18 Aprile 2021, domenica
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Serie A, sempre Inter. Vincono e soffrono anche le romane

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Inter, sempre Inter, fortissimamente Inter. La trentesima giornata di serie A non cambia, anzi rafforza la leadership nerazzurra.

Gara sofferta contro il Cagliari, decisa da Darmian al minuto 77 su passaggio di Hakimi. Di misura (e soffrendo anche loro) vincono Roma (in casa contro il Bologna) e Lazio, corsara a Verona. Il Napoli sbanca Genova, sponda Samp, rimanendo in zona Champions, l’Atalanta resta quarta espugnando Firenze. 

INTER-CAGLIARI 1-0

Undicesima vittoria consecutiva per l’Inter, che vince di misura anche contro il Cagliari tornando a +11 sul Milan in testa alla classifica. A San Siro decide la rete di Darmian nel quarto d’ora finale, dopo una gara difficile da sbloccare ma dominata sul piano tattico da parte degli uomini di Conte. Ennesima sconfitta per la formazione sarda, che rimane terzultima con cinque punti di ritardo dal Torino (con una gara ancora da recuperare).

A differenza della gara con il Sassuolo i nerazzurri tengono saldamente in mano il pallino del gioco, cercando in tutti i modi il varco per penetrare la retroguardia sarda. All’11′ ci prova Eriksen con un bel destro da fuori respinto bene da Vicario, poi qualche minuto più tardi viene annullato un gol a Sanchez per fuorigioco. Al 24′ Sensi calcia a lato di poco, mentre nel finale di primo tempo provano a farsi vedere anche i rossoblù con Nainggolan, che calcia dalla distanza chiamando Handanovic alla risposta. Nella ripresa l’Inter continua a fare la gara e al 69′ sfiora il vantaggio con de Vrij, bravo a staccare su un corner da destra ma sfortunato nel colpire la parte alta della traversa. Vantaggio rimandato di una decina di minuti: al 77° ci pensa il neo entrato Hakimi a servire a Darmian la facile palla dell’1-0 nerazzurro, da spingere in rete da pochi centimetri. Nelle ultime battute di gara il Cagliari tenta il tutto per tutto a caccia del pareggio, ma il cuore non basta.

SAMPDORIA-NAPOLI 0-2

Un gol per tempo e il Napoli espugna Marassi. Primo tempo tutto di marca azzurra con tre limpide occasioni non sfruttate a dovere. Al 35° la prima rete: combinazione tra Osimhen e Zielinski, palla a Fabian Ruiz che con un bel sinistro trafigge Audero. La ripresa, leggermente più equilibrata, vede gli uomini di Ranieri andare a segno con Thorsby sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Ma il VAR rileva un fallo del norvegese su Koulibaly. Dopo il pericolo scampato arriva il raddoppio con l’uomo più contestato: Osimhen realizza al minuto 87 e mette la parola fine all’incontro.

HELLAS VERONA-LAZIO 0-1

La Lazio trova il solito gol a tempo scaduto (92°) e torna da Verona con 3 punti pesantissimi per la corsa alla Champions. Stavolta decide Milinkovic, che porta i biancocelesti a quota 55 punti, e la squadra di Inzaghi ha ancora una gara da recuperare. Al Bentegodi si è visto tanto equilibrio, che ha rischiato di rompersi quando Immobile ha calciato sul palo alla destra di Silvestri. A inizio ripresa la Lazio passerebbe in vantaggio con la rete di Caicedo, ma il Var è decisivo nel punire una sbracciata ai danni di Magnani. Poi i ritmi si sono abbassati, e a tempo scaduto è arrivata l’incornata di testa di Milinkovic-Savic su cross di Radu.

JUVENTUS-GENOA 3-1

La Juventus sconfigge 3-1 il Genoa all’Allianz Stadium e conserva il terzo posto in classifica a 12 punti dall’Inter capolista e ad una sola lunghezza dal Milan. I bianconeri danno continuità al successo di mercoledì nel recupero con il Napoli dominando il match sin dalle prime battute e trovando il doppio vantaggio con Kulusevski (al 4°) e Morata (22°), si addormentano in avvio di ripresa e subiscono il gol di Scamacca (al 49°) per poi chiudere la partita grazie a McKennie al 70°.

