♈ Ariete: Settimana energica, ma attenzione agli impulsi. In amore cerca di essere più paziente, mentre sul lavoro nuove opportunità richiedono decisioni rapide.
♉ Toro: Stabilità e concretezza ti guidano. Buon momento per rafforzare legami affettivi e sistemare questioni economiche.
♊ Gemelli: Comunicazione brillante e voglia di fare. Ottime occasioni per incontri e nuove collaborazioni. In amore torna il sorriso.
♋ Cancro: Emozioni profonde e bisogno di sicurezza. Dedica tempo alla famiglia e alle persone care. Sul lavoro, procedi con calma.
♌ Leone: Carisma ancora in evidenza! Settimana favorevole per metterti in gioco. In amore, passione e complicità.
♍ Vergine: Precisione e organizzazione portano risultati concreti. Attenzione a non essere troppo esigente in amore.
♎ Bilancia: Armonia e diplomazia ti aiutano a risolvere tensioni. Incontri interessanti e nuove connessioni.
♏ Scorpione: Intensità emotiva e grande determinazione. Settimana importante per chiarimenti e decisioni sul lavoro.
♐ Sagittario: Voglia di libertà e nuove esperienze. Ottimo momento per cambiare routine e seguire l’istinto.
♑ Capricorno: Concretezza e ambizione portano risultati. In amore serve più apertura e meno rigidità.
♒ Acquario: Creatività e originalità in crescita. Idee nuove da sviluppare, ma evita scelte troppo affrettate.
♓ Pesci: Sensibilità e intuizione guidano le tue giornate. In amore, dolcezza e romanticismo in primo piano.
Oroscopo della settimana
L’avanguardia senza futuro vive di passato
A cura di Gilberto Borzini
Dietro l’esigenza di appropriazione esclusiva della cultura degli anni ’70 da parte della sinistra politica si cela l’assenza di una identità culturale attuale.
Si leggeva giusto qualche giorno fa, delle Guardie Rosse appostate ai tornelli degli spettacoli di cultura cantautorale, e oggi non posso non rilevare come se quei cantori e quelle canzoni assurgono ad oggi, mezzo secolo più tardi, il medesimo e identico significato e valore che in origine affermavano, allora ben poco è stato risolto rispetto alle contraddizioni, le disfunzioni e i disagi allora indicati, criticati e cantati.
In mezzo secolo ben poco è cambiato nella relazione tra sfruttatori e sfruttati.
In mezzo secolo ben poco è cambiato nelle intime relazioni personali, nelle rabbie d’amore e gelosie.
In mezzo secolo ben poco è cambiato nelle dinamiche della politica, nelle sperequazioni economiche, nella classificazione sociale, e riascoltando i Gaber i Guccini e i De Andrè ci si accorge che tutto è cambiato per non cambiare nulla nel più laconico gattopardismo possibile.
Diviene allora inquietante porre domande a chi su quella cultura vuole apporre la propria firma, esige la primazia negando all’avversario la capacità mentale di comprendere e apprezzare canzonette, se pur d’autore.
Aggrapparsi alle canzoni di mezzo secolo fa per farne propria bandiera identitaria significa non disporre di alcuna identità oggi spendibile, sempre che non si vogliano spacciare per ambiti culturali gli Ecce Bombo e le Fate Ignoranti, paralleli esempi d’autoflagellazione realizzati a mezzo secolo di distanza temporale e un minuto di differenza sociale, ferma restando la personale preferenza per il primo, altro non fosse che per l’ironia morettiana.
Il fatto è che le avanguardie odiano le masse e quando la sinistra si pretende avanguardia stenta a condividere il pensiero con le masse, anzi si impermalosisce quando scopre che le masse comprendono e capiscono senza bisogno di interpreti o esegeti.
Per l’avanguardia, culturale o politica, il paradosso si definisce nel fatto che il successo è una sconfitta quando l’affermazione e la diffusione del proprio pensiero smette di essere avanguardia e diviene popolare, e inversamente ogni sconfitta e rifiuto diviene affermazione della implicita bontà del proprio messaggio.
Popolarità e applauso rendono sofferente l’avanguardia ben più che l’incomprensione e il dissenso.
