Una protesta diffusa, simultanea, simbolica. Questa mattina alle 11.30, il Partito Democratico ha organizzato sit-in in tutta Italia davanti alle sedi della Rai, denunciando il silenzio assordante del servizio pubblico sul referendum dell’8 e 9 giugno. Un blackout informativo che, secondo i Dem, non è frutto del caso, ma di una precisa strategia del Governo Meloni per disincentivare la partecipazione al voto, temendo il raggiungimento del quorum.
“Chi ha paura della democrazia cerca di spegnerla”, afferma con fermezza Sandro Ruotolo, responsabile Informazione della segreteria nazionale del Pd. “È inaccettabile che la Rai, finanziata dal canone dei cittadini, abdichi al suo ruolo di garante del pluralismo per piegarsi alle logiche di Palazzo Chigi. Il servizio pubblico ha il dovere di informare, non di censurare.”
Nel mirino dei democratici c’è quella che definiscono senza mezzi termini “TeleMeloni”, un sistema mediatico sempre più allineato al potere esecutivo e sempre meno fedele alla missione istituzionale di trasparenza e imparzialità. Da qui l’appello a una riforma radicale della governance Rai, per sottrarla alle interferenze politiche e restituirle autonomia editoriale e credibilità.
L’urgenza di un intervento strutturale si intreccia anche con le scadenze europee: l’8 agosto entrerà in vigore il Media Freedom Act, il regolamento Ue che stabilisce criteri rigorosi per garantire l’indipendenza dei media pubblici. “Il Governo e il Parlamento non possono continuare a fare finta di niente – incalza Ruotolo –. Serve una riforma vera, che trasformi la Rai in una casa di vetro, al servizio dei cittadini e non del potere politico di turno.”
Il Partito Democratico, che punta i riflettori sul “vergognoso tentativo di sabotare la partecipazione democratica”, invita gli italiani a non cedere all’indifferenza e a recarsi alle urne. “Il voto è uno strumento di libertà – conclude Ruotolo –. E ogni tentativo di oscurarlo è un attacco diretto alla nostra democrazia.”
