2 Luglio 2026, giovedì
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Sudafrica nel mirino di Trump: “Violenza contro i bianchi, Ramaphosa complice del silenzio”

Il presidente degli Stati Uniti accusa il leader sudafricano di ignorare le aggressioni ai danni degli agricoltori bianchi. Pretoria smentisce: "Manipolazione politica, la nostra è una democrazia inclusiva"

In un nuovo attacco che ha sollevato forti polemiche a livello internazionale, Donald Trump ha puntato il dito contro il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, accusandolo apertamente di non intervenire contro le violenze perpetrate ai danni degli agricoltori bianchi in Sudafrica. L’ex presidente americano ha dichiarato: “In Sudafrica stanno espropriando le terre dei contadini bianchi. Vengono aggrediti, uccisi, e il governo non fa assolutamente nulla per proteggerli”.

Le parole di Trump hanno avuto un’eco immediata, rievocando una retorica già impiegata durante il suo mandato, quando nel 2018 sollevò lo stesso tema, suscitando all’epoca reazioni diplomatiche tese tra Washington e Pretoria.

La replica del presidente Ramaphosa non si è fatta attendere. Il capo di Stato sudafricano ha definito le affermazioni di Trump “infondatissime e pericolose”, sottolineando che la narrazione proposta dall’ex presidente statunitense distorce profondamente la realtà sudafricana. “Gli episodi di violenza nelle aree rurali esistono, ma sono il risultato di una criminalità diffusa che colpisce indistintamente. Parlare di persecuzione razziale contro i bianchi è fuorviante e alimenta una propaganda tossica. Questi atti sono opera di una frangia marginale di estremisti, non certo della nostra politica nazionale”, ha precisato Ramaphosa.

In Sudafrica, il dibattito sulla redistribuzione delle terre rimane uno dei temi più delicati e divisivi. Dopo decenni di apartheid, la questione agraria rappresenta una ferita ancora aperta. Il governo sudafricano ha effettivamente avviato negli ultimi anni un programma di riforma agraria con l’obiettivo di riequilibrare la distribuzione delle terre, storicamente in mano alla minoranza bianca. Tuttavia, Pretoria ha sempre ribadito che queste politiche non devono mai sfociare nella violenza né nell’espropriazione arbitraria.

Le dichiarazioni di Trump rischiano ora di riaccendere le tensioni razziali e politiche in un Paese che sta cercando faticosamente di sanare le cicatrici del proprio passato coloniale e segregazionista. Allo stesso tempo, l’intervento dell’ex presidente americano si inserisce in un clima pre-elettorale sempre più acceso negli Stati Uniti, dove le dichiarazioni forti e polarizzanti restano uno dei tratti distintivi della sua comunicazione politica.

Il Dipartimento degli Affari Esteri sudafricano ha convocato l’ambasciatore statunitense per chiedere chiarimenti, mentre diversi osservatori internazionali hanno invitato alla prudenza, sottolineando la necessità di affidarsi a dati verificati e non a narrazioni ideologiche. In una fase storica in cui la democrazia sudafricana è ancora in evoluzione, l’equilibrio tra giustizia sociale e coesione nazionale resta una sfida quanto mai cruciale.

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