8 Ottobre 2026, giovedì
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Il ladro del piccone finisce nella rete dei Carabinieri: fermato ad Altavilla il presunto “Picoman”

Un quarantenne straniero, domiciliato nel Vicentino e con precedenti per reati contro il patrimonio, è stato denunciato a piede libero dopo l’assalto a una lavanderia. A incastrarlo, secondo i Carabinieri, le immagini delle telecamere e alcuni particolari distintivi, tra cui i tatuaggi sulle mani. Durante il controllo aveva con sé un taglierino e circa 110 euro. Il piccone usato per sfondare la cassa non è stato ritrovato.

Ha scelto ancora una volta il piccone come strumento per entrare in azione, ma questa volta la fuga è durata poco. È terminata ad Altavilla Vicentina l’azione di quello che gli investigatori ritengono essere il responsabile di una serie di furti accomunati dallo stesso particolare modus operandi: colpire con un attrezzo da lavoro le casse automatiche degli esercizi commerciali per impossessarsi del denaro.

Un metodo tanto ricorrente da aver fatto guadagnare al presunto autore, nelle cronache locali, il soprannome di “Picoman”. A ricondurre gli inquirenti sulle sue tracce sono stati soprattutto i filmati della videosorveglianza, ma anche la conoscenza del territorio maturata dai militari della Stazione dei Carabinieri di Altavilla Vicentina.

Il protagonista della vicenda è un cittadino straniero di 40 anni, domiciliato nel Vicentino, disoccupato e già noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti di polizia legati a reati contro il patrimonio. Al termine degli accertamenti è stato deferito in stato di libertà per furto aggravato e porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere.

L’allarme nel pomeriggio

Il nuovo episodio risale al 30 settembre, quando, intorno alle 16, il titolare di una lavanderia di Altavilla Vicentina ha chiamato i Carabinieri segnalando un furto in corso. La segnalazione parlava di un uomo armato di piccone, impegnato a colpire all’interno dell’attività.

L’intervento dei militari è stato tempestivo. Quando sono arrivati sul posto, del ladro non c’era più traccia, ma la scena lasciava pochi dubbi su quanto era appena accaduto.

La porta di accesso alla lavanderia risultava forzata. Danneggiata anche la parte posteriore della cassa automatica, evidentemente presa di mira per raggiungere il denaro contenuto al suo interno. Sul pavimento erano rimaste diverse monete, una traccia concreta della razzia appena consumata.

L’uomo sembrava essere riuscito a guadagnarsi la fuga. Ma la sua presenza aveva lasciato dietro di sé qualcosa di molto più utile di una semplice pista: le immagini delle telecamere di sicurezza.

La fuga in bicicletta

Proprio mentre completavano il primo sopralluogo, i Carabinieri hanno notato nelle vicinanze un uomo in bicicletta. Indossava una felpa con il cappuccio calzato e si aggirava nei pressi dell’attività appena colpita.

Un dettaglio che, considerata la sequenza di furti già segnalati nella zona e soprattutto la particolare tecnica utilizzata, ha attirato l’attenzione dei militari.

Gli investigatori hanno quindi deciso di procedere al controllo. Alla vista delle divise, secondo la ricostruzione fornita dai Carabinieri, l’uomo ha tentato di allontanarsi rapidamente.

La fuga, tuttavia, è stata breve. I militari sono riusciti a bloccarlo e lo hanno accompagnato in caserma per gli accertamenti.

A quel punto l’indagine ha cominciato a prendere una direzione precisa.

Nel marsupio un taglierino e 110 euro

La perquisizione personale ha consentito di trovare un marsupio contenente un taglierino e circa 110 euro, tra banconote e monete.

Il ritrovamento, preso singolarmente, non sarebbe stato sufficiente a ricostruire l’intera vicenda. L’elemento ritenuto decisivo dagli investigatori è arrivato però dalla comparazione con le immagini registrate all’interno della lavanderia.

I Carabinieri hanno acquisito e visionato i filmati messi a disposizione dal titolare. Nelle registrazioni si vedeva il soggetto impegnato nel furto e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la persona ripresa dalle telecamere risultava coincidere con l’uomo fermato poco dopo nelle vicinanze.

A rendere particolarmente significativo il confronto sarebbero stati alcuni tatuaggi presenti sulle mani, riconoscibili anche nelle immagini della videosorveglianza. Un particolare che, nella ricostruzione investigativa, ha contribuito a collegare il sospettato alla persona ripresa durante il colpo.

Un copione già visto

L’episodio di Altavilla non sarebbe un fatto isolato. Gli investigatori hanno infatti considerato anche la serie di denunce relative a furti caratterizzati da modalità analoghe: l’utilizzo di un piccone o di un attrezzo da lavoro per danneggiare le casse automatiche e raggiungere rapidamente il denaro.

È proprio la ripetitività di questo schema ad aver alimentato, nelle cronache locali, il soprannome di “Picoman”.

Il modus operandi è semplice nella sua brutalità: individuare un’attività dotata di sistemi automatici per la gestione del denaro, forzare l’accesso e quindi concentrare l’azione sulla cassa. Un’azione rapida, affidata alla forza dell’attrezzo e alla possibilità di dileguarsi prima dell’arrivo delle pattuglie.

Nel caso di Altavilla, però, la presenza delle telecamere e la tempestività dell’intervento hanno cambiato il finale.

Il piccone non si trova

Rimane un tassello ancora da chiarire. Nonostante le ricerche effettuate dai militari, il piccone utilizzato per il furto non è stato rinvenuto.

L’assenza dell’attrezzo non ha impedito agli investigatori di procedere sulla base degli altri elementi raccolti, a partire dalle immagini della videosorveglianza e dal confronto con le caratteristiche fisiche del soggetto controllato.

Al termine degli accertamenti, il quarantenne è stato quindi denunciato in stato di libertà. Le contestazioni riguardano il furto aggravato e il porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere.

La vicenda, sul piano giudiziario, dovrà naturalmente essere sottoposta alle successive valutazioni dell’autorità competente. L’indagine dei Carabinieri consegna intanto un primo quadro investigativo: quello di un uomo ritenuto dagli inquirenti riconducibile al furto nella lavanderia e, più in generale, a una sequenza di colpi accomunati dall’uso del piccone.

Quella che sembrava un’altra fuga in bicicletta si è così trasformata nel punto di partenza per ricostruire un’intera sequenza investigativa. E ancora una volta, a fare la differenza, non è stato soltanto ciò che i ladri lasciano sulla scena del crimine, ma anche ciò che le telecamere riescono a registrare.

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