C’è un “caso” Ronaldo a fine partita. Si rincorrono le voci secondo cui avrebbe gettato la maglia per un moto di stizza, alcune fotografie rilanciate dai social network sembrano confermarlo, ma il fotografo del match, intervistato da Telelombardia, nega, affermando che l’impressione sul campo era che il portoghese avesse semplicemente lanciato la maglia a un raccattapalle. Ad ogni modo CR/ contento non era. A fine partita lo ha detto anche Pirlo: “Era arrabbiato perché non aveva segnato, ma è normale che un campione come lui sia insoddisfatto se non segna. Se sarà multato? Assolutamente no”.

ROMA-BOLOGNA 1-0

La Roma torna a vincere dopo tre turni di astinenza, battendo in casa il Bologna per 1-0. Decide una rete di Borja Mayoral a fine primo tempo, dopo tanta sofferenza iniziale da parte dei giallorossi. La squadra di Fonseca si riporta a -1 dalla Lazio, che però ha una gara ancora da recuperare. L’avvio di gara degli emiliani è veemente e porta almeno a tre nitide palle gol nel corso dei primi 20 minuti di gioco. La prima chance è per Palacio che calcia a lato di pochissimo, Svanberg mette alto di un soffio con un colpo di testa da corner e Soriano viene murato da un miracoloso Mirante, ancora su una situazione di corner. I giallorossi fanno fatica a reagire e non impegnano quasi mai Skorupski, anche se un paio di potenziali occasioni non vanno a buon fine per imprecisioni negli ultimi passaggi. Proprio a ridosso dell’intervallo è la Roma che colpisce: Mayoral scappa a Danilo e si presenta a tu per tu con il portiere, lo scavalca e a porta vuota fa 1-0. Nella ripresa la squadra di Fonseca tiene maggiormente in mano il pallino del gioco, senza rischiare tanto come fatto nella prima frazione. Il Bologna cala d’intensità lasciando molto più spazio ai giallorossi, che in ripartenza hanno diverse occasioni per il raddoppio ma non le sfruttano. Nel finale la squadra di Mihajlovic prova il tutto per tutto alla ricerca del pareggio, non trovando però lo spunto giusto per colpire. 

FIORENTINA-ATALANTA 2-3

Una gara al cardiopalma risolta da un rigore trasformato da Ilicic. È un’Atalanta monstre, come quasi sempre d’altronde, quella che si presenta al Franchi nel posticipo domenicale della 30° giornata. Primo tempo dominato chiuso con il vantaggio di sole due reti, ma potevano essere almeno il doppio. Zapata protagonista: sue entrambe le realizzazioni. La prima, al 13° su un cross splendido di Malinovskiy e la seconda al 40° su un altro assist del numero 18. Nel mezzo miracoli di Dragowski e occasioni sciupate di un soffio.

La Dea, in totale controllo della gara, si fa però sorprendere da Vlahovic al 57° lesto a riaprire il match. Subito dopo gli uomini di Gasperini buttano al vento il 3-1 con Toloi e vengono castigati nuovamente da Vlahovic al 66° su azione straordinaria di Kouamé. Mai risultato fu più bugiardo. E infatti il Dio del calcio (la Dea in questo caso) rimette le cose a posto. Mano di Martinez Quarta in area e calcio di rigore. Lo trasforma Ilicic al 70°. Negli ultimi venti minuti l’Atalanta sfiora più volte il poker. Finisce 2-3. Bergamo gode, è quarta a quota 61 punti, due in meno del Milan secondo. La Viola, a 30 punti, si lecca le ferite.

Nei tre anticipi del sabato vittorie esterne per Milan e Torino. Balzo in avanti nella lotte salvezza per lo Spezia

PARMA-MILAN 1-3

Il Milan continua a vincere fuori casa ma soffre terribilmente contro un Parma mai domo. Colpa anche, va detto, di una fesseria commessa dal suo giocatore più rappresentativo. Ibrahimovic perde la testa al 60°. Questi i fatti: dopo una punizione fischiata a centrocampo ai danni del Milan, lo svedese pur non essendo coinvolto nel fallo rivolge diverse frasi irriguardose all’arbitro Maresca. Una di queste l’ha rivelata Pioli ai microfoni di Sky Sport dopo la partita, edulcorando al massimo: “Allora non ti interessa quello che dico io?”, anche se il labiale dello svedese lasciava ben poco all’interpretazione. Risultato: rosso diretto e ospiti in dieci. Si era sullo 0-2

Milan subito in vantaggio al 10°: assist di Ibra a Rebic che di potenza mette sotto l’incrocio. Un primo tempo sotto controllo da parte della banda Pioli che raddoppia al 44°. Anche in questo caso l’azione parte dal numero 9 che con la suola serve Hernandez, il francese passa a Kessié ed è 2-0.

