6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaChi gioca con la Val di Susa? La TAV e il ritorno...

Chi gioca con la Val di Susa? La TAV e il ritorno degli “Janez”

Un quarto di secolo dopo le prime contestazioni, la protesta contro la Torino-Lione torna a incendiare il territorio. Tra ragioni ambientali, radicalismi e interrogativi politici resta la domanda antica: cui prodest?

A cura di Gilberto Borzini

Sono trascorsi venticinque anni da quando mi occupavo di TAV e poco sembra essere cambiato tanto meno quelle azioni di contrasto che sembrano così utili al governo in carica.

Più o meno venticinque anni fa venni incaricato dal vice presidente della Regione Piemonte, Assessore ai Trasporti William Casoni, di ricoprire il delicato incarico di Segretario del Tavolo tecnico politico regionale sulla TAV Torino Lione, incarico che includeva le possibili valutazione di mediazione politica con gli enti territoriali e di compensazione.

Le problematiche allora affermate si manifestavano in forma tecnica (superfluità o inutilità dell’opera) o ambientale (problematiche relative alle rocce amantifere di serpentinite) o ancora, e per me allora assai più delicate, di natura irrigua, ovvero il timore che il lungo scavo del tunnel principale potesse alterare l’approvvigionamento idrico della Valle di Susa. Vi erano poi altre dinamiche di diversa portata derivanti, ad esempio, dalle problematiche relative allo smaltimento dei mateiali di risulta degli scavi per assorbire i quali il piano cave regionale sembrava insufficiente. Quelle questioni tecniche vennero affrontate in almeno 31 riunioni che ebbi l’onore di convocare e gestire e infiniti incontri in tavoli ristretti con i sindaci allora presenti, durante le quali gli aspetti operativi venivano sottoposti ai membri degli staff ferroviari che si andavano alternando, mentre le questioni più prettamente politiche venivano di volta in volta affrontate dall’Assessore.

Questa premessa era necessaria per confortare il lettore circa l’effettiva conoscenza della materia e la scarsa sorpresa suscitata in me dai recenti episodi di violento contrasto all’opera in particolar modo nei cantieri di Chiomonte e Venaus. Scarsa sorpresa in quanto se gli aspetti tecnici, di cui ho sommariamente scritto, erano tutti affrontabili e risolvibili venendo incontro alle esigenze manifestate dagli enti locali, non così era (ed è) per la questione politica.

Venticinque anni fa in Regione presiedeva Ghigo, centro destra, e oggi Cirio, centro destra.

Al governo allora era Berlusconi, oggi Meloni.

A Torino città il centro sinistra regnava da sempre con allora un carismatico Chiamparino, e il centro sinistra replicava in Provincia.

Il quadro “politico” di allora era sovrapponibile all’attuale.

Terra di confino

Nell’inquadrare alcune dinamiche territoriali emergeva la straordinaria quantità di esponenti del malaffare di stampo mafioso che nel corso degli anni era stata inviata al soggiorno obbligato in Valsusa. Altrettanto sorprendente il numero di ex appartenenti a bande armate dalle varie denominazioni che negli anni ’70 avevano esasperato gli animi.

L’Humus, chiamiamolo così, politico sembrava sfavorevole alle iniziative di Stato e Governo e piuttosto favorevole a individuare una bandiera, un motivo di scontro.

Si valutarono motivazioni e ipotesi ma le traiettorie che si incrociavano nelle diverse motivazioni di contrasto non sembravano tali da risultare coincidenti, neppure valutando il disagio che il potente consiglio d’amministrazione dell’autostrada del Frejus (SITAV) manifestava nei confronti di un’opera ferroviaria destinata a sottrarre all’autostrada gran parte del traffico pesante e dei relativi pedaggi in una progettualità di Trasporto ad Alta Capacità che avrebbe dovuto rendere felici gli ambientalisti.

Con chi gioca Janez ?

Gli scontri, i tafferugli, le scritte iniziarono già allora  e già allora, come oggi, non pochi Janez del disordine transanzionale furono identificati, intendendosi per Janez quel glorioso personaggio portoghese che si accompagna a Sandokan in nome dell’internazionalismo della pirateria.

Poi, curiosamente, caduti i Governi destrorsi sostituiti da altre alchemiche combinazioni, la tensione parve diminuire malgrado i progressi di cantiere, per tornare nuovamente ad esplodere lo scorso fine settimana, come se l’internazionale della pirateria fosse risorta e ricomparsa.

Vale allora la pena fare qualche osservazione su Janez e l’internazionale piratesca. Li vedemmo in azione a Genova e a Seattle protestare furiosamente contro il G8 e l’economia globale, sono riapparsi a Torino e a Bologna, in sedicesimo e a ranghi ridotti, per poi manifestarsi a Chiomonte e Venaus in grande stile.

Paradossalmente Janez e l’internazionale piratesca hanno l’usanza di comparire laddove al Potere costituito serva una conflittualità aspra, una violenza scellerata che stupisca e disorienti il volgo, che consenta al Potere di approvare e applicare leggi più severe, norme più restrittive, sanzioni più repressive, e casualmente gli scontri in Val di Susa saltano fuori mentre dalle parti del Parlamento si discute un DDL Sicurezza non esattamente libertario.

Come i Pirati di Sandokan che guerreggiano contro l’odiato Brooks, Raja del Borneo malese, determinando una reazione di repressione violentissima da parte del colonialismo britannico, allo stesso modo gli Janez attuali abbracciano una causa potenzialmente corretta (la globalizzazione economica di allora o i pericoli ambientali in Valsusa oggi) determinando però un effetto contrario, di disaffezione per la loro causa e di consenso al Potere. Per chi è cresciuto, come me, negli anni ’70 in cui nulla di quanto appariva era vero ma tutto veniva organizzato al fine di produrre una conversione politica verso un centro stabile affermato dalle parole Law and Order, verso un centralismo governativo presidiato dalla DC di allora, ecco che mutatis mutandis queste micro rivolte, ampiamente amplificate da organi di informazione per i quali  ad ogni graffio corrisponde un ferito, lasciano un adito di sospetto, un punto di interrogativo irrisolto e la solita, perenne domanda che da mezzo secolo ci poni

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti