«Contro il silenzio di Giorgia Meloni, noi facciamo rumore». Così Chiara Appendino, parlamentare del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino, ha commentato la sua partecipazione alla manifestazione dei metalmeccanici, in sciopero per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto ormai da un anno.
La protesta, che ha visto la mobilitazione di migliaia di lavoratori, punta a sbloccare una trattativa arenata da mesi. Appendino ha ricordato come lo scorso 28 marzo la ministra del Lavoro Marina Calderone avesse promesso un intervento per facilitare il dialogo tra le parti. «Ma da allora – denuncia – non ha mosso un dito».
Il tema al centro della protesta è il crescente divario tra il costo della vita e salari che da anni non subiscono adeguamenti significativi. «Non riuscire a fare la spesa o a pagare le bollette non è degno di un Paese civile – ha affermato la deputata pentastellata –. Il lavoro povero è una piaga che questo governo si ostina a ignorare».
Appendino ha criticato duramente l’atteggiamento dell’esecutivo, in particolare quello della premier Meloni, accusata di non aver preso posizione in difesa dei lavoratori. «Dal governo arrivano solo silenzio e opposizione alle nostre proposte – ha proseguito –, dal salario minimo al sostegno per chi è in cassa integrazione».
Al centro della critica anche la condizione di crescente precarietà che affligge ampie fasce del mercato del lavoro: contratti a chiamata, part-time involontari, impieghi instabili. «Non si può restare in silenzio davanti a milioni di persone che si spaccano la schiena per stipendi miseri e non arrivano a fine mese, scoprendo magari il venerdì sera se lunedì avranno ancora un impiego».
Appendino ha ribadito l’impegno del Movimento 5 Stelle a fianco dei lavoratori, definendo la loro lotta «una battaglia per la dignità». Una presa di posizione che intende fare da contraltare, anche simbolico, all’assenza di iniziativa che l’opposizione attribuisce al governo sul fronte del lavoro.