Così l’avanguardia da sempre impone la divisione del pubblico in due categorie distinte e separate: quelli che possono capirla e quelli che non possono, e in questa distinzione disegnano la necessità di mantenere le distanze e di affermare la propria prevalenza culturale, ma se il progetto di staccare le masse dalla cultura fallisce e la cultura diviene popolare il paradosso a cui ho accennato è solo il preludio della catastrofe.
Una catastrofe definita dall’assenza di un repertorio culturale in prospettiva, certo non favorito da un mondo postmoderno che di ogni opera fa evento culturale, che ha abolito le scuole per elevare le gallerie al rango di satrapi dell’arte, che affida all’incomprensione il maggior prezzo sì che il malaccorto investitore paghi a carissimo prezzo il proprio arrivismo sociale, che esclude il soggetto rappresentato dalle categorie di senso per affermare nella quantità del venduto il successo dell’artista, che produce il pezzo unico per subitaneamente farlo a pezzi, che confonde la stupidità di una banana incomprensibilmente incerottata col ritorno di un’avanguardia culturale che non c’è.
E in questa ridondante assenza di cultura e d’arte, in questo persistente ripercorrere il dejà vù melodico e partitico, in questa persistente cover d’arte e di politica in cui nulla di innovativo si osserva all’orizzonte, l’avanguardia che si vuole tale può solamente farsi archeologa delle precedenti avanguardie affermando ad ogni passo il paradosso di se stessa.
San Giovanni al Natisone, donna uccisa in casa: una coltellata alla gola. Fermato il compagno
Le urla, poi l’allarme e la corsa dei soccorsi. È cominciato così, nel pomeriggio di sabato 29 agosto, l’intervento che ha portato alla scoperta di una donna senza vita nella sua abitazione a San Giovanni al Natisone, in provincia di Udine. La vittima, secondo le prime informazioni raccolte dagli investigatori, sarebbe stata colpita con un’arma da taglio durante una violenta lite con il compagno.
A dare l’allarme sono stati alcuni vicini, insospettiti e preoccupati dalle grida provenienti dall’appartamento. La telefonata al Nue 112 ha fatto scattare l’intervento dei carabinieri e del personale sanitario.
La ferita alla gola e i soccorsi
Quando i soccorritori sono entrati nell’abitazione, hanno trovato la donna a terra, gravemente ferita alla gola. La lesione, descritta come una profonda ferita da taglio, non le ha lasciato scampo.
È stato fatto arrivare anche l’elisoccorso, ma ogni tentativo di intervento si è rivelato inutile. Il personale sanitario non ha potuto fare altro che constatare il decesso.
Nel frattempo, i carabinieri hanno messo in sicurezza l’area e avviato i rilievi all’interno dell’abitazione. Gli accertamenti dovranno contribuire a ricostruire con precisione quanto accaduto, stabilendo la sequenza degli eventi e verificando anche la presenza e la provenienza dell’arma utilizzata.
Il compagno fermato dai carabinieri
Il compagno della vittima si trovava ancora nell’abitazione quando sono arrivati i militari dell’Arma ed è stato fermato. La sua posizione è ora al vaglio degli investigatori, che stanno cercando di fare piena luce sull’accaduto.
La coppia, secondo le informazioni emerse finora, è di nazionalità cinese. L’uomo è titolare di un’attività di tappezzeria conosciuta in paese. In passato si sarebbe allontanato dall’Italia, facendo ritorno in Cina, per poi rientrare e stabilirsi nuovamente nell’abitazione di famiglia insieme alla compagna.
Un elemento che potrebbe assumere particolare rilievo nell’inchiesta riguarda alcuni precedenti episodi di violenza che, secondo quanto riferito da residenti della zona, sarebbero già stati segnalati all’interno del nucleo familiare. Saranno gli accertamenti degli investigatori a chiarire la natura e l’eventuale rilevanza di queste circostanze rispetto al delitto.
Lo sgomento del paese
La notizia ha scosso profondamente San Giovanni al Natisone, una comunità di circa seimila abitanti dove un episodio di tale gravità ha provocato incredulità e sgomento.
