Crisi del petrolio durante il Covid e la teoria del peak oil: tutto quello che c’è da sapere

La domanda che si pongono sul petrolio è una: E se i consumi di petrolio non tornassero più ai livelli pre-pandemia? Ecco a rispondere è Bernard Looney nonché amministratore delegato della BP, che ha affermato apertamente ‘’non escludere che il settore abbia già raggiunto il picco’’. Il picco del petrolio, o peak oil, è un dibattito in cui si combatte da decenni. Già nel ’56, secondo il geologo americano Marion King Hubbert, disse che i giacimenti sarebbero arrivati al punto di massima produttività seguito però da un inesorabile declino. Cosa che si verifico 14 anni dopo ed ad oggi è stata data anche una risposta: ‘’la teoria del peak oil, per quanto geologicamente corretta, non teneva conto degli avanzamenti tecnologici. Con  l’avvento del fracking, che ha reso possibile lo sviluppo dello shale oil, ossia l’ estratto dalla frantumazione del sottosuolo roccioso, riportò gli Stati Uniti come primo produttore mondiale.

Quest’anno purtroppo, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), la domanda globale di petrolio scenderà di 9,3 milioni di barili al giorno. Attualmente il prezzo si gira intorno a 20 dollari, infatti le estrazioni di sabbie risultano ferme e quelle di shale oil sono pronte a ‘intervenire’. Purtroppo in tutto il mondo a causa della pandemia si sta  verificando l’instabilità del settore.

L’Iraq non sta pagando lo stipendio agli impiegati pubblici. La Nigeria ha chiesto finanziamenti di emergenza. Il Messico, la Repubblica del Congo e il Gabon sono in gravi difficoltà economiche, per non parlare di un Venezuela in ginocchio da anni. Il Kazakhstan con tutti i problemi ha fermato il giacimento a causa del virus. L’unica che non ha problemi e l’Arabia Saudita, che ha il prezzo più basso di tutti.

Si spera infatti, la fine della pandemia al più presto. Oltretutto sono crollati anche gli investimenti nei progetti di sviluppo e manutenzione dei giacimenti. Nonostante ciò alcune persone ritengono che questo periodo di crisi può essere l’occasione perfetta per aprire un nuovo capitolo pe la globalizzazione. Infatti, Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, ha dato una dritta ai governo: istituire una tassa sugli idrocarburi, rimuovere i sussidi ai combustibili fossili e investire nell’energia verde. Purtroppo  qualunque sia il prezzo che fissa il mercato future del Brent o del West Texas Intermediate, sarà sempre un prezzo che non tiene conto del danno che la combustione degli idrocarburi produce, all’atmosfera di questo tumultuoso pianeta.

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