digerire. Ma nei tornei importanti bisogna azzerare tutto e ripartire. Questo è uno dei motivi per cui oggi sono qui con questo trofeo tra le mani. Ho servito benissimo nell’ultimo game, ne sono molto fiero. In uno Slam ogni momento può cambiare la partita, ma bisogna restare concentrati”.
Il match, che ha avuto anche un curioso momento di pausa per via di un tappo di Champagne finito in campo, è stato la celebrazione perfetta di ciò che Wimbledon rappresenta: tradizione, eleganza, imprevedibilità. “Solo qui può succedere una cosa del genere. È per questo che è così bello giocare a Wimbledon”, ha commentato Sinner sorridendo.
Un campione per l’Italia
All’uscita dal campo, Sinner ha voluto dedicare la vittoria all’Italia e ai suoi tifosi: “Siete voi a darmi la forza per continuare a migliorare. L’Italia è un Paese che merita tanto. Sono orgoglioso di rappresentarla nel mondo”. E ancora: “Ho intorno a me persone che mi vogliono bene. Avere la mia famiglia qui ha reso tutto più emozionante. Grazie a tutti. Ci vediamo presto in Italia”.
Con questo successo, Sinner consolida il suo primato nel ranking mondiale e conferma il ruolo di ambasciatore del tennis azzurro nel mondo. Un titolo che lo proietta tra i grandi del nostro sport, ma che lui continua a vivere con quella compostezza e dedizione che lo hanno reso il campione che è oggi.
La storia, da oggi, ha un nuovo volto. E parla italiano.