Il sindaco Carlo Pali ha parlato di una comunità «sbigottita e sorpresa» davanti a una tragedia difficile da comprendere. Il primo cittadino ha sottolineato anche quanto sia doloroso constatare che la violenza all’interno delle relazioni continui a rappresentare un’emergenza, nonostante le campagne di sensibilizzazione e l’attenzione crescente sul fenomeno.
«Non riesco mai a comprendere come si possa arrivare a tanto», ha commentato il sindaco, sottolineando come episodi simili possano irrompere anche in realtà considerate tranquille e lontane dalle grandi dimensioni urbane.
Ora saranno gli accertamenti dei carabinieri a ricomporre il quadro. La scena del delitto, le testimonianze dei vicini e gli eventuali elementi raccolti nell’abitazione saranno fondamentali per stabilire cosa sia accaduto nelle fasi che hanno preceduto la morte della donna e per chiarire le responsabilità.
Di Battista, il messaggio da Cuba: «Ce la metterò tutta per tornare»
«Ce la metterò tutta per tornare». Poche parole, ma sufficienti a rompere il silenzio e a restituire un segnale di speranza. Alessandro Di Battista è tornato a farsi sentire sui social rispondendo a uno dei numerosi messaggi di affetto e incoraggiamento arrivati dopo il grave malore che lo ha colpito a Cuba.
L’ex deputato del Movimento 5 Stelle, oggi giornalista e scrittore, si trova ricoverato dopo essere arrivato in ospedale in condizioni inizialmente definite gravi. Secondo le informazioni riportate nelle ultime ore, il quadro clinico avrebbe tuttavia mostrato alcuni segnali di miglioramento. Dopo il primo ricovero a Santa Clara e il successivo trasferimento all’Avana, Di Battista sarebbe rimasto lucido, arrivando anche a rispondere alle domande dei medici.
Un’evoluzione incoraggiante, dunque, ma che non significa ancora che l’emergenza possa considerarsi superata.
Il malore durante il soggiorno a Cuba
Di Battista si trovava sull’isola per lavorare a un reportage quando, nella serata di venerdì 28 agosto, ha accusato un forte mal di testa seguito da un malore.
Le sue condizioni hanno reso necessario il ricovero in un ospedale di Santa Clara, dove i medici hanno provveduto a stabilizzarlo. Successivamente è stato disposto il trasferimento in una struttura sanitaria dell’Avana, considerata più adeguata per proseguire le cure.
Proprio nella capitale cubana, secondo quanto riferito dall’Ansa, l’ex parlamentare sarebbe arrivato vigile e in grado di interagire con il personale sanitario. Un elemento che, pur nel quadro di una situazione ancora delicata, lascia intravedere una graduale ripresa.
Intanto, il sostegno nei suoi confronti continua a correre soprattutto sui social, dove il suo breve messaggio — «Ce la metterò tutta per tornare» — è stato accolto come un primo, importante segnale sulle sue condizioni.
L’Italia pronta al rientro, ma il volo resta in stand-by
Il Governo italiano si è mosso per garantire a Di Battista la possibilità di rientrare nel Paese non appena le sue condizioni lo permetteranno.
Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che l’ambasciatrice italiana a Cuba, Simona De Martino, si è recata presso la struttura sanitaria di Santa Clara per raccogliere informazioni sulle condizioni del giornalista e assicurare il coordinamento con le autorità cubane e con i medici che lo stanno seguendo.
La Farnesina e Palazzo Chigi, secondo quanto riferito dalle stesse fonti, stanno monitorando la situazione con la massima attenzione. È stato inoltre messo a disposizione un aereo sanitario per consentire il trasferimento in Italia.
Il rientro, però, non può essere effettuato semplicemente sulla base della disponibilità del mezzo. La priorità resta la sicurezza del paziente: prima di affrontare un viaggio aereo, dovrà essere verificato che il quadro clinico renda possibile il trasporto senza esporlo a ulteriori rischi.
Per ora il trasferimento non è possibile
Ed è proprio questo il punto che, al momento, rallenta il ritorno in Italia.
