Industria italiana, crisi senza fine: da 26 mesi la produzione cala. Ma per il governo va tutto bene.
Ventisei mesi consecutivi di calo nella produzione industriale. Oltre due anni ininterrotti in cui l’Italia, mese dopo mese, produce sempre meno. Un dato che dovrebbe scuotere ogni governo, allertare ogni ministro, orientare ogni strategia economica. E invece, dal governo Meloni arrivano sorrisi rassicuranti, slogan trionfali e messaggi autocelebrativi. Come se nulla stesse accadendo.
A lanciare l’allarme è Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che non usa mezzi termini: “Da più di due anni l’Italia produce sempre meno. È un declino costante e devastante. Dietro a questi numeri ci sono aziende che chiudono, posti di lavoro che svaniscono, operai in cassa integrazione, interi distretti produttivi che si spengono. Ci sono competenze che si perdono, giovani che scappano, famiglie che non ce la fanno più”.
Appendino accusa il governo Meloni di negare l’evidenza e di non avere una visione strategica per il rilancio dell’economia: “Tra un video propagandistico e una passerella istituzionale, Meloni si presenta come salvatrice della patria mentre il Paese reale sprofonda. Sta smantellando, pezzo dopo pezzo, uno dei nostri patrimoni più importanti: l’industria italiana. Nessuna strategia, nessuna visione. La verità è che Giorgia Meloni non sta governando il Paese: lo sta consumando”.
Il declino produttivo, sottolinea Appendino, non è un dato astratto: è un’emorragia di competenze, un esodo di giovani qualificati, una crisi che spezza famiglie e desertifica territori. È l’impoverimento strutturale di un sistema che, se non invertito, rischia di compromettere in modo irreversibile la tenuta economica e sociale del Paese.
Mentre il sistema industriale implora investimenti mirati e un piano organico di rilancio, da Palazzo Chigi – secondo la vicepresidente M5S – si preferisce offrire “narrazioni rassicuranti, video patinati e una comunicazione ossessiva che però non si traduce in governo reale”.
L’appello è chiaro: serve un cambio di passo. Serve il coraggio di guardare in faccia la crisi e affrontarla con serietà, competenza e senso del futuro. Perché – conclude Appendino – “il ‘va tutto bene’ non basta più. E perché l’Italia produttiva non può essere abbandonata all’inesorabile logica del declino”.
