Messina si è svegliata con una ferita che va ben oltre le mura di un museo. Nella serata del 15 agosto, mentre la città era immersa nelle celebrazioni della Vara, ignoti sono riusciti a entrare nelle sale del Museo Regionale Interdisciplinare Maria Accascina, il MuMe, e a sottrarre alcune delle opere più preziose legate alla figura di Antonello da Messina.
Un colpo studiato e portato a termine riuscendo, secondo le prime ricostruzioni, a eludere i sistemi di allarme e le protezioni predisposte per custodire il patrimonio. Il bottino comprende tre delle cinque tavole superstiti del celebre Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte attribuita ad Antonello, che i ladri hanno estratto direttamente da una teca blindata.
La dimensione del furto è dunque duplice: materiale, per il valore incalcolabile delle opere sottratte, e simbolica, perché a essere colpito è uno dei nuclei più identitari della storia artistica messinese.
Il colpo e le indagini
L’azione si sarebbe consumata intorno alle 21.50. I responsabili hanno raggiunto le sale espositive e sono riusciti a superare i dispositivi di sicurezza senza essere immediatamente bloccati. Una volta individuate le opere, le hanno rimosse e portate via.
Particolarmente significativo è il caso della tavoletta bifronte, prelevata direttamente dall’interno di una teca blindata. Gli investigatori stanno ora lavorando per ricostruire ogni passaggio dell’incursione e capire se i ladri abbiano agito da soli o con l’appoggio di complici all’esterno.
Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine insieme agli specialisti della polizia scientifica. Sono stati effettuati i rilievi tecnici e acquisite le immagini degli impianti di videosorveglianza, che potrebbero fornire elementi decisivi per individuare gli autori del furto e ricostruire i loro movimenti.
Per consentire lo svolgimento degli accertamenti, la Direzione del MuMe ha disposto la chiusura del museo al pubblico nella giornata di domenica 16 agosto.
Il Polittico di San Gregorio, un’opera mutilata due volte
Tra le opere scomparse ci sono tre tavole del Polittico di San Gregorio, una delle testimonianze più importanti della produzione di Antonello da Messina.
L’opera fu commissionata all’artista da Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia, ed era originariamente composta da sei tavole. Al centro si trovava la Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, identificata anche come Madonna del Rosario per la presenza del simbolo iconografico sul gradino. Ai lati erano raffigurati i santi Gregorio e Benedetto, mentre nel registro superiore comparivano l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata.
La tavola centrale della cimasa, probabilmente raffigurante il Cristo morto sorretto dagli angeli, è andata perduta nel corso del tempo. Ora il furto sottrae al museo altre tre parti del complesso, aggravando ulteriormente la frammentazione di un’opera già segnata dalla dispersione.
La tavoletta bifronte e il valore della devozione privata
Ancora più singolare è la storia della piccola tavola bifronte trafugata dalla teca blindata.
Su un lato è raffigurata la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione; sul retro compare il Cristo in Pietà. L’opera fu attribuita ad Antonello nel 2003 e nello stesso anno venne acquistata dalla Regione Siciliana attraverso la casa d’aste Christie’s, proveniente dalla collezione di Wilhelm Soldan, dove risultava conservata dal 1930.
Le sue dimensioni ridotte suggeriscono una destinazione originaria al culto privato: non un’immagine concepita per una grande chiesa o per uno spazio pubblico, ma un’opera destinata alla preghiera personale e alla contemplazione.
Gli studi l’hanno collocata cronologicamente tra il 1465 e il 1474, sulla base dei confronti stilistici con la produzione certa del maestro messinese. Una piccola tavola, dunque, ma di straordinaria importanza per la conoscenza dell’arte di Antonello.
«Siamo sconvolti»
A raccontare lo sgomento per quanto accaduto è la direttrice del MuMe, Marisa Mercurio.