Secondo quanto appreso dal Corriere della Sera, le condizioni di salute di Di Battista non sarebbero ancora compatibili con un trasferimento aereo. L’aereo sanitario resta quindi pronto, ma il suo impiego potrà essere deciso soltanto quando i medici riterranno il viaggio sufficientemente sicuro.
Una prudenza necessaria, considerando che il malore è stato inizialmente particolarmente serio e che il paziente è ancora sottoposto alle cure dei sanitari cubani.
Nel frattempo, la compagna di Di Battista sarebbe in viaggio verso Cuba per raggiungerlo e stargli accanto in questa fase delicata.
La prospettiva del rientro in Italia, dunque, rimane aperta ma non è ancora imminente. Tutto dipenderà dall’evoluzione del quadro clinico e dalla valutazione dei medici. Il messaggio lanciato dallo stesso Di Battista, tuttavia, racconta di una volontà precisa: quella di continuare a lottare e tornare presto a casa.
Tibet e Nepal sotto assedio: nuova frana nell’area devastata dall’alluvione. Le vittime sono 750
Non si ferma la corsa contro il tempo tra le montagne al confine tra Nepal e Tibet. A giorni dall’alluvione che ha devastato il distretto di Rasuwa, la situazione resta drammatica: il bilancio delle vittime è salito a 750, mentre sono ancora oltre 3mila le persone disperse. Un’emergenza che si aggrava ora dopo ora, complicata da un territorio già duramente colpito e reso ancora più pericoloso da nuove frane e dal rischio di ulteriori inondazioni.
La catastrofe si è verificata mercoledì 26 agosto, trasformando intere aree in zone isolate e rendendo estremamente difficili le operazioni di soccorso. I dispersi potrebbero essere molti di più di quanto inizialmente stimato e, secondo la Cnn, tra loro ci sarebbero anche circa 90 cittadini statunitensi.
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno annunciato un primo intervento economico per sostenere le popolazioni colpite: il Dipartimento di Stato ha stanziato 3,6 milioni di dollari destinati agli aiuti nelle aree devastate dalla calamità.
Nuova frana, soccorritori costretti a mettersi al riparo
Quando già il bilancio della tragedia è pesantissimo, la montagna torna a muoversi. Una nuova frana ha interessato l’area colpita dall’alluvione, costringendo i soccorritori impegnati nelle ricerche a spostarsi temporaneamente in una zona considerata più sicura.
È uno degli ostacoli più temuti in un’operazione nella quale ogni minuto può fare la differenza. Il terreno instabile, le vie di comunicazione danneggiate e il rischio di nuove colate rendono estremamente complesso raggiungere le persone ancora isolate o intrappolate.
In Nepal, inoltre, le autorità hanno innalzato il livello di attenzione per il fiume Bhotekoshi, il cui livello delle acque continua a crescere. Ai residenti è stato chiesto di mantenere alta la vigilanza e di prepararsi al rischio di nuove inondazioni.
Tre giorni sotto le macerie: salvata una bambina di 6 anni
In mezzo a un bilancio che continua a crescere, arriva però una storia capace di restituire, almeno per un momento, un filo di speranza. Una bambina di sei anni è stata estratta viva dalle macerie dopo essere rimasta intrappolata per tre giorni.
Un salvataggio che assume un valore ancora più forte mentre centinaia di squadre continuano a setacciare le zone devastate alla ricerca dei dispersi. La piccola è riuscita a sopravvivere per circa 72 ore in condizioni estreme, prima di essere finalmente raggiunta e portata in salvo.
L’emergenza invisibile: acqua contaminata e rischio epidemie
Mentre le squadre di soccorso continuano a scavare tra le macerie, un’altra emergenza rischia di esplodere lontano dai riflettori: quella sanitaria.
Le persone rimaste isolate hanno bisogno con urgenza di acqua potabile. A lanciare l’allarme è Sudarshan Neupane, direttore di WaterAid Nepal, che alla Cnn ha spiegato come i danni alle tubature e la possibile contaminazione delle fonti rappresentino una minaccia immediata per la popolazione.
L’acqua contaminata, infatti, può trasformarsi rapidamente in un veicolo per la diffusione di malattie proprio quando le infrastrutture sanitarie sono più fragili e difficili da raggiungere.
