14 Aprile 2021, mercoledì
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Settimo giorno di raid a Gaza, 176 morti e oltre 1.280 feriti

E’ salito a 176 palestinesi morti e oltre 1.280 feritiil bilancio dei raid israeliani sulla striscia di Gaza nel settimo giorno dall’avvio dell’operazione ‘Confine protettivo’. Lo ha riferito il portavoce del ministero palestinese della Salute, Ashraf al-Qedra, citato dall’agenzia d’informazione Dpa.

Il 30% delle vittime sono donne e bambini, secondo quanto emerge da un’analisi della Dpa sulla base dell’elenco fornito dal portavoce del ministero Ashraf al-Qedra. La vittima più giovane è un bimbo di 18 mesi. Almeno 17mila i palestinesi di Gaza che hanno lasciato le loro case nel nord della Striscia e hanno trovato rifugio presso le strutture delle Nazioni Unite.

Continuano i missili su Israele – Per tutta la giornata sono inoltre continuati i lanci di missili contro Israele. Il sistema di difesa Iron Dome ha intercettato nel pomeriggio diversi missili lanciati dalla Striscia di Gaza contro l’area metropolitana di Tel Aviv. Successivamente l’allarme anti missile è suonato anche nel sud d’Israele, a Beersheba. Nel nord, un missile sparato dalla Siria si è abbattuto sulle Alture del Golan, riferiscono i media israeliani.

I militari israeliani hanno anche abbattuto, con un razzo anti missile Patriot, un drone non armato a largo del porto di Ashdod. Hamas afferma di averne lanciati tre da Gaza e ha promesso di mandarne altri. All’inizio della giornata, il maggior numero di missili era stato diretto contro le località meridionali di Ashdod e Ashkelon.

Ministro Esteri palestinese: “Onu fermi genocidio a Gaza” – Per il ministro degli Esteri palestinese, Riad al-Malki, che ha incontrato al Cairo il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, è necessario che le Nazioni Unite fermino il “genocidio” in corso nella Striscia di Gaza.

Lieberman: “Fermare operazione a Gaza significa solo rinviare lo scontro” – Ma secondo il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, fermare l’operazione militare israeliana a Gaza significherebbe solo rinviare il problema al prossimo scontro. Secondo Lieberman bisogna “sradicare l’amministrazione di Hamas”.

“Se ora fermiamo questa operazione, è chiaro che si tratterà solo di una pausa prima di una quarta operazione militare – ha detto in un’intervista al sito Ynet news – Durante l’operazione Pilastro di difesa (novembre 2012, ndr) abbiamo visto missili arrivare alla periferia di Tel Aviv, ora vediamo missili arrivare fino ad Hadera. Hamas sfrutta ogni pausa per produrre più missili e aumentare il loro raggio”. Per questo Lieberman è contrario a fermare ora le operazioni militari. “Tutte le opzioni sono sul tavolo”, ha affermato il ministro degli Esteri israeliano non escludendo un attacco di terra. L’obiettivo, ha spiegato, deve essere quello di impedire ad Hamas di attaccare di nuovo ed evitare una quarta operazione militare verso la Striscia: “Penso che la giusta opzione sia sradicare l’amministrazione di Hamas…. l’alternativa sarebbe peggiore. Penso si possa fare. Non è facile, ma è possibile”.

Al via missione Mogherini nella regione – Il ministro degli Esteri Federica Mogherini si prepara a partire per una missione diplomatica nella regione. Tappe certe del viaggio, da martedì fino a sabato, sono Israele, Cisgiordania ed Egitto, dove il ministro porterà il suo contributo allo sforzo diplomatico internazionale per un cessate il fuoco.

Stampa egiziana: Kerry atteso al Cairo – Mentre l’agenzia d’informazione ufficiale egiziana Mena ha reso noto che il segretario di Stato Usa, John Kerry, è atteso martedì al Cairo per discutere di un eventuale cessate il fuoco tra Hamas e Israele.

Hamas scarica l’Egitto – Una fonte di Hamas ha riferito al sito Middle East Eye (Mee) che il movimento islamico avrebbe deciso di scaricare l’Egitto del nuovo presidente Abdel Fattah al-Sisi come mediatore per un cessate il fuoco con Israele. La fonte ha spiegato che d’ora in avanti Hamas considera solo Turchia e Qatar come possibili mediatori. Se questa voce fosse confermata, si tratterebbe di un duro colpo per l’Egitto, che da sempre riveste un ruolo chiave nelle dinamiche regionali e che ha mediato il cessate il fuoco nelle precedenti crisi a Gaza, nel 2009 e nel 2012.

Comparsi in tribunale i tre accusati dell’uccisione del sedicenne palestinese – Intanto sono comparsi in tribunale i tre ebrei accusati di aver barbaramente ucciso il sedicenne palestinese, come ritorsione per la morte dei tre adolescenti israeliani. I tre sono sospettati di rapimento e omicidio e la corte ha prolungato il loro stato di detenzione in attesa dell’incriminazione formale, attesa entro venerdì.

Il principale sospettato dell’omicidio di Muhammed Abu Khdair è un colono di 29 anni, che ha confessato di aver voluto “vendicare” la morte dei tre ragazzi israeliani. Ha agito assieme a due parenti, entrambi 17enni, ha confermato all’agenzia stampa Dpa il capo della polizia israeliano Micki Rosenfeld, aggiungendo che i tre hanno ricostruito l’omicidio di fronte alle autorità.

“Abbiamo cercato in tutti i quartieri arabi” una possibile vittima, hanno confessato i tre, secondo quanto scrive il sito Walla, citando fonti della polizia. “Abbiamo visto che quell’arabo era solo. Lo abbiamo messo in macchina. Lo abbiamo picchiato dentro la macchina. Abbiamo guidato fino alla foresta di Gerusalemme. Gli abbiamo versato addosso della benzina. Gli abbiamo dato fuoco e siamo fuggiti”, hanno raccontato. I tre hanno anche confessato di aver tentato senza successo il giorno prima di rapire un bambino di nove anni dalle braccia della madre. Secondo i parenti del principale accusato, l’uomo era in trattamento psichiatrico dopo che aveva tentato di strangolare la figlia piccola.

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