La tensione torna a salire in Medio Oriente e Washington alza il livello di allerta. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di anticipare il rientro da Camp David, mentre l’amministrazione americana mette in guardia cittadini e viaggiatori presenti nella regione dai rischi legati a una possibile rapida escalation del conflitto.
L’avvertimento arriva anche dall’ambasciata statunitense in Israele, secondo cui l’Iran e i suoi alleati, tra cui gli Houthi, potrebbero prendere di mira obiettivi legati agli Stati Uniti. Nel mirino potrebbero finire missioni diplomatiche, aziende e istituzioni americane, oltre ad altre strutture e interessi nella regione.
Il messaggio rivolto ai cittadini statunitensi è dunque quello della massima prudenza. Residenti e viaggiatori vengono invitati a prepararsi anche all’eventualità di interruzioni nei collegamenti aerei e a dotarsi di beni essenziali. Tra le raccomandazioni figurano la disponibilità di scorte di cibo e acqua e il download di applicazioni capaci di fornire allerte e aggiornamenti in tempo reale.
Il quadro resta particolarmente delicato anche sul fronte dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per la navigazione e per gli equilibri energetici internazionali.
Da Teheran arriva infatti un nuovo messaggio che lascia poco spazio a interpretazioni. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito che la posizione del Paese sul piano diplomatico è «chiara, razionale e non negoziabile».
«Finché non saranno soddisfatte», ha aggiunto Ghalibaf, «non ci sarà spazio per aprire lo Stretto di Hormuz».
Le parole del presidente del Parlamento iraniano si inseriscono così in un contesto già segnato da un forte innalzamento della tensione. Da una parte Washington prepara i propri cittadini a possibili conseguenze immediate sul terreno e nei collegamenti internazionali. Dall’altra Teheran mantiene una linea rigida sulle condizioni necessarie per una riapertura dello Stretto.
L’anticipazione del rientro di Trump da Camp David aggiunge un ulteriore elemento a un quadro che resta in rapida evoluzione. Il timore, a Washington, è che un nuovo passaggio della crisi possa coinvolgere direttamente interessi e cittadini americani in più Paesi del Medio Oriente, allargando ulteriormente il fronte della crisi.
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