Nella ripresa, dopo l’espulsione di Ibra, il Parma rientra in partita. Assist di Pellè per Gagliolo che di piatto, al 66° mette in rete. I padroni di casa tentano il tutto per tutto (in particolare con Bani) ma ci pensa Leão al 94° a fissare il punteggio sull’1-3.

I rossoneri restano secondi a quota 63, nel prossimo turno se la vedranno con il Genoa, a San Siro. Il Parma, atteso dalla trasferta in terra sarda sabato prossimo, resta penultimo con soli 20 punti.

UDINESE-TORINO 0-1

Il Torino si rialza nella notte più difficile. Dopo il derby del sabato pasquale perso immeritatamente arriva, per i granata, la vittoria che può salvare una stagione complicatissima. Il rigore di Belotti al 61° non solo porta tre punti di platino ai ragazzi di Nicola ma permette loro di allungare sul Cagliari impegnato domani nell’insidiosissima trasferta in casa della capolista Inter.
Un primo tempo godibile ma senza reti, una ripresa con poche occasioni ma ben controllata dal Torino.
Il penalty che ha deciso la gara è stato assegnato dall’arbitro Doveri per un fallo di Arslan sul Gallo. Il tiro di Belotti non ha lasciato scampo a Musso rimasto immobile.
L’unico patema è stato frutto di un’ingenuità di Buongiorno al 70′ con intervento su Becao: serve il Var per definire se dentro o fuori l’area. L’arbitro Doveri dà palla a due, non valutando l’intervento falloso
Nel finale clamorosa palla gol sciupata da Linetty.
Alla Dacia Arena finisce 0-1 e il Toro respira.

Nell’anticipo delle 15 rocambolesca vittoria dello Spezia in casa contro il Crotone. Decidono Maggiore ed Erlic (all’89° e al 92°) ribaltando l’1-2 calabrese. Djidji aveva aperto le marcature al 40°, pareggio crotonese con Verde al 63° prima del gol del solito Simy al 78°. Ma i Cosmi-boys non avevano fatto i conti con il carattere spezzino e restano ultimi, mestamente con 15 punti.

PIERLUIGI CANDOTTI

Oroscopo della settimana: dal 12 aprile al 18 aprile

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Ariete

La settimana vedrà Venere lasciare il tuo segno per traslocare in Toro. Se non hai trovato l’amore, vorrà dire che in questo momento non sei pronto. Sul fronte lavorativo le cose andranno bene, soprattutto per chi lavora in proprio.

Toro

Fra pochi giorni Venere farà il suo ingresso nel tuo cielo. Dovresti approfittare delle prossime settimane per metterti in gioco in amore. Buttati alle spalle le sofferenze passate e apriti a nuovi incontri. Nel lavoro la tua situazione migliorerà e potresti ottenere perfino un piccolo premio. Evita, in ogni caso, gli azzardi. 

Gemelli

Stai andando incontro a un periodo favorevole per l’amore, potresti vivere qualche bella emozione, fare un incontro intrigante. Sul lavoro dovrai rimboccarti le maniche e darti da fare, ma le novità arriveranno prima o poi! Ricordati che Giove e Saturno sono sempre dalla tua parte!

Cancro

In amore dovresti lasciare andare i ricordi tristi. Cerca, piuttosto, di guardare al futuro con più fiducia. Chi ha da poco chiuso una storia, dovrà concedersi il tempo necessario a ritrovare la serenità. Per quel che riguarda il lavoro arriveranno novità molto importante da fine aprile. Forse dovrai prendere una decisione radicale.

Leone

 La settimana sarà piuttosto impegnativa. In amore potrebbero nascere nuove complicazioni: certo è che tu desideri più attenzione di quella che hai! Anche sul lavoro non saranno giornate facilissime. Forse dovrai lavorare sodo a fronte di pochi guadagni. Tieni duro!

Vergine

Si preannuncia una seconda metà di aprile molto stuzzicante per i sentimenti. Venere tornerà attiva e porterà l’amore nella vita di molti nati in Vergine. Anche per il lavoro ci sono buone notizie! La creatività non ti mancherà, così come la soluzione ad alcuni problemi che ti hanno afflitto in passato.

