ROMA – Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la controversa legge approvata dalla Provincia autonoma di Trento che consente al presidente della giunta provinciale di candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Una scelta che ha diviso l’esecutivo e che si è materializzata al termine di un acceso confronto politico, culminato con il voto contrario dei ministri della Lega.
Il provvedimento trentino, che mirava a modificare il limite attuale dei due mandati consecutivi per i presidenti delle Province autonome, ha immediatamente sollevato interrogativi costituzionali a Roma. La maggioranza si è trovata spaccata: da una parte i ministri più legati al rispetto delle competenze statali, dall’altra i leghisti, tradizionalmente a difesa dell’autonomia locale.
Tra gli interventi più significativi durante la riunione di governo, quello del ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, e del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Proprio Calderoli, esponente storico della Lega e garante delle istanze autonomiste, si è trovato in una posizione delicata, stretto tra il rispetto della Carta costituzionale e la difesa delle autonomie locali.
Zaia rompe gli indugi: “Difficile dar torto al Trentino”
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che – pur non lesinando critiche alla scelta dell’esecutivo – ha difeso il principio di autodeterminazione delle autonomie speciali: “Sono convinto che la Corte costituzionale avrebbe non poche difficoltà a dare torto al Trentino. Tifo per Fugatti e Fedriga non per amicizia, ma perché difendono un principio sacrosanto: la libertà delle autonomie”.
Zaia ha ribadito che, nel contesto di un’autonomia rafforzata come quella delle Province di Trento e Bolzano, è legittimo che le istituzioni locali possano decidere in piena autonomia sulle regole relative ai mandati dei propri presidenti. “Se sei Regione a statuto speciale o addirittura Provincia autonoma, è giusto che quelle prerogative vengano tutelate fino in fondo”, ha concluso.
La partita si sposta alla Consulta
Ora sarà la Corte costituzionale a dirimere la controversia, stabilendo se la legge trentina rappresenti una forzatura rispetto ai principi nazionali in materia di ordinamento delle autonomie o se, al contrario, rientri pienamente nelle prerogative conferite dalla speciale autonomia statutaria. Nel frattempo, il caso diventa un nuovo banco di prova per l’equilibrio interno della maggioranza di governo, con la Lega sempre più proiettata nel ruolo di custode delle autonomie differenziate.
