Alfredo D’Attorre, responsabile Università della segreteria del Partito Democratico, ha lanciato una dura critica alla maggioranza di governo, accusandola di trattare l’Università italiana come un semplice strumento di propaganda, mentre di fatto continua a portare avanti tagli reali e misure insufficienti. Secondo D’Attorre, l’attuale esecutivo non solo non ha messo in campo una riforma seria per l’accesso ai corsi di Medicina, ma ha “finto” di abolire il numero chiuso, creando confusione e incertezze per studenti e famiglie.
“Questa maggioranza ha approvato una finta abolizione del numero chiuso”, ha dichiarato D’Attorre, sottolineando che, contrariamente a quanto annunciato, il numero chiuso è ancora in vigore. “Quello che è stato realmente abolito, invece, è il primo semestre in presenza, che sarà tenuto esclusivamente online per tutti. Ma nessuno sa ancora come verrà strutturata la selezione successiva, quella che deciderà chi potrà realmente accedere ai corsi in presenza”. Un quadro che lascia molti studenti nel limbo, costringendoli a perdere, di fatto, un intero anno accademico, senza certezze sul loro futuro.
Il dirigente del PD ha poi puntato il dito contro la possibile crescita delle Università telematiche private, che, a suo avviso, potrebbero trarre vantaggio da questa situazione, aprendo nuove opportunità di profitto dopo i “regali” già concessi dal governo con il decreto-Bandecchi. Tuttavia, secondo D’Attorre, nessun vero progresso è stato fatto per garantire una formazione universitaria di qualità per tutti, con i tagli e la confusione normativa che, piuttosto, danneggiano milioni di studenti.
“Non festeggiano certo gli studenti e le loro famiglie, che sono ancora completamente all’oscuro su come si svolgerà la selezione dell’anno prossimo”, ha concluso, ribadendo l’importanza di una riforma vera e strutturata del sistema universitario, che dia certezze agli studenti e rispetti le reali necessità del paese. La critica di D’Attorre si inserisce in un contesto di crescente malcontento per le politiche educative del governo, che continuano a sollevare dubbi su come l’Italia affronti il tema dell’istruzione superiore e del futuro delle nuove generazioni.