Bilancia

Potresti sentirti ancora un po’ fiacco, giù di corda, ma almeno non dovrai più fare i conti con l’opposizione di Venere. Gradualmente riuscirai a recuperare la serenità in amore. Weekend interessante per fare nuovi incontri. Sul lavoro potrebbero arrivare nuove offerte, nuove trattative. Anche se non sembri del tutto convinto, vai avanti!

Scorpione

Venere diventerà opposta: come conseguenza potresti decidere di allontanarti da una persona. Anche sul fronte lavorativo servirà pazienza e cautela. Non fare passi azzardati! Chi sta aspettando una somma di denaro, dovrà attendere ancora un po’.

Sagittario

La settimana sarà molto stimolante dal punto di vista sentimentale, specie i primi giorni. Più ci avviciniamo all’estate, più sarà facile vivere emozioni piacevoli. Sul lavoro avrai presto novità interessanti. Forse un progetto nato lo scorso anno potrà finalmente concludersi in maniera positiva. È tempo di pensare a qualcosa di nuovo!

Capricorno

D’ora in avanti l’amore potrà tornare in auge, grazie al nuovo transito di Venere. Molti promettenti rapporti con Pesci o Scorpione. Nuovi incontri o ritorni di fiamma all’orizzonte! Anche sul lavoro potrai tornare in pista. Chi è in attesa di una risposta o una conferma, dovrà pazientare fino alla fine del mese.

Acquario

La settimana potrebbe portare qualche tensione in amore, i cuori solitari hanno aura di legarsi a qualcuno, mentre chi è in coppia fatica ad accettare dei compromessi. Siate prudenti! Sul fronte lavorativo dovresti fare particolare cautela, soprattutto con i soldi! Rifletti con molta attenzione, prima di firmare un nuovo accordo.

Pesci

Finalmente inizierai a recuperare in amore. Possibili nuovi incontri durante il fine settimana. Cerca solo di non infilarti in una storia troppo ingarbugliata! Anche sul lavoro potrà rimetterti in moto. Sarai pieno di idee, motivazione e voglia di impegnarti. Non sottovalutare un progetto che apparentemente potrebbe sembrare di poco conto.

Bonaccini contro le isole Covid Free: “Garavaglia dica no”

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Il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini  “Mi auguro che il ministro del turismo Garavaglia rigetti immediatamente la proposta di “isole covid free”. Non possono esserci località turistiche privilegiate a discapito di altre. Piuttosto il governo si dia da fare perché arrivino più dosi possibili per vaccinare nel più breve tempo possibile e lavori per il passaporto vaccinale, con regole uguali per tutti a livello europeo”

L’idea inizialmente era quella di imitare una settantina di isole greche che entro fine aprile saranno dichiarate a prova di virus grazie a vaccinazioni e passaporto vaccinale.

La Regione Campania ha predisposto un piano di vaccinazioni per tutti i residenti di Ischia, Capri e Procida, ma il piano riguarderebbe anche le isole minori della Sicilia e della Toscana.

Non tutte le regioni sono d’accordo poiché, l’Esecutivo si era detto disponibile a lavorare in tale direzione, anche grazie all’apertura di un “tavolo per arrivare ad avere dei protocolli”, il presidente dell’Emilia Romagna spara a palle incatenate sull’ipotesi.

Il ministro del Turismo Massimo Garavaglia alla Stampa: “Ogni settimana che passa perdiamo pezzi di Pil e non ce lo possiamo permettere”; è per questo che il 2 giugno, nel giorno della festa della Repubblica, è “una data finale entro la quale mi auguro sia aperto tutto o quasi tutto”. “Ovviamente dipende dal Piano vaccinale – osserva – si potrà iniziare” con “delle date settore per settore, con dei protocolli che possono essere più stringenti in una fase iniziale e diventare più larghi con il passare del tempo”. 

Tragedia nel torinese: uccide moglie figlio e padrone di casa e si spara

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In un appartamento di Rivarolo Canavese (Torino), i carabinieri hanno scoperto quattro persone morte.

Un uomo ha ucciso moglie, figlio disabile, e una coppia di anziani coniugi proprietari della loro abitazione.

All’arrivo dei carabinieri l’uomo si è sparato ed ora è in gravi condizioni all’ospedale di Torino.

Sull’omicidio stanno indagando i carabinieri della Compagnia d’Ivrea, che stanno cercando di stabilire il movente del gesto.

La pistola usata era regolarmente detenuta.

