Magenta (MI) – La situazione di crisi all’Ospedale Fornaroli di Magenta è giunta al culmine con le dimissioni di massa di ben otto medici su dieci del reparto di Ginecologia e Ostetricia. Un episodio che, secondo Nicola Di Marco, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Lombardia, è la diretta conseguenza di un grave “ritardo e attendismo” da parte della Regione, che ha ignorato per troppo tempo le segnalazioni dei professionisti in merito a criticità legate alla gestione del reparto e in particolare alla condotta dell’ex Direttore di Struttura.
Una crisi annunciata: le segnalazioni ignorate
Il quadro che emerge dalle dichiarazioni di Di Marco è preoccupante: “Le dimissioni dei medici non sono un fatto isolato, ma il risultato di un’inadeguata gestione da parte dell’Azienda sanitaria (ASST Ovest Milanese) e, soprattutto, della Regione Lombardia”, ha affermato l’esponente pentastellato. Secondo quanto riportato, le segnalazioni relative a comportamenti discutibili dell’ex Direttore del reparto erano già state sollevate dai medici da tempo, ma inizialmente l’azienda non aveva dato seguito alle segnalazioni, ritenendo non rilevanti le problematiche evidenziate.
“Questa mancata risposta – ha aggiunto Di Marco – ha fatto sì che la situazione degenerasse, culminando nelle dimissioni a catena che, oggi, mettono a serio rischio la continuità del servizio offerto ai pazienti, soprattutto in un settore così delicato come quello della ginecologia e ostetricia.”
Un reparto in crisi e la Regione assente
La crisi esplosa all’Ospedale di Magenta ha messo in evidenza l’incapacità di Regione Lombardia e delle autorità sanitarie locali di intervenire tempestivamente. “Mentre la situazione precipitava, la Regione Lombardia cosa ha fatto? È rimasta a guardare, senza prendere provvedimenti adeguati”, ha sottolineato Di Marco. “L’accesso agli atti, che abbiamo richiesto per capire la gestione di questa vicenda, ha svelato l’inerzia dell’amministrazione, che non è intervenuta prontamente.”
Nel tentativo di salvare il reparto, la Direzione sanitaria sta ora cercando di convincere i medici dimissionari a ritirare le loro dimissioni, approfittando del fatto che l’ex Direttore della struttura è stato rimosso e che, almeno in apparenza, i comportamenti oggetto delle prime segnalazioni non si sono più ripetuti.
Nel frattempo, sono stati avviati contatti con altre ASST e sono stati pubblicati bandi per il reclutamento di nuovi medici, ma queste misure tampone, secondo Di Marco, non rappresentano la soluzione definitiva: “La vera risposta alla crisi di Magenta è un piano strutturale di assunzione di personale qualificato. Solo così si potrà porre fine a questa ennesima crisi di gestione nella sanità pubblica lombarda”, ha concluso.
La mala gestione della sanità lombarda
Le parole di Di Marco non sono una critica isolata, ma fanno parte di una serie di contestazioni mosse nei confronti della giunta regionale del centrodestra, accusata di aver abbandonato la sanità pubblica lombarda a se stessa, in balia di disfunzioni e di episodi di cattiva gestione. Il caso di Magenta, infatti, non è il primo segnale di una sanità che sta soffrendo sotto il peso delle inefficienze e della carenza di personale.
“Non possiamo più permettere che la sanità lombarda venga gestita con l’approccio dell’emergenza e dei rimedi tampone. Occorrono soluzioni strutturali che mettano al centro la qualità dei servizi e la sicurezza dei pazienti. In questo caso, come in molti altri, la politica sanitaria del centrodestra ha fallito”, ha dichiarato Di Marco.
In attesa di una risposta concreta da parte della Regione, la vicenda dell’ospedale di Magenta continua ad essere un segnale preoccupante di una sanità in crisi, che necessita urgentemente di interventi seri e tempestivi.
