29 Agosto 2026, sabato
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Crosetto rompe il silenzio: “Israele amico, ma i raid di Netanyahu sono ingiustificati”

Il ministro della Difesa condanna le operazioni militari a Gaza: “Ogni attacco ora è senza logica, si fermino subito le stragi di civili”. E chiede un limite alla solidarietà: “L’amicizia non può essere complicità”

ROMA — “Siamo amici di Israele, come lo è sempre stato ogni governo italiano. Ma l’amicizia non implica il silenzio davanti all’orrore”. Guido Crosetto, ministro della Difesa, sceglie parole nette e inequivocabili per descrivere la deriva militare delle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza. In un’intervista a la Repubblica, rompe il muro della cautela diplomatica che ha finora contraddistinto il governo italiano, e prende le distanze dalle scelte del premier Benjamin Netanyahu: “Le ragioni dell’offensiva a Gaza, dal punto di vista militare, sono terminate da mesi. Oltre quel limite, ogni ulteriore azione non ha giustificazione”.

Una condanna esplicita, quella di Crosetto, che arriva mentre continuano a susseguirsi le notizie di bombardamenti su zone densamente abitate, con vittime civili che ormai si contano a decine di migliaia. “Ogni raid — prosegue — non solo mette in pericolo innocenti, ma alimenta una spirale d’odio che brucia la stessa legittimità d’Israele. È benzina nelle mani di chi vuole distruggerlo”.

Il titolare della Difesa, non nuovo a posizioni fuori dal coro, sottolinea che la reazione israeliana all’attacco di Hamas del 7 ottobre non può trasformarsi in una guerra senza limiti: “Netanyahu continua con una strategia totalmente sbagliata e controproducente. Non è più difesa: è devastazione. E chi è amico non può rimanere in silenzio”.

Parole forti, che rompono un equilibrio verbale mantenuto per mesi da gran parte della diplomazia europea. Ma a queste dichiarazioni — va detto — non hanno ancora fatto seguito azioni concrete. Nessuna sospensione di forniture militari, nessuna pressione significativa nelle sedi internazionali, nessuna iniziativa italiana autonoma per il cessate il fuoco.

Le immagini che giungono da Rafah, Khan Younis e dai campi profughi ridotti in macerie dimostrano che i limiti sono già stati superati da tempo. E se è vero che Israele resta un alleato, è altrettanto vero che l’amicizia non può tradursi in complicità silenziosa. Non basta alzare la voce se poi si resta fermi. Perché un vero amico, quando vede l’altro perdere il senso del limite e infliggere sofferenze indicibili a decine di migliaia di civili innocenti, non aspetta che la conta arrivi a 50, 70 o 100 mila morti. Interviene. Lo dice, sì, ma soprattutto lo dimostra. E finora, troppo spesso, sono rimaste soltanto parole.

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