Ma non è l’unico pericolo. Il deterioramento delle condizioni igieniche, insieme alla presenza di corpi non recuperati e animali, potrebbe aumentare il rischio di focolai epidemici.
La priorità è salvare chi è ancora intrappolato
Secondo Neupane, le necessità più urgenti sono ormai chiarissime: raggiungere le persone ancora bloccate, garantire acqua pulita e beni di prima necessità alle famiglie colpite e ripristinare quanto prima elettricità e rete idrica.
La tragedia, dunque, non si esaurisce nel numero delle vittime. Dopo l’acqua e le frane arriva la sfida della sopravvivenza: evitare che la distruzione delle infrastrutture e la contaminazione delle risorse trasformino l’emergenza naturale in una seconda, silenziosa catastrofe.
E mentre il bilancio continua ad aggiornarsi e la montagna resta instabile, in Nepal e nell’area tibetana la ricerca non si ferma. Oltre 3mila persone sono ancora disperse e, per molte famiglie, l’attesa di notizie resta sospesa tra il dolore e la speranza.
Sparatoria al rave party di Aarau, un morto e cinque feriti gravi: caccia all’uomo nel canton Argovia
È bastato un rumore, inizialmente scambiato per qualcosa di innocuo, a trasformare una notte di musica e festa in una scena di paura. È accaduto ad Aarau, nel canton Argovia, in Svizzera, dove un rave party organizzato nell’area dell’ippodromo di Schachen è stato teatro di una sparatoria.
Secondo quanto comunicato dalla polizia cantonale, una persona è morta e altre cinque sono rimaste gravemente ferite. L’allarme è scattato nella notte, quando diversi colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro la folla presente all’evento.
Le prime informazioni erano ancora frammentarie quando le autorità hanno lanciato un appello alla popolazione, invitando a tenersi lontani dalla zona interessata dall’intervento delle forze dell’ordine. In un primo momento la polizia aveva parlato genericamente di «diverse vittime», prima di precisare il bilancio.
«Pensavamo fossero fuochi d’artificio»
A raccontare quei momenti sono anche alcuni dei partecipanti al rave. Una testimonianza raccolta da Blick restituisce la confusione dei primi istanti, quando nessuno sembrava rendersi conto di quanto stesse accadendo.
«Alle 2.30 la musica si è interrotta improvvisamente e, dopo uno o due minuti, ho sentito degli spari. Pensavo fossero fuochi d’artificio», ha raccontato un testimone.
Secondo il suo racconto, poco dopo un uomo, insieme a una donna, gli avrebbe chiesto di mettersi al riparo dietro un frigorifero. Un gesto che, in quel momento, non sarebbe stato immediatamente compreso come una misura di emergenza.
Poi la situazione è precipitata. Il testimone ha riferito di aver sentito un proiettile colpire e rimbalzare sul tetto. Uscito dalla tenda, avrebbe visto la donna ferita. I tentativi di soccorrerla e rianimarla, sempre secondo la testimonianza, non sarebbero serviti a salvarle la vita.
Il racconto dovrà naturalmente essere valutato dagli investigatori insieme agli altri elementi raccolti sulla scena.
Un uomo armato e la fuga nel bosco
Le testimonianze di diversi partecipanti convergono sulla presenza di un uomo armato di quello che è stato descritto come un fucile d’assalto. Stando alle prime ricostruzioni riferite dai presenti, l’uomo si sarebbe successivamente fermato nei pressi delle automobili parcheggiate prima di allontanarsi in direzione del bosco.
Si tratta di una dinamica ancora al vaglio delle autorità. Al momento, infatti, non sono stati chiariti né l’identità del presunto responsabile né il movente dell’attacco.
La polizia cantonale di Argovia ha avviato una vasta operazione per individuare l’autore della sparatoria e ricostruire con precisione la sequenza degli eventi.
Area isolata, appello a foto e video
L’intervento delle forze dell’ordine ha comportato un importante dispiegamento di personale. L’area attorno all’ippodromo, alla piscina e al campo sportivo dove si stava svolgendo il rave è stata isolata.
