Non è soltanto una commemorazione, ma un atto di coscienza collettiva. Nel ricordare la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella restituisce al Paese il peso vivo di una ferita che non appartiene solo al passato, ma continua a interrogare il presente.
Quel tragico evento — inciso indelebilmente nella storia repubblicana — rappresenta ancora oggi un punto di non ritorno nella memoria nazionale. Il Capo dello Stato richiama il “segno profondo” lasciato da una violenza cieca e brutale, che colpì vittime innocenti senza distinzione: donne, uomini, bambini. Un dolore che non si è mai esaurito, ma che si rinnova ad ogni anniversario, insieme alla partecipazione commossa per i familiari e allo sgomento per la devastazione inflitta al cuore civile di Bologna e dell’intero Paese.
Le parole di Mattarella non si limitano al ricordo, ma si trasformano in un monito. La memoria della strage diventa responsabilità condivisa, soprattutto per le nuove generazioni, chiamate a comprendere il significato profondo di quella pagina oscura. È proprio in questa consapevolezza che si radica l’impegno a difendere e rafforzare i principi fondamentali della convivenza democratica.
Libertà, giustizia, democrazia: valori che la strategia neofascista del terrore tentò di abbattere, e che oggi più che mai devono essere riaffermati con determinazione. La memoria, dunque, non come esercizio retorico, ma come presidio attivo contro ogni forma di violenza eversiva.
Nel silenzio raccolto della commemorazione, emerge così una verità essenziale: ricordare Bologna significa scegliere, ogni giorno, da che parte stare.

