L’Italia affronta in queste ore l’apice dell’ondata di calore africano, con temperature che in diverse aree del Paese si avvicinano ai 40-41°C. L’afa intensa ha già avuto conseguenze tragiche: due persone sono morte in Sardegna, una terza a Genova, colte da malori riconducibili al caldo estremo.
In questo scenario climatico sempre più allarmante, l’INPS ha comunicato alle aziende la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria quando le condizioni meteorologiche impediscono lo svolgimento dell’attività lavorativa. In particolare, si potrà fare richiesta quando la temperatura reale o percepita supera i 35 gradi, soglia considerata critica per molte professioni, soprattutto nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura e dei lavori all’aperto.
La misura non è nuova, ma viene riaffermata con forza proprio in questi giorni in cui l’emergenza climatica torna a colpire con violenza. Il rischio per la salute dei lavoratori, infatti, non riguarda solo i valori registrati dai termometri ma anche l’indice di calore percepito, che tiene conto di umidità, esposizione al sole e fatica fisica.
In diverse città italiane sono già attive le allerta rosse diramate dal Ministero della Salute. E il picco dell’ondata di calore è atteso nelle prossime ore, con il Centro-Sud che registrerà le temperature più elevate. Le autorità invitano alla prudenza, soprattutto nelle ore centrali della giornata, e raccomandano di limitare le attività fisiche all’aperto.
Nel frattempo, il tema del lavoro e del caldo estremo torna con forza nell’agenda politica e sindacale, in un Paese che sempre più spesso si trova a dover fronteggiare condizioni climatiche da “zona rossa”. E la cassa integrazione per alte temperature si conferma uno degli strumenti chiave per tutelare la salute dei lavoratori in tempi di emergenza climatica.
