Il benessere dei lavoratori come fondamento della sostenibilità: è da questa convinzione che nasce “Distretti del Vino e della Sicurezza”, il progetto promosso da Equalitas in collaborazione con Luci sul Lavoro, presentato nei giorni scorsi a Montepulciano. Un’iniziativa che parte da un caso concreto — il Consorzio del Vino Nobile — per costruire un modello replicabile in tutta la filiera vitivinicola italiana.
Con oltre 500 consorzi e circa 800.000 addetti, il comparto del vino rappresenta un pilastro dell’agroalimentare nazionale. Ma la qualità, oggi, non può prescindere dalla dignità del lavoro e dalla sicurezza delle persone impiegate nella filiera. È su questo binomio che si fonda il progetto di Equalitas: una sostenibilità integrata, ambientale, economica e sociale.
L’incontro, moderato da Michele Manelli, vicepresidente di Equalitas, ha visto riuniti esponenti delle istituzioni, del mondo accademico, delle organizzazioni sindacali e della rappresentanza produttiva. Tra i partecipanti: Andrea Rossi, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano; Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Equalitas; Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Federdoc; Mirko Borselli, segretario FLAI CGIL Toscana; Pietro Gasparri del Ministero dell’Agricoltura; e i docenti universitari Fabio Berti, Alessandro Innocenti e Marco Marazza.
Il modello Montepulciano
Con oltre 90 imbottigliatori e 2.000 addetti, il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano non è solo uno dei più antichi d’Europa, ma anche uno dei più all’avanguardia: è stato il primo ad adottare lo standard Equalitas, diventando un esempio concreto di come la qualità del prodotto possa andare di pari passo con la qualità delle condizioni lavorative. Un modello di sostenibilità integrata, che ora si candida a diventare riferimento per tutti i distretti del vino italiani.
Il lavoro come leva di produttività
Nel corso del convegno sono stati presentati dati eloquenti: nel 2023 gli infortuni in agricoltura sono stati 26.546, di cui 138 mortali. Il 22% ha riguardato lavoratori stranieri, una quota pari alla loro incidenza sull’intera forza lavoro agricola. Una coincidenza che rivela però una realtà più dura: spesso a questi lavoratori sono affidate le mansioni più rischiose, con tutele contrattuali fragili, barriere linguistiche e un’esposizione maggiore al disagio psicologico.
Di fronte a questo quadro, l’obiettivo di Equalitas è chiaro: mettere la persona al centro, facendo del benessere psico-fisico dei lavoratori la leva principale di produttività per l’impresa e di tenuta per l’intero sistema. “È tempo che i consorzi di tutela si facciano portavoce di un’eccellenza che non si limiti al prodotto — ha sottolineato Ricci Curbastro — ma che diventi anche cultura del lavoro sicuro, rispettoso e dignitoso”.
Strumenti concreti e nuove tecnologie
Il progetto non si limita alla riflessione teorica. Dalla ricerca condotta emergono dati utili per costruire percorsi formativi su misura per le diverse filiere produttive. In prospettiva, si guarda anche alla tecnologia: tra le proposte, l’uso della realtà virtuale come strumento di formazione accessibile e inclusivo, capace di superare le barriere linguistiche e culturali.
Un altro nodo affrontato è stato l’adeguamento delle piccole imprese alla nuova normativa sulla valutazione del rischio, che impone responsabilità sempre più stringenti al datore di lavoro. Analisi puntuali come quella avviata da Equalitas possono offrire un supporto concreto in questa transizione.
Un appuntamento annuale per un impegno continuo
“Distretti del Vino e della Sicurezza” si inserisce all’interno del tavolo permanente “Vino e Lavoro”, un percorso avviato da Equalitas per consolidare una visione della sostenibilità che non sia solo etichetta, ma pratica quotidiana. Un impegno condiviso da tutti gli attori coinvolti, che si sono già dati appuntamento al prossimo anno per proseguire il cammino.
Il vino italiano, insomma, non può limitarsi a raccontare terroir e tradizione. Per restare competitivo e credibile, deve farsi portavoce di una nuova cultura d’impresa, dove la sicurezza non sia un costo, ma un valore. E dove la qualità non sia solo nel bicchiere, ma in ogni fase della filiera.
