3 Luglio 2026, venerdì
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Vile attacco alla memoria: la Foiba di Basovizza vandalizzata alla vigilia del Giorno del Ricordo

A soli due giorni dal Giorno del Ricordo, la Foiba di Basovizza, simbolo delle tragiche vicende del confine orientale, è stata oggetto di un atto vandalico che ha suscitato sdegno e indignazione.

Tre scritte in lingua slava sono apparse nel complesso commemorativo, tra cui “Trst je naš” (“Trieste è nostra”) e “Trieste è un pozzo”. Un gesto dal forte valore simbolico, che riapre dolorose ferite storiche e rischia di alimentare nuove tensioni.

Il gesto e l’intervento immediato

Questa mattina, poco prima delle 10, gli operatori addetti alla manutenzione del sito sono giunti sul posto per avviare la rimozione delle scritte, ripristinando il decoro del luogo di memoria. L’episodio si è verificato alla vigilia di una cerimonia ufficiale prevista proprio a Basovizza, alla quale lunedì prenderà parte anche la sottosegretaria alla Pubblica Istruzione, Paola Frassinetti. Un tempismo che appare tutt’altro che casuale e che accende i riflettori sull’importanza di proteggere il valore storico e simbolico del monumento.

Reazioni politiche e istituzionali

L’episodio ha suscitato dure reazioni da parte del mondo politico. Il deputato di Fratelli d’Italia, Emanuele Loperfido, ha condannato fermamente l’accaduto, definendolo “inquietante e vergognoso”. “Vedere la Foiba di Basovizza imbrattata con scritte agghiaccianti, con il tristemente noto colore rosso sangue che richiama l’occupazione titina, inneggianti ‘Trieste è nostra’, è un insulto alla memoria delle vittime”, ha dichiarato il parlamentare.

Attraverso un post corredato dalla foto del monumento deturpato, Loperfido ha evidenziato come questo atto vandalico, a pochi giorni dal 10 febbraio, non sia solo un’offesa alle vittime delle foibe, ma anche un preoccupante segnale di come certe ideologie di odio e divisione trovino ancora terreno fertile tra nuove generazioni che non hanno vissuto quei tragici eventi.

Memoria e condanna dell’odio

L’auspicio unanime è che le indagini portino rapidamente all’individuazione dei responsabili, garantendo giustizia. Tuttavia, oltre alla doverosa azione repressiva, le istituzioni sono chiamate a un compito ancora più importante: condannare con fermezza ogni forma di intolleranza e lavorare per estirpare ogni residuo di odio e violenza politica. “La memoria va difesa, i martiri delle foibe rispettati e onorati, non vilipesi”, ha sottolineato Loperfido.

Solo attraverso il rispetto della verità storica e la promozione di una civile convivenza sarà possibile costruire un futuro in cui episodi del genere non trovino più spazio nella nostra società.

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