16 Agosto 2026, domenica
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Meloni, minacce alla figlia: “Odio oscuro, la politica si unisca contro questo clima”

Una frase agghiacciante rivolta alla figlia della premier ha suscitato un’ondata di condanna bipartisan. Un gesto ignobile compiuto da una singola persona, non da un movimento o schieramento politico, che impone una riflessione sul clima d’odio sempre più radicalizzato

Una minaccia sconcertante, che ha travolto non solo la sfera privata di Giorgia Meloni, ma anche il senso stesso del confronto democratico. Un utente, identificato come un presunto dipendente del Ministero dell’Istruzione, ha scritto un post in cui augura alla figlia della presidente del Consiglio “la sorte della ragazza di Afragola”, ovvero Martina Carbonaro, la giovane uccisa dal fidanzato in un tragico caso di femminicidio.

La reazione della premier non si è fatta attendere: “Questo non è scontro politico. Non è nemmeno rabbia. È qualcosa di più oscuro, che racconta un clima malato, un odio ideologico, in cui tutto sembra lecito, anche augurare la morte a un figlio per colpire un genitore”, ha scritto Meloni in un lungo post su Facebook. “È contro questo clima violento che la politica, tutta, dovrebbe sapersi unire. Perché esistono confini che non devono essere superati mai. E difenderli è una responsabilità che va oltre ogni appartenenza”.

Il commento ha scatenato una valanga di reazioni, accomunate da un sentimento di riprovazione e vicinanza. A partire dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Mi sembra veramente incredibile. Prendersela con una bambina è da vigliacchi. Lo dico da padre e da nonno: sono inorridito dal solo fatto che qualcuno possa aver pensato una cosa del genere. La mia solidarietà alla presidente Meloni e alla sua famiglia”.

Sulla stessa linea Piero Fassino, deputato del Partito Democratico: “Soltanto una immensa miseria umana può indurre qualche sciagurato ad augurare a Ginevra, la figlia della premier, di subire il martirio di Martina. Esecrazione e solidarietà a Ginevra e alla sua mamma”, ha scritto su X.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha invece puntato il dito contro il clima politico incandescente che, secondo lui, alimenta simili derive: “Una frase incommentabile e inaccettabile. C’è chi arma la mano — in questo caso la tastiera — di persone squilibrate. E lo fa usando ogni giorno toni di odio, insulto, diffamazione, scientifica semina di falsità. È ora di fermarsi”.

Anche da Italia Viva è arrivata una ferma condanna: “Lo scontro politico non può e non deve mai lasciare spazio all’odio, soprattutto se rivolto ai familiari. In questo caso addirittura una bambina”, hanno dichiarato in una nota congiunta Maria Elena Boschi e Raffaella Paita. “Chi ha scritto parole così gravi e orribili, che richiamano un femminicidio, deve essere individuato al più presto dalle autorità competenti”.

Il gesto, unanimemente condannato, è il prodotto di una singola mente disturbata, non l’espressione di un movimento politico o ideologico. Ascriverlo a una parte o strumentalizzarlo rischia di offuscare una verità semplice e pericolosa: l’odio, quando supera il limite del confronto, non è più politica. È disumanità. E la responsabilità collettiva è quella di impedirgli di diventare linguaggio comune.

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