Il Movimento 5 Stelle prova a ripartire da Nova e lo fa con una parola d’ordine precisa: alternativa. Non soltanto opposizione al governo, ma una proposta politica capace, nelle intenzioni dei pentastellati, di ridefinire il profilo del campo progressista e di distinguerlo nettamente dalla maggioranza di centrodestra.
È Chiara Appendino a raccogliere il messaggio della due giorni e a rilanciarlo con un intervento dai toni particolarmente netti. «Il Movimento è forte, più forte che mai», scrive la deputata, rivendicando la partecipazione raccolta attorno all’iniziativa. Oltre 17 mila cittadini, secondo i dati citati da Appendino, hanno preso parte al percorso di confronto e contribuito alla definizione delle proposte.
Per la parlamentare pentastellata, il dato politico non sta soltanto nei numeri. Nova, nella sua lettura, avrebbe mostrato una comunità ancora mobilitata e intenzionata a incidere sulle scelte del Paese. «Chi sceglie il Movimento 5 Stelle non si accontenta di occupare i palazzi: vuole essere il motore del cambiamento», afferma.
Da qui parte il tentativo di trasformare la partecipazione in una piattaforma politica. I venti punti programmatici usciti da Nova vengono presentati come la sintesi di quattro anni di battaglie del Movimento, dentro e fuori le istituzioni. Un’agenda sulla quale costruire una proposta alternativa e, soprattutto, riconoscibile.
Il primo terreno di scontro è quello della politica internazionale. Appendino conferma la contrarietà del Movimento alla crescita delle spese militari e parla di «folle corsa al riarmo». Una posizione che, sottolinea, sarebbe stata rafforzata dalle mobilitazioni di piazza. «Noi non cambieremo idea», scrive.
Poi ci sono le regole della politica. Il Movimento rilancia la battaglia contro il conflitto di interessi e chiede una regolamentazione delle lobby, riportando al centro il tema della trasparenza nei rapporti tra potere politico ed economico. «La politica deve servire i cittadini, non fare gli affari di pochi», è la linea indicata da Appendino.
Sul piano dei diritti e delle politiche sociali, l’agenda di Nova comprende il voto ai sedicenni, presentato come una forma di apertura alle nuove generazioni, e il ripristino di Opzione Donna, misura che il Movimento considera necessaria per tutelare le lavoratrici.
C’è poi il capitolo dell’economia, con il rilancio di Transizione 4.0. Appendino chiede un nuovo impulso alle politiche per l’innovazione e gli investimenti delle imprese e attacca le scelte del ministro Adolfo Urso, alle quali attribuisce «scempi» che, nella sua valutazione, avrebbero indebolito il sostegno al sistema produttivo.
Ma è sulla sanità che il messaggio torna a incrociare una delle battaglie storiche del Movimento. L’obiettivo indicato è una sanità «pubblica e universale», sottratta alle logiche politiche e capace di garantire diritti omogenei lungo tutta la penisola. Nord e Sud, nella prospettiva indicata dalla deputata, non possono essere due sistemi sanitari differenti.
Il filo che unisce le diverse proposte è, per Appendino, quello di una netta alternativa al governo. E qui il discorso assume una dimensione più ampia: quale identità dovrà avere il campo progressista e su quali contenuti potrà costruire una proposta comune?
La risposta della deputata è senza ambiguità. Il campo progressista, sostiene, potrà costruire il proprio futuro soltanto se sarà «testardamente radicale e alternativo» alla destra. Una destra che Appendino definisce «classista, servile con i potenti e guerrafondaia».
È questo, più ancora dell’elenco delle singole proposte, il messaggio politico che il Movimento porta fuori da Nova. La partita non riguarda soltanto il consolidamento interno dei Cinque Stelle, ma la possibilità di incidere sulla fisionomia dell’opposizione e sul futuro di un’area progressista alla ricerca di un terreno comune.
Per Appendino, dunque, il tempo della semplice testimonianza non basta più. Il Movimento vuole presentarsi come forza capace di avanzare una piattaforma politica autonoma e di partecipare alla costruzione di un’alternativa di governo.
«Noi ci siamo. Il Movimento 5 Stelle è pronto», conclude la deputata. Dopo Nova, la sfida è trasformare quelle parole in iniziativa politica.










