Un piano di dazi generalizzati tra il 15% e il 20% da parte degli Stati Uniti potrebbe innescare una spirale recessiva per l’economia europea. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), che invita governo e istituzioni europee a prendere posizione contro la deriva protezionistica annunciata da Washington.
“Serve un’azione rapida e coordinata per disinnescare un’escalation che potrebbe mettere a rischio la tenuta dei mercati e la ripresa economica già fragile”, ha dichiarato il vertice dei bancari italiani. Le preoccupazioni dell’ABI si concentrano sull’impatto diretto che nuove barriere doganali avrebbero sui settori strategici del made in Italy, in particolare agroalimentare, moda, meccanica e manifattura avanzata, colonne portanti dell’export italiano verso gli Stati Uniti.
“La politica dei dazi può congelare la ripresa”
Secondo l’analisi dell’ABI, l’introduzione di tariffe su larga scala colpirebbe in pieno le economie europee più esposte all’export, come quella italiana, già provate dall’inflazione, dal costo del denaro e dalla frenata globale della domanda. Il presidente dell’associazione parla esplicitamente di “rischio recessione”, sottolineando come una misura simile avrebbe effetti destabilizzanti su commercio, occupazione e sistema produttivo.
Opposizioni in pressing, ma da Roma e Bruxelles il silenzio
Le parole dell’ABI trovano eco anche nell’opposizione parlamentare: Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e altre forze politiche hanno denunciato pubblicamente la pericolosità della nuova linea americana, criticando il silenzio del governo e l’assenza di una presa di posizione chiara da parte dell’Unione Europea.
“La postura attendista dell’esecutivo è inaccettabile — sostengono le opposizioni — mentre sono in gioco migliaia di posti di lavoro e l’intero equilibrio commerciale dell’Italia. Serve un’iniziativa diplomatica, non il silenzio”.
La posta in gioco: stabilità economica e ruolo geopolitico
La denuncia dell’ABI richiama direttamente il rischio che un’Europa passiva venga travolta da dinamiche imposte altrove. E invita a una risposta non solo tecnica, ma politica. Il timore, condiviso anche da ambienti industriali, è che la marginalizzazione commerciale possa trasformarsi in perdita di competitività e in un progressivo ridimensionamento della presenza europea sui mercati strategici.
Di fronte a scenari di questo tipo, conclude l’ABI, “non è più tempo di dichiarazioni generiche: servono risposte concrete e tempestive. Difendere il commercio significa oggi difendere l’occupazione, la crescita e la coesione sociale”.