Gli investigatori stanno cercando di raccogliere ogni elemento utile a ricostruire quanto accaduto, comprese le immagini realizzate dai partecipanti. La polizia ha quindi invitato chiunque abbia assistito alla scena o abbia effettuato foto e video nella zona a metterli a disposizione delle autorità.
Restano ancora molte domande aperte: perché l’uomo avrebbe sparato, se abbia agito da solo, quale sia stata esattamente la dinamica dell’aggressione e come sia riuscito a dileguarsi.
Per ora, l’unica certezza è il drammatico bilancio di una notte che avrebbe dovuto essere dedicata alla musica e che si è invece conclusa con un morto, cinque feriti gravi e una caccia all’uomo ancora in corso nel canton Argovia.
Napoli, accoltellato mentre cerca di fermare una lite: 68enne ferito all’addome
Ha cercato di intervenire per mettere fine a una lite, ma è rimasto ferito con una coltellata all’addome. È quanto sarebbe accaduto nelle scorse ore a Napoli, nei pressi dei giardini Molosiglio, dove un uomo di 68 anni, di origine ucraina, sarebbe stato coinvolto suo malgrado in un episodio ancora tutto da chiarire.
A far scattare gli accertamenti dei carabinieri è stata la segnalazione della presenza di un uomo ferito all’ospedale Pellegrino. I militari della compagnia Napoli Centro sono intervenuti nella struttura sanitaria per raccogliere i primi elementi utili a ricostruire quanto accaduto.
Il 68enne presentava una profonda ferita da taglio all’addome. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, l’uomo sarebbe stato colpito mentre cercava di sedare una lite scoppiata nella zona dei giardini Molosiglio. Non è ancora chiaro chi abbia sferrato il fendente né cosa abbia provocato la discussione.
Le condizioni dell’uomo hanno richiesto un intervento chirurgico. Dopo essere stato operato, il 68enne è stato ricoverato in ospedale in prognosi riservata. Non sarebbe, tuttavia, in pericolo di vita.
Sono ora i carabinieri a dover mettere insieme i tasselli dell’episodio: dalla ricostruzione dei momenti precedenti all’aggressione all’identificazione delle persone eventualmente coinvolte nella lite. Gli investigatori stanno lavorando per accertare con precisione dove sia avvenuta l’aggressione, chi fosse presente e soprattutto se il ferimento sia effettivamente avvenuto nel tentativo dell’uomo di interrompere il litigio.
Un episodio che, al momento, presenta ancora diversi punti interrogativi e sui quali saranno decisivi gli ulteriori accertamenti investigativi.
Uomo ucciso a colpi di pistola, il corpo trovato in un parcheggio a Castellanza
Un uomo di 40 anni è stato trovato senza vita, nella notte, in un parcheggio di Castellanza, in provincia di Varese. Il corpo presentava diverse ferite provocate da colpi d’arma da fuoco. Un omicidio sul quale gli investigatori stanno cercando ora di fare piena luce.
L’allarme è scattato poco prima di mezzanotte. Sul posto sono arrivati i soccorritori con un’ambulanza e un’auto medica, ma ogni tentativo di intervento si è rivelato inutile: per il quarantenne non c’era più nulla da fare.
A rendere ancora più complesso il quadro investigativo è un interrogativo centrale: non è infatti ancora chiaro se l’uomo sia stato ucciso proprio nel parcheggio oppure se il suo corpo sia stato trasportato lì in un secondo momento. L’area si trova di fronte a una clinica privata.
Nel parcheggio sono intervenuti i carabinieri, impegnati nei rilievi e nella raccolta degli elementi utili a ricostruire quanto accaduto. Gli investigatori stanno cercando di stabilire innanzitutto dove e quando siano stati esplosi i colpi e quale sia stata la sequenza degli eventi che ha portato alla morte dell’uomo.
Le indagini proseguono nel massimo riserbo. Al momento l’ipotesi al vaglio degli investigatori è quella di un omicidio.