All’arrivo dei carabinieri si è scoperto che gli anziani erano stati colpiti nelle ore precedenti.

Tra la salvezza e l’inferno

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A cura di Giuseppe Catapano 

L’Italia è da sempre caratterizzata dal difetto, per cui quando sembra che il suo sguardo abbia messo a fuoco ciò che va inquadrato, in realtà vede (anche) altrove. Ma in questa fase, in cui l’orizzonte da scrutare è oggettivamente buio, l’imperfezione si è ingigantita fino a diventare una grave malformazione. Il primo ha a che fare con la cultura di governo in generale, il secondo con l’atteggiamento dei partiti nell’attraversare questo passaggio politico che li vede in qualche modo “commissariati”, e il terzo con l’idea che gran parte degli italiani si è fatta di Draghi e del suo governo. 

Per moltissimi, con Draghi l’Italia si è giocata il jolly e c’è una fideistica attesa che l’uomo con quel po’ po’ di curriculum  possa sfoderare un decisionismo inedito per le lande desolate dell’attuale classe politica, che gli consenta di rimettere in piedi il Paese, sia sconfiggendo la pandemia che rilanciando l’economia. Un pensiero di grana grossa che ne nasconde altri due, assai pericolosi: ci pensa SuperMario, noi dobbiamo solo attendere che metta a posto le cose; se fallisce uno come lui, non ce n’è più per nessuno, andiamo tutti a ramengo. Ora, è vero che la distanza che separa Conte da Draghi è siderale, e che per una fase di emergenza come quella che stiamo vivendo di meglio non si poteva sperare. Ma è dai tempi di Pietro Nenni che abbiamo scoperto che la “stanza dei bottoni” dove tutto si controlla e si decide non esiste e che non basta tutta la determinazione del mondo a sopperire ad un sistema pubblico inefficiente e deresponsabilizzato e a uno privato svogliato e costruito sulle rendite di posizione. 

Dunque il rischio è che la forbice tra le aspettative e i risultati tangibili sia così ampia che presto le prime si tramutino in delusione cocente e i secondi siano sottovalutati anche se in qualche misura significativi. Una situazione che, se si verificasse, potrebbe aprire le porte non più ai peggiori populismi – quelli, purtroppo, sono già tra noi da lungo tempo – ma a qualcosa di maggiormente grave. Per evitarlo, questo strabismo, occorrerebbe un mix tra pazienza e consapevolezza , che per ora non c’è.

Da un lato, si è insinuata, tanto nella politica quanto nella società, l’idea che il compito dei governi sia quello di intervenire a rimedio degli accadimenti: salvataggi, risanamenti, ristori, bonus. Il verbo più usato è “fronteggiare”, che appunto dà il senso di come si creda che l’azione della politica debba essere quella di fare muro. E poi di risarcire, una volta prodotto il danno. Se ci riflettete, siamo agli antipodi rispetto all’idea che la politica serva a programmare, progettare, indurre gli avvenimenti. Anche di fronte a qualcosa di imponderabile come una pandemia, un conto è inseguire il virus e le sue conseguenze – come abbiamo fatto fin dal primo momento – e tutt’altro è prevenirne le mosse, anticipando le contromisure. A maggior ragione questo vale se si tratta di disegnare e costruire il futuro, facendo scelte preventive. Da qui all’altro strabismo politico, quello mostrato dai partiti nella lettura di ciò che sta accadendo intorno a loro e dentro il sistema politico e istituzionale, il passo è brevissimo.

Se i partiti credono che Draghi sia una parentesi chiusa dopo la quale tutto tornerà come prima, hanno fatto male, anzi malissimo, i loro conti. E questo a prescindere da quale sarà la parabola personale del presidente del Consiglio. Paradossalmente, se anche la pagina che sta scrivendo dovesse rivelarsi brutta, questo non toglierebbe nulla al fatto che il sistema politico – quello risultante dal fallimento della Seconda Repubblica, ben peggiore del pessimo che l’ha preceduto – abbia in Draghi la pietra tombale che lo seppellisce. Un destino che i partiti con l’occhio buono vedono per quello che è – e ciò spiega le loro convulsioni interne – ma con quello affetto da eterotropia lo immaginano ben diverso. Da qui la resistenza a fare quelle riforme strutturali che per oltre un quarto di secolo sono state eluse perché soddisfacevano il futuro a scapito del presente, o così si temeva. Riforme senza le quali, ora non ne usciamo.