«Siamo sconvolti per quello che è accaduto, erano due delle opere più importanti e note di Antonello da Messina», ha dichiarato. «Una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell’arte».
Mercurio ha confermato che il furto è avvenuto intorno alle 21.50 e che i responsabili sono riusciti a eludere i sistemi d’allarme e le misure di sicurezza. Ora l’auspicio della direzione è che le indagini possano portare rapidamente all’identificazione e all’arresto dei responsabili e, soprattutto, al recupero delle opere.
Il sindaco: «Antonello è Messina e Messina è anche Antonello»
Il furto assume un peso ancora maggiore per il momento nel quale è stato compiuto. Proprio quella sera Messina era attraversata dalla tradizionale Processione della Vara, uno degli appuntamenti più profondamente radicati nella storia e nell’identità cittadina.
Il sindaco Federico Basile ha definito l’accaduto «un fatto gravissimo e profondamente riprovevole», sottolineando come l’incursione sia avvenuta mentre la città viveva uno dei suoi momenti più simbolici.
«Sottrarre alla città opere di questo valore significa colpire non soltanto il patrimonio artistico, ma la memoria, la cultura e l’identità stessa della comunità messinese», ha affermato Basile.
E nella sua dichiarazione c’è una frase destinata a sintetizzare il sentimento di una città privata di una parte della propria memoria: «Antonello è Messina e Messina è anche Antonello».
Il sindaco ha espresso l’auspicio che il lavoro degli investigatori consenta di riportare presto le opere al loro posto e di fare piena luce sulla dinamica del furto.
Il MuMe, la memoria di una città
Il Museo Regionale Interdisciplinare Maria Accascina non è soltanto uno scrigno di opere d’arte. È il risultato di oltre un secolo di storia museale e della complessa vicenda di una città più volte costretta a ricostruire se stessa.
Il museo, intitolato a Maria Accascina, storica direttrice e figura di primo piano della storiografia artistica siciliana, è stato inaugurato nel suo nuovo complesso nel giugno 2017. Sorge nell’area che ospitava il cinquecentesco monastero basiliano di San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908. Di quella struttura restano ancora tracce dell’antica chiesa e della cripta, oggi inglobate nel percorso museale.
Il complesso si sviluppa su tre livelli e occupa oltre 17 mila metri quadrati. Le sue collezioni raccontano la storia artistica di Messina dalla preistoria al XIX secolo e testimoniano il ruolo strategico della città e del suo porto nei rapporti culturali e commerciali del Mediterraneo.
A rendere il MuMe celebre nel mondo sono soprattutto i capolavori di Antonello da Messina e Caravaggio, ma il patrimonio custodito nel museo è assai più ampio e comprende opere e testimonianze provenienti in larga parte dalla Messina precedente al terremoto.
La storia stessa del museo è una storia di resistenza. Dopo il sisma del 1908, le opere trovarono una prima sistemazione nella Filanda Mellinghoff. Nel 1914 il museo venne istituito come museo nazionale e nel 1922 fu inaugurato il primo ordinamento delle collezioni sotto la direzione di Enrico Mauceri.
Durante la Seconda guerra mondiale le opere furono trasferite nel monastero di San Placido Calonerò per proteggerle dai bombardamenti. Nel dopoguerra fu Maria Accascina a occuparsi del complesso lavoro di riordino e conservazione. Nel 1954 il museo riaprì con un nuovo progetto museografico, mentre continuava a maturare l’idea di una sede finalmente adeguata alla ricchezza delle collezioni.
Oggi quella memoria è custodita nel MuMe. E proprio lì, nel cuore di uno dei più importanti musei siciliani, una parte di quella memoria è stata sottratta.
Adesso la priorità è una sola: recuperare le opere e ricostruire la dinamica del colpo. Perché nel caso di Antonello non si tratta semplicemente di quadri da ritrovare. Si tratta di frammenti di una storia che appartiene a Messina, alla Sicilia e al patrimonio culturale universale.
