25 Settembre 2021, sabato
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Startup e big company successo assicurato

a cura di Giuseppe Catapano

L’indagine, condotta nel mese di aprile, ha coinvolto oltre 80 startup italiane e un panel rilevante di manager di grandi aziende nazionali e internazionali

Le startup vedono nelle big company dei partner capaci di semplificare l’accesso ai finanziamenti (75%) ma anche di garantire un ritorno d’immagine positivo (90%)

Alessio Botta: “Un’occasione unica per la creazione di unicorni a livello globale che possano competere con le realtà provenienti dagli Stati Uniti e dall’Asia”Sebbene il 36% delle startup attive a livello globale abbia origine in Europa, tale percentuale scivola al 14% quando si parla di unicorni. Un contesto di difficoltà che innesta le proprie radici sulla frammentazione del mercato, le barriere ai finanziamenti e una scarsa disponibilità dei talenti, allontanati da quella che viene considerata una scelta professionale piuttosto rischiosa. Ma che potrebbe trovare risposta in un nuovo (o ampliato) orizzonte di collaborazione con le grandi aziende.Secondo uno studio di McKinsey & Company condotto in collaborazione con B Heroes (ecosistema di iniziative a supporto della crescita dei nuovi business innovativi italiani), il 75% delle startup italiane vede nelle big company dei partner capaci di semplificare l’accesso ai finanziamenti, accelerare l’ingresso nel mercato degli utenti finali (88%) e offrire un ritorno d’immagine positivo (90%). Consce di questi potenziali benefici, il 70% dichiara di aver cercato proattivamente il sostegno di una grande azienda, mentre solo il 30% rivela un approccio reattivo dopo essere stata intercettata da venture capital, aziende o centri di innovazione a essa interessati. Nel primo caso, il canale preferenziale per individuare il proprio partner è rappresentato dalle conoscenze personali (78%), seguito dalla partecipazione a eventi di settore (58%) e dall’accesso a piattaforme online (49%). Non manca anche chi punta su centri di innovazione (38%), conferenze (37%), fiere di settore (34%) e tavole rotonde (28%).
Partnership, tra l’altro, che si rivelano “win-win” per gli attori in gioco. Anche le società di grandi dimensioni, infatti, trarrebbero vantaggio dal serbatoio di talenti, idee ed energie delle startup, con l’obiettivo di innescare un cambiamento culturale al loro interno entrando in contatto con nuove modalità di lavoro. Ma sebbene in più dell’80% dei casi startup e grandi aziende si dichiarino soddisfatte delle partnership costruite, solo il 41% delle prime collabora con più di due aziende, il 24% con una o due aziende e il 35% non ha stretto ancora alcun tipo di accordo.

Come si legge nel rapporto, poche sono le società in grado di “identificare gli ingredienti del successo” e “instaurare un modello di interazione efficace per entrambe, realizzabile su larga scala e sostenibile nel tempo”. Ma quale strada intraprendere allora? Secondo McKinsey e B Heroes, sono quattro i percorsi da considerare. Innanzitutto, focalizzarsi sul ruolo della leadership, indispensabile per una collaborazione proficua; il top management, per primo, “deve agire da traino dell’innovazione per attrarre startup e, allo stesso tempo, trasmettere a tutti i livelli dell’organizzazione il valore della trasformazione e della digitalizzazione”, osservano i ricercatori. Poi, l’innovazione deve essere integrata nella cultura aziendale. Lo sviluppo delle collaborazioni deve avvenire in maniera rapida, attraverso percorsi che permettano di fare scouting e individuare le idee più promettenti sulla base degli specifici obiettivi dell’impresa. E, infine, è imprescindibile rispettare l’identità delle startup, affinché non perdano la propria value proposition e il proprio target di mercato.

Secondo Alessio Botta, senior partner di McKinsey e autore dello studio, le startup “rappresentano un punto di forza per tutto il tessuto industriale europeo, uno strumento strategico per lo sviluppo economico in un’area che, naturalmente e storicamente, è incline alla collaborazione, alla contaminazione di idee e all’innovazione tecnologica”. Una partnership efficace tra mondo corporate e startup, aggiunge, con riferimento soprattutto a quelle attive nel settore B2B, rappresenta “un’occasione unica per la creazione di unicorni a livello globale che possano competere con le realtà provenienti dagli Stati Uniti e dall’Asia”.

“Le partnership tra aziende e startup sono portatrici di vantaggi per entrambe le parti, ma è necessario lavorare sui fattori culturali, promuovendo contaminazioni positive che riconoscano e siano rispettose delle diverse identità: da un lato, le imprese devono allineare il proprio contesto organizzativo, in termini di processi e tempi, per lavorare con le startup; dall’altro, le startup devono imparare a comprendere il linguaggio del business e dei loro interlocutori, i processi decisionali e di governance”, conclude Laura Prinzi, managing director di B Heroes.

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