1 Ottobre 2022, sabato
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Senatore Francesco Urraro: ”Le principali criticità nel settore Giustizia da sempre sono connesse alle carenze di risorse”

A cura di Ionela Polinciuc

L’Italia è il paese europeo dove i processi durano di più mentre il conflitto tra magistratura e politica ha raggiunto livelli mai visti. “Fare giustizia” significa risolvere i conflitti che insorgono tra le persone, secondo i principi della legge e del diritto, attraverso l’intervento di un terzo che giudichi al di sopra delle parti. Detto così funziona egregiamente, ma in concreto cosa succede realmente? Perché la macchina della giustizia è così lenta nel nostro Paese?Al riguardo, abbiamo intervistato il Senatore Francesco Urraro.

Senatore, perché la giustizia in Italia è così lenta e costosa?
Le principali criticità nel settore Giustizia da sempre sono connesse alle carenze di risorse, ai sottodimensionamenti di magistrati e di personale amministrativo. Di recente però il sistema giustizia è stato guidato in larga misura dai due fattori di contesto che hanno dominato in tutto il “sistema paese”:a. la pandemiab. la pianificazione PNRR e la sua prima attuazione.Due elementi che da un lato hanno posto continui imprevisti, sfide e problemi, ma dall’altro hanno anche offerto una serie di opportunità e di spinte al cambiamento.

Cosa ne pensa della decisione che ha dovuto prendere in presidente Del tribunale di Roma sospendendo le udienze dal 15 ottobre per 6 mesi?
Emergenze di oggi e piani per il futuro, due distinti e congiunti livelli d’azione di questi mesi.Mentre l’emergenza sanitaria premeva, con tutte le sue  criticità, abbiamo messo a punto progetti e riforme strutturali a lungo termine, connessi agli obiettivi e alle opportunità offerte dal piano nazionale di ripresa e resilienza, in modo da avviare il nostro sistema giustizia verso le grandi linee di modernizzazione concordate con le istituzioni europee.Come sappiamo, abbiamo l’impegno di ridurre del 40% il tempo medio di durata dei procedimenti del civile; e del 25% per il penale entro un arco temporale di cinque anni. Questo è stato il punto di accordo dopo settimane di trattative con Bruxelles.Ad oggi, possiamo senza dubbio dire di aver conseguito – e invero superato – gli obiettivi previsti per il 31 dicembre 2021, che annoverano l’approvazione delle leggi di delega in materia di processo civile e di processo penale; la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm; gli interventi in tema di insolvenza e l’avvio del reclutamento per l’Ufficio per il Processo.

Ma è giusto che sia stato il Presidente Reali a prendere il provvedimento, oppure doveva intervenire il Parlamento? 
Sulla grave carenza di organico anche al Tribunale di Roma già da tempo le rappresentanze istituzionali degli avvocati hanno inviato una lettera al ministro della Giustizia in seguito al documento firmato dal presidente del Tribunale, nella quale sottolineano i numeri «incriminati» del palazzo di Giustizia: assenza di oltre 50 magistrati togati, di 95 giudici onorari e del personale amministrativo, la cui pianta organica dovrebbe attestarsi intorno alle 1205 unità, mentre può contare solo su 802 lavoratori, di cui 87 distaccati o fuori ruolo. Il tutto senza contare gli uffici del giudice di pace, dove su 210 giudici onorari se ne contano appena 62, mentre gli amministrativi sono 87 a fronte dei 128 che dovrebbero essere in servizio. Quello del Tribunale di Roma è sicuramente un provvedimento inedito anche se deve essere vagliato sia dal Consiglio giudiziario di Roma che dal Csm. La decisione certifica una situazione drammatica anche se i dubbi persistono sull’efficacia perché risulta difficile che in sei mesi vengano assunti tutti i magistrati richiesti e necessari a Roma.

Secondo Lei, quale sarebbe la soluzione migliore da adottare con urgenza?
Dalle misure emergenziali e attraverso le riforme strutturali possiamo uscire da questa situazione pian piano , anche nel cogliere le opportunità nella situazione di crisi in cui la pandemia ci ha posti, valutando quali misure, anche tra quelle imposte dalla contingenza, potranno tradursi in ulteriori modifiche strutturali.Si pensi ad esempio alle nuove modalità di svolgimento delle udienze (sia civili che penali) e, più in generale, all’accelerazione della transizione digitale nei palazzi di giustizia e negli istituti penitenziari.È in questa prospettiva, del resto, che deve essere colto il significato delle riforme prospettate con il PNRR anche per la giustizia. All’Italia non si chiedono interventi tampone destinati a esaurirsi nell’orizzonte temporale del Piano, ma uno sforzo preordinato ad un miglioramento definitivo.

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