Alessandro Di Battista ricoverato a Cuba: malore dopo un forte mal di testa, apprensione per le sue condizioni
Alessandro Di Battista è ricoverato in ospedale a Cuba. L’ex deputato del Movimento 5 Stelle, 48 anni, avrebbe accusato un forte mal di testa prima di essere colpito da un malore che ha reso necessario il ricovero. Le notizie sulle sue condizioni restano al momento frammentarie, ma le prime indiscrezioni riferiscono di un arrivo in ospedale in condizioni definite gravi.
Di Battista si trova a Cuba per motivi professionali, impegnato nella realizzazione di un reportage. La notizia del ricovero ha rapidamente suscitato apprensione nel mondo politico e tra le numerose persone che negli anni hanno seguito la sua attività pubblica, prima nelle istituzioni e poi attraverso il giornalismo, i reportage e i suoi canali social.
Il messaggio del Movimento 5 Stelle
A esprimere pubblicamente la propria preoccupazione è stato il Movimento 5 Stelle. In una nota, la comunità pentastellata ha fatto sapere di aver appreso «con grande apprensione» la notizia del ricovero, manifestando la speranza di ricevere presto aggiornamenti positivi.
Il Movimento ha inoltre espresso vicinanza ai familiari dell’ex deputato, definendo questo un momento di «profonda preoccupazione». Parole che fotografano l’incertezza delle ore successive al malore, mentre si attendono informazioni più precise sul quadro clinico.
L’ultimo post prima del ricovero
Particolarmente significativo, alla luce di quanto accaduto, è l’ultimo messaggio pubblicato da Di Battista sui social. Nella serata di venerdì 28 agosto, intorno alle 22, l’ex parlamentare aveva commentato la situazione internazionale con un post dedicato al conflitto in Medio Oriente.
«Lo Stato terrorista di Israele continua a bombardare contemporaneamente Palestina, Libano e Siria», aveva scritto.
Poche ore dopo, la notizia del ricovero ha cambiato radicalmente il tono della serata, facendo scattare la preoccupazione tra amici, colleghi e sostenitori.
La solidarietà dal mondo politico
Tra i primi messaggi pubblici di vicinanza c’è quello di Chiara Appendino. La deputata del Movimento 5 Stelle ha affidato ai propri canali social un messaggio breve e diretto: «Forza Alessandro, non mollare».
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso la propria vicinanza, dichiarando: «Prego per lui».
Sono parole che, al di là delle appartenenze politiche, testimoniano l’apprensione suscitata dalla notizia e l’attesa per eventuali aggiornamenti sulle condizioni di salute dell’ex parlamentare.
Dalla politica ai reportage
Di Battista, nato il 4 agosto 1978, è stato una delle figure più riconoscibili del Movimento 5 Stelle nella stagione dell’ascesa pentastellata. Deputato dal 2013 al 2018, ha scelto successivamente di non ricandidarsi, allontanandosi dalla politica istituzionale senza però interrompere la propria attività pubblica.
Negli anni ha continuato a occuparsi soprattutto di politica internazionale, realizzando reportage e documentari e mantenendo un rapporto particolarmente intenso con il proprio pubblico attraverso i social network.
Proprio a Cuba si trovava per un nuovo lavoro giornalistico quando è stato colpito dal malore.
Al momento, dunque, resta l’attesa per notizie ufficiali e più dettagliate sul suo stato di salute. Le informazioni diffuse finora descrivono una situazione seria, ma non consentono di delineare con certezza il quadro clinico. Per questo, in assenza di comunicazioni mediche ufficiali, è necessario attendere ulteriori aggiornamenti prima di trarre conclusioni sulle sue condizioni.
Overdose, l’Italia non abbassa la guardia: il picco dei decessi è tra i quarantenni
L’Italia continua a fare i conti con una delle conseguenze più drammatiche del consumo di sostanze: la morte per overdose. I numeri, rispetto a dieci anni fa, raccontano una tendenza complessivamente più contenuta, ma l’ultimo dato disponibile segnala un’inversione che non può essere ignorata.
Secondo la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze, con dati aggiornati al 2025, le vittime di overdose sono state 249, il 7,8% in più rispetto all’anno precedente. Un bilancio che riporta al centro dell’attenzione la necessità di politiche strutturali di prevenzione, informazione e riduzione del danno.
