6 Febbraio 2023, lunedì
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Allarme Hikikomori, anche in Italia

A cura di Di Mambro Dolores Docente/Pedagogista

Con il termine hikikomori si tende a descrivere una sindrome che colpisce soprattutto i giovani. Termine giapponese che deriva dal verbo hiku (tirare dentro) e komouro (ritirarsi), isolarsi stare in disparte.

Fenomeno caratterizzato da un vero e proprio ritiro sociale dal mondo reale una reclusione dal mondo esterno, con un rifiuto totale per ogni forma di relazione reale. Non vi è interesse per attività esterne, stile di vita centrato all’interno delle mura domestiche, senza nessun accesso a contesti esterni, poiché la vita dei giovani hikikomori avviene solo ed esclusivamente attraverso internet, utilizzo di chat, social network, smart-phone e videogame.

Trova le sue fondamenta nella società giapponese, riconosciuta come sindrome nel 1998, ma sfortunatamente il fenomeno si è diffuso anche in Europa,in tutti i paesi economicamente sviluppati. Attualmente in Giappone ci sono oltre 500.000 casi accertati e anche in Occidente si sono registrati in modo frequente casi assimilabili a questa patologia.

In Italia a seguito della pandemia che ha estremizzato il problema, il fenomeno sta aumentando, dato che si è avuto un determinante uso dei social network, soprattutto da parte dei giovani per contrastare la solitudine e limitare il ritiro sociale.  

Le cause dell’hikikomori sono spesso dovute al forte disagio all’interno del contesto familiare e sociale, interdipendenza tra genitori e figli, severità del sistema educativo scolastico, essere vittima di forme gravi di bullismo. Principi che portano ad una crescente difficoltà e demotivazione dei giovani nel confrontarsi con la vita sociale.

I più colpiti i maschi dai 14 anni ai 30 anni, nei quali gioca un ruolo fondamentale la fragilità tipica di questa età il senso di non sentirsi all’altezza, il timore di essere giudicati. Una crescente demotivazione nel confrontarsi con la vita sociale, un rifiuto della stessa.

L’isolamento sociale autoindotto può essere accompagnato dalla presenza di ulteriori sintomi antropofobia (paura delle persone e contatti sociali), automisofobia, agorafobia, manie di persecuzione, disturbi ossessivi compulsivi, comportamenti regressivi, apatia, letargia.

Una sindrome Hkikomori è diagnosticabile in persone che hanno trascorso almeno sei mesi i una condizione di isolamento sociale,di ritiro da ogni attività scolastica/lavorativa senza alcuna relazione familiare.

Le modalità terapeutiche spesso tentate sono la psicoterapia individuale, familiare, la psicoeducazione e in determinati casi la farmacoterapia.

L’universo simbolico della “stanza chiusa può assumere significati contrapposti. O luogo di rifugio e quindi una sorta di isola protetta o luogo di “prigionia”. Occorre sostenere e supportare il giovane a trovare la strada giusta per aprire la porta della loro stanza interiore, invitarli ad uscire per aprirsi al mondo.

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