27 Luglio 2021, martedì
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Einstein aveva ragione: scoperto un abbraccio nello spazio, quello di un trio di buchi neri

CITTA’ DEL CAPO – Lo spettro della luce era molto “strano”, parola degli esperti. È cominciata così l’avventura di un team di ricerca dell’Università di Città del Capo, in Sud Africa, che 4 anni fa ha identificato un buco nero supermassiccio estremamente attivo ospitato nel nucleo di una galassia.

L’ABBRACCIO DI 3 BUCHI NERI – Sigla SDSS J150243.091111557.3, è questo il sistema identificato inizialmente come quasar. Distante oltre 4 miliaridi di anni luce da noi, lo studio di questa galassia ha portato alla scoperta di un’incredibile danza cosimica: 3 buchi neri legati tra loro da un vorticoso abbraccio. Si tratta del più compatto trio di buchi neri mai scoperto finora, ma per gli scienziati siamo difronte solo alla prima scoperta di un gruppo molto più comune del previsto.

CHIARIRE LA NATURA DELL’ENIGMATICO OGGETTO – Perché i ricercatori hanno ritenuto lo spettro della luce “strano”? Per le sue doppie linee di emissione dell’ossigeno ionizzato (OIII), che si dividevano in due picchi invece che uno. Stando al parere degli esperti, la spiegazione era plausibile nel caso si trattasse di una coppia di buchi neri. Per chiarire quindi la natura dell’enigmatico oggetto, il team di ricerca ha utilizzato la VLBI (Very Long Baseline Interferometry) una tecnica che collega numerosi radiotelescopi molto distanti tra di loro, situati anche in diversi continenti, per ottenere dettagli fino a 50 volte quelli di cui sarebbe capace in luce ottica il telescopio spaziale Hubble. In questo caso sono stati utilizzati i radiotelescopi della rete europea VLBI insieme a quello da 305 metri di diametro di Arecibo, l’osservatorio di Puerto Rico.

LA SCOPERTA SORPRENDENTE – Succede così che la VLBI svela dettagli fondamentali: uno dei buchi neri, aveva a sua volta doppie linee di emissioni con due picchi diversi, e quindi si trattava di un’altra coppia. “Questo è stato molto sorprendente. Il nostro obiettivo era quello di confermare l’esistenza di una coppia di buchi neri. Non ci aspettavamo che uno di questi fosse a sua volta una coppia. Solo la VLBI poteva permetterci di arrivare a dettagli così alti” ha spiegato Roger Deane, coordinatore del gruppo di ricercatori che ha effettuato lo studio.

MOSTRI COSMICI – Cosa significa tutto ciò? Il quadro che emerge da queste immagini è che due dei tre “mostri cosmici” sono separati da circa 400 anni luce e si muovono l’uno rispetto all’altro a una velocità di circa 100 km/s, cioè quasi 400.000 km/h. Prima di scoprire questo trio, i ricercatori hanno osservato altre 6 galassie. Il fatto che su un così piccolo numero di galassie una ospiti un sistema multiplo di buchi neri supermassicci potrebbe significare che sono un po’ più comuni del previsto. Finora sono noti solo 4 sistemi di questo tipo.

CAPIRE MEGLIO L’AMBIENTE CHE CIRCONDA I BUCHI NERI – Passate collisioni tra galassie nel corso delle prime fasi evolutive dell’Universo., sarebbe questa la spiegazione che giustificherebbe l’origine di questi sistemi. La scoperta del trio di buchi neri è molto interessante per comprendere i processi evolutivi delle galassie e le interazioni che esse hanno con i buchi neri supermassicci presenti al loro centro.

EISTEIN AVEVA RAGIONE – Inoltre, i sistemi strettamente orbitanti come quello appena scoperto, sono sorgenti di onde gravitazionali: deformazioni dello spazio-tempo generate dal gioco gravitazionale tra questi oggetti ipermassicci e molto stretti, secondo le previsioni dellaTeoria della Relatività Generale di Einstein.

 

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