Ma c’è un altro elemento che fotografa il cambiamento dello scenario. Per la prima volta la cocaina, insieme al crack, supera l’eroina come sostanza principalmente associata ai decessi, risultando presente nel 33% delle morti. Un sorpasso che racconta l’evoluzione del mercato e dei consumi e che impone di aggiornare anche gli strumenti con cui si affronta il fenomeno delle dipendenze.
Il rischio cresce con l’età
L’overdose non è un fenomeno confinato alle fasce più giovani della popolazione. I tassi di mortalità più elevati si registrano tra le persone con più di 25 anni, mentre il dato raggiunge il suo massimo tra i quarantenni.
È una fotografia che invita a superare alcuni stereotipi ancora radicati nell’immaginario collettivo: la dipendenza non appartiene soltanto alla dimensione della marginalità giovanile, ma può accompagnare persone adulte e consolidarsi nel tempo, con conseguenze potenzialmente letali.
Anche la geografia dei decessi restituisce differenze significative. La quota maggiore si concentra nel Nord Italia, con il 41,56% delle morti. Seguono il Centro, con il 33,77%, e il Sud, comprese le isole, con il 24,68%.
Numeri che non sono soltanto una classifica territoriale, ma possono rappresentare un indicatore delle differenti condizioni di accesso ai servizi, delle caratteristiche dei consumi e della presenza sul territorio di reti di assistenza e intervento.
La riduzione del danno torna al centro del dibattito
A richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui dati, alla vigilia della Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle overdose, è l’Associazione Luca Coscioni, che rinnova al governo la richiesta di rafforzare le politiche di riduzione del danno.
Il punto di partenza è concreto: quando l’obiettivo immediato non è ancora quello di interrompere il consumo, occorre comunque mettere in campo strumenti capaci di ridurre il rischio di morte e di conseguenze irreversibili.
Tra le criticità segnalate dall’associazione figura anche la difficoltà, in alcune aree del Paese, di reperire il Naloxone, il farmaco utilizzato per contrastare gli effetti di un’overdose da narcotici e oppioidi. La tempestività dell’intervento può essere decisiva e la disponibilità dello strumento rappresenta quindi uno degli elementi centrali di una strategia efficace.
Dalla prevenzione alla ricerca: nuove strade per le dipendenze
Il contrasto alle overdose, tuttavia, non può esaurirsi nell’emergenza. Accanto alla prevenzione e agli interventi salvavita, il dibattito si sta allargando alla ricerca di nuovi approcci terapeutici per le dipendenze.
Tra le prospettive citate figurano gli studi sull’impiego dell’LSD e la sperimentazione dell’ibogaina, sostanza derivata da una pianta, nell’ambito del trattamento delle dipendenze da oppioidi. Si tratta di frontiere di ricerca che richiedono naturalmente solide verifiche scientifiche, valutazioni sulla sicurezza e un rigoroso percorso di sperimentazione prima di qualsiasi applicazione clinica generalizzata.
Resta poi un fronte tanto semplice quanto decisivo: informare. Conoscere i rischi legati alle sostanze, sapere come riconoscere un’overdose e sapere come intervenire può fare la differenza tra un’emergenza gestibile e una tragedia.
Tra gli obiettivi indicati dall’associazione c’è inoltre la prevenzione della trasmissione di infezioni attraverso lo scambio di siringhe usate, altro capitolo fondamentale delle politiche di riduzione del danno.
249 morti sono ancora troppe
Il dato complessivo è dunque una fotografia che non consente letture rassicuranti. Il numero dei decessi è inferiore rispetto a dieci anni fa, ma 249 persone morte per overdose in un solo anno rappresentano comunque un bilancio che interroga il sistema sanitario e le politiche pubbliche.
Il sorpasso della cocaina sull’eroina, il picco dei decessi tra i quarantenni e le differenze territoriali suggeriscono che il fenomeno sia cambiato e che, di conseguenza, debbano cambiare anche le risposte.
Prevenire, informare, rendere disponibili gli strumenti salvavita, facilitare l’accesso ai servizi e sostenere la ricerca: la sfida non è soltanto ridurre una statistica, ma impedire che un’overdose si trasformi in una morte evitabile.










