24 Novembre 2020, martedì
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Aumenta l’abbandono di neonati, un disagio senza confini

Ogni anno circa tremila neonati sono abbandonati da chi li ha portati in grembo per nove mesi o da loro complici, quasi come a tornare nel Medioevo. L’abbandono è uno dei più gravi attentati alla vita, una vita che con la nascita avrebbe avuto un futuro davanti e invece si ritrova gettata tra i rifiuti, dentro ai cassonetti, davanti le canoniche e solo ai più fortunati con il tempestivo ritrovamento il destino riserva una seconda chances. Non si può giudicare né conoscere i motivi che spingano una madre a rifiutare il piccolo, scelta dolorosa e devastante in ogni caso. Ciò che fa male ed è inaccettabile è che questi piccoli esserini vengano trattati alla stregua di roba vecchia anziché essere consegnati nelle braccia di chi potrebbe proteggerli. Eppure la legge ha previsto il parto in anonimato in ospedale che tutela sia la vita della mamma sia quella del neonato, garantendo di non essere perseguite se decidono di non riconoscere il figlio. Regalando, così, al neonato il diritto a ricevere amore da una famiglia. Ma lo stupore è che oggi per evitare gravidanze indesiderate basterebbe ricorrere a misure contraccettive, perché l’abbandono, l’infanticidio, l aborto non sono misure anticoncezionali. Le possibili cause che portano ad optare per l’abbandono neonatale possono ravvisarsi nella clandestinità dei genitori che rischiano di essere scoperti e rimpatriati, dalle condizioni socio economiche disagiate. Cosi ché nel 2006 presso il “Policlinico Casilino” di Roma è stata ripristinata la ruota degli esposti, in forma più avanzata, fornendo in tal modo assistenza e soccorso ai neonati e garantendo riservatezza e anonimato alle madri che per ignoranza o altro non vogliono affidarsi alle garanzie offerte dalla legge. Occorre, però, fermarsi e chiedersi cosa può spingere una donna/madre ad abbandonare il figlio appena nato perché l’abbandono è comunque una ferita che non guarisce mai. Rimanere incinta non è condizione atta a trasformare una donna in madre, la gravidanza biologica può non coincidere con quella psichica, in quanto la maternità è un evento capace di investire la donna nella sua interezza. In alcuni casi, quindi, la gravidanza può essere vissuta come una catastrofe interiore che fa percepire il figlio che si porta in grembo un intruso tanto da disfarsene alla nascita. Il pianto del bambino abbandonato è rabbia, non paura! Rabbia per essere indesiderato.

Avv. Sabina Vuolo

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