6 Ottobre 2026, martedì
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“Volevo solo aiutarlo”: il testimone dell’incontro con il piccolo Allen racconta le sue ore da sospettato

Pierluigi Dellano finito sotto indagine dopo aver incontrato il bambino scomparso nei boschi: perquisizioni, interrogatori e accuse sfiorate. Ora la procura valuta l’ipotesi di abbandono di minore.

AGGIORNAMENTO

Un bambino disperso, un incontro fugace, una buona intenzione finita nel mirino degli inquirenti. Pierluigi Dellano, residente in una villa immersa nel verde, si è ritrovato coinvolto in una delle vicende più delicate e discusse degli ultimi giorni: la scomparsa e il ritrovamento del piccolo Allen, il bambino poi individuato nei boschi dopo ore di ricerche e di allarme collettivo.

Dellano è l’uomo che ha incrociato il bambino mentre era già scomparso da casa. Nonostante il suo tentativo – a suo dire – di aiutare il piccolo, è stato inizialmente considerato un potenziale sospetto. “Mi hanno torchiato bene”, ripete ora con amarezza e stanchezza. Lo hanno interrogato a lungo, perquisito la casa, sequestrato l’auto. Il tutto dopo che i cani molecolari, utilizzati dalle forze dell’ordine per seguire le tracce di Allen, si erano fermati proprio davanti al suo cancello. Quel segnale ha fatto scattare una catena di controlli approfonditi.

In un’intervista concessa a La Stampa, Dellano ricostruisce quei momenti con lucidità, ma anche con un’evidente frustrazione: “Il bambino è venuto nella mia villa, sembrava spaesato. L’ho accompagnato fino alla strada, pensavo fosse giusto portarlo dalla polizia. Ma poi si è divincolato ed è fuggito”. L’uomo afferma di non aver compreso subito la gravità della situazione. Solo dopo un paio d’ore – quando ha iniziato a collegare i fatti con le notizie circolate nel frattempo – avrebbe realizzato che il bambino che aveva incrociato era proprio Allen, scomparso da poco.

“Non parlava bene. Mi tirava per mano e diceva ‘papà, papà’. Mi è sembrato subito in difficoltà, come se avesse una forma di autismo. Ma poi è scappato nel verde e l’ho perso di vista”.

Questa la versione fornita da Dellano. Una testimonianza considerata credibile, almeno al momento, dalle autorità inquirenti, che non hanno formulato accuse formali nei suoi confronti. Tuttavia, restano sul tavolo alcuni interrogativi, in particolare riguardo alla sua decisione di non allertare immediatamente le forze dell’ordine dopo aver incontrato un bambino solo e spaesato.

La procura sta valutando se ci siano gli estremi per ipotizzare a suo carico un’accusa di abbandono di minore. Si tratta di un’eventualità ancora allo studio, e non rappresenta al momento una priorità investigativa. Dellano, dopo il ritrovamento del piccolo Allen, è stato infatti formalmente escluso dal novero dei sospettati diretti. Ma la sua posizione resta sotto esame, soprattutto per chiarire il margine di responsabilità – anche solo colposa – nel mancato intervento immediato.

Un dettaglio che ha pesato nelle indagini è la percezione di alcune incongruenze nelle dichiarazioni dell’uomo. In particolare, gli inquirenti hanno rilevato elementi ritenuti inizialmente contraddittori, motivo per cui è stata disposta una perquisizione nella sua abitazione e il sequestro temporaneo del suo veicolo.

“Capisco anche altre persone che si sono trovate in situazioni simili”, ha detto Dellano. Parole che suonano come un riflesso di una vicenda più ampia, in cui chi si ritrova coinvolto suo malgrado può subire un’ondata di sospetti e attenzioni investigative, anche in assenza di prove concrete.

Il piccolo Allen, nel frattempo, è stato ritrovato vivo e in condizioni relativamente buone dopo ore di ricerche che avevano mobilitato forze dell’ordine, volontari e cani da ricerca. Il sollievo per il lieto fine non ha però spento del tutto le polemiche e gli interrogativi su come si sia svolta realmente la sua temporanea scomparsa.

In attesa della relazione finale degli investigatori, la magistratura deciderà se procedere con ulteriori azioni o archiviare definitivamente la posizione di Dellano. Una storia in cui, al di là degli atti giudiziari, resta l’amaro paradosso di un uomo passato da potenziale soccorritore a sospettato, vittima di una concatenazione di eventi che ha messo in luce – ancora una volta – quanto sia sottile, in casi simili, il confine tra aiuto e omessa vigilanza.

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