25 Settembre 2026, venerdì
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Tibet e Nepal sotto assedio: nuova frana nell’area devastata dall’alluvione. Le vittime sono 750

Oltre 3mila persone risultano ancora disperse dopo il disastro del 26 agosto. La Cnn: tra i dispersi anche circa 90 cittadini americani. In Nepal cresce l’allerta per il fiume Bhotekoshi. E dopo tre giorni sotto le macerie arriva una storia di speranza: salvata una bambina di 6 anni

Non si ferma la corsa contro il tempo tra le montagne al confine tra Nepal e Tibet. A giorni dall’alluvione che ha devastato il distretto di Rasuwa, la situazione resta drammatica: il bilancio delle vittime è salito a 750, mentre sono ancora oltre 3mila le persone disperse. Un’emergenza che si aggrava ora dopo ora, complicata da un territorio già duramente colpito e reso ancora più pericoloso da nuove frane e dal rischio di ulteriori inondazioni.

La catastrofe si è verificata mercoledì 26 agosto, trasformando intere aree in zone isolate e rendendo estremamente difficili le operazioni di soccorso. I dispersi potrebbero essere molti di più di quanto inizialmente stimato e, secondo la Cnn, tra loro ci sarebbero anche circa 90 cittadini statunitensi.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno annunciato un primo intervento economico per sostenere le popolazioni colpite: il Dipartimento di Stato ha stanziato 3,6 milioni di dollari destinati agli aiuti nelle aree devastate dalla calamità.

Nuova frana, soccorritori costretti a mettersi al riparo

Quando già il bilancio della tragedia è pesantissimo, la montagna torna a muoversi. Una nuova frana ha interessato l’area colpita dall’alluvione, costringendo i soccorritori impegnati nelle ricerche a spostarsi temporaneamente in una zona considerata più sicura.

È uno degli ostacoli più temuti in un’operazione nella quale ogni minuto può fare la differenza. Il terreno instabile, le vie di comunicazione danneggiate e il rischio di nuove colate rendono estremamente complesso raggiungere le persone ancora isolate o intrappolate.

In Nepal, inoltre, le autorità hanno innalzato il livello di attenzione per il fiume Bhotekoshi, il cui livello delle acque continua a crescere. Ai residenti è stato chiesto di mantenere alta la vigilanza e di prepararsi al rischio di nuove inondazioni.

Tre giorni sotto le macerie: salvata una bambina di 6 anni

In mezzo a un bilancio che continua a crescere, arriva però una storia capace di restituire, almeno per un momento, un filo di speranza. Una bambina di sei anni è stata estratta viva dalle macerie dopo essere rimasta intrappolata per tre giorni.

Un salvataggio che assume un valore ancora più forte mentre centinaia di squadre continuano a setacciare le zone devastate alla ricerca dei dispersi. La piccola è riuscita a sopravvivere per circa 72 ore in condizioni estreme, prima di essere finalmente raggiunta e portata in salvo.

L’emergenza invisibile: acqua contaminata e rischio epidemie

Mentre le squadre di soccorso continuano a scavare tra le macerie, un’altra emergenza rischia di esplodere lontano dai riflettori: quella sanitaria.

Le persone rimaste isolate hanno bisogno con urgenza di acqua potabile. A lanciare l’allarme è Sudarshan Neupane, direttore di WaterAid Nepal, che alla Cnn ha spiegato come i danni alle tubature e la possibile contaminazione delle fonti rappresentino una minaccia immediata per la popolazione.

L’acqua contaminata, infatti, può trasformarsi rapidamente in un veicolo per la diffusione di malattie proprio quando le infrastrutture sanitarie sono più fragili e difficili da raggiungere.

Ma non è l’unico pericolo. Il deterioramento delle condizioni igieniche, insieme alla presenza di corpi non recuperati e animali, potrebbe aumentare il rischio di focolai epidemici.

La priorità è salvare chi è ancora intrappolato

Secondo Neupane, le necessità più urgenti sono ormai chiarissime: raggiungere le persone ancora bloccate, garantire acqua pulita e beni di prima necessità alle famiglie colpite e ripristinare quanto prima elettricità e rete idrica.

La tragedia, dunque, non si esaurisce nel numero delle vittime. Dopo l’acqua e le frane arriva la sfida della sopravvivenza: evitare che la distruzione delle infrastrutture e la contaminazione delle risorse trasformino l’emergenza naturale in una seconda, silenziosa catastrofe.

E mentre il bilancio continua ad aggiornarsi e la montagna resta instabile, in Nepal e nell’area tibetana la ricerca non si ferma. Oltre 3mila persone sono ancora disperse e, per molte famiglie, l’attesa di notizie resta sospesa tra il dolore e la speranza.

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