3 Luglio 2026, venerdì
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Memoria e Dignità: Mattarella Condanna gli Atti Vandalici sui Simboli delle Foibe

Il Presidente della Repubblica celebra il Giorno del Ricordo e ammonisce: "Nessuna provocazione può cancellare la verità storica"

In un discorso vibrante e carico di significato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha commemorato al Quirinale il Giorno del Ricordo, una solenne occasione per onorare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Le sue parole, ferme e incisive, hanno rappresentato una risposta decisa agli atti vandalici perpetrati negli ultimi giorni contro simboli e monumenti dedicati a questa tragica pagina della storia italiana.

“Nessuna squallida provocazione può ridurne il ricordo”, ha dichiarato Mattarella, sottolineando come tali gesti non scalfiscano il dovere della memoria collettiva. “Di quella stagione, segnata da una lunga scia di uccisioni, arresti, torture, saccheggi e sparizioni, le foibe restano il simbolo più cupo e doloroso”, ha aggiunto il Capo dello Stato, riaffermando l’importanza di un ricordo che non sia solo formale, ma radicato nella coscienza nazionale.

Mattarella ha poi evidenziato come, per troppo tempo, le parole “foiba” e “infoibare” siano state sinonimo di oblio e rimozione storica. “Troppo a lungo si è tentato di nascondere e minimizzare questa tragedia. Oggi, invece, il nostro dovere è quello di preservare e onorare la memoria delle vittime, senza lasciare spazio a revisionismi o mistificazioni”.

Il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004, rappresenta un monito alla pacificazione e alla riconciliazione, valori che il Presidente ha voluto ribadire con forza. “Ricordare significa anche costruire un futuro in cui l’odio e la violenza non abbiano più cittadinanza. L’Italia non può permettersi di dimenticare”.

Un messaggio, quello di Mattarella, che va oltre la condanna degli atti vandalici e si pone come richiamo alla responsabilità storica e morale di un intero Paese. Perché la memoria, come ha ricordato il Presidente, non è solo un dovere, ma un fondamento imprescindibile per la dignità di una nazione.

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