Prendete il PNRR, il piano finanziato dalle risorse europee del Recovery. Lo strabismo sta evitando che nel Paese cresca una duplice fondamentale consapevolezza. La prima è che i soldi arriveranno solo e soltanto se il piano prevederà espressamente le riforme, e in particolare quelle più funzionali ai due obiettivi fondamentali dell’operazione Next Generation Ue, il rilancio dell’economia e l’ammodernamento del sistema-paese, e allo strumento con il quale perseguirli, gli investimenti strategici. 

E cioè: giustizia, pubblica amministrazione, infrastrutture, fisco. E sanità, considerato che la pandemia ha messo clamorosamente a nudo i difetti del nostro sistema sanitario a base regionale, e che senza un intervento su di essi da attuare in parallelo al piano vaccinale rischiamo che la ripresa economica abbia le gambe legate da questa che è a tutti gli effetti una precondizione per la crescita del pil. Riforme che devono essere definite, dettagliate, quantificate e incorporate nel Def che entro aprile deve essere scritto, e sulle quali la Commissione europea chiede la misurazione degli effetti strutturali che esse dovrebbero produrre sull’economia reale e sulla finanza pubblica. E questo per ottenere il via libera preventivo di Bruxelles – ma in realtà dei paesi che erano meno favorevoli al Recovery – al piano. Ed è troppo viva in Europa la consapevolezza che l’Italia negli ultimi venti anni non sia stata capace di spendere più del 50% dei fondi strutturali comunitari (ancor oggi, del precedente bilancio ordinario 2014-2020, c’è un residuo non-speso di circa 35 miliardi che, come spesso in passato, rischiamo di perdere), per immaginare che ci concedano sconti. Ma se anche in fase di presentazione del piano tutto andasse liscio, poi, il fatto che le risorse siano soggette al sistema dello “stato avanzamento lavori”, ci obbligherà anche a farle concretamente, queste benedette riforme, se si vorrà evitare che i rubinetti delle erogazioni si chiudano strada facendo.

La seconda consapevolezza che manca – e qui l’assenza è totale, come hanno ben chiarito nella puntata di War Room di giovedì 8 aprile gli economisti Mario Baldassarri, Lorenzo Bini Smaghi e Stefano Micossi – riguarda le conseguenze di eventuali errori nella gestione del Recovery. Non solo i soldi smetteranno di arrivare, non solo i mancati investimenti e le mancate riforme impediranno lo svilupparsi della ripresa e l’inderogabile ammodernamento del Paese di svolgersi, ma il debito pubblico, che è già ormai prossimo al 160% del pil, diventerebbe insostenibile, inducendo di conseguenza il nostro default e mettendoci ai margini dell’Europa. Avete forse idea di qualcuno che nell’ambito politico abbia cognizione delle conseguenze fatali che produrrebbe presentare un PNRR pieno di spese correnti, o improduttive, o comunque non sufficientemente strategiche, a piè di lista? Qualcuno ha riflettuto sul fatto che Angela Merkel, cui dobbiamo il varo del Next Generation Ue nonostante le tante e fortissime resistenze – non tutte strumentali, peraltro – sta per uscire di scena e che le cancellerie che fecero opposizione sono con il fucile puntato pronte a spararci addosso al nostro primo passo falso? Bini Smaghi lo spiega con chiarezza: se con quei soldi faremo presto e bene opere come l’alta velocità ferroviaria o la fibra per infrastrutturare digitalmente le nostre comunicazioni, gli olandesi e soci penseranno che ne avranno anche loro un vantaggio, non fosse altro come turisti, ma se serviranno per fare gli stadi o per finanziare la sopravvivenza di Alitalia, o anche peggio, allora scoccherà un redde rationem cui non sopravviveremo né noi né l’Europa.

Nel suo rapporto di quest’anno, il centro studi Economia Reale del professor Baldassarri ci avverte con assoluta chiarezza: senza i fondi Ue, e dunque a legislazione vigente, dei 9 punti percentuali di pil persi nel 2020 siamo destinati a recuperarne solo 3,3 quest’anno e 2,2 l’anno prossimo, per poi scendere ad una crescita di un solo punto nel 2023 e precipitare ai soliti “più zero virgola” nei cinque anni successivi, tant’è che nel 2028 avremmo ancora una trentina di miliardi di pil in meno dei 1622 miliardi del 2019 (che già non avevano ancora del tutto recuperato la ricchezza persa dal 2008 in avanti). Con la conseguenza che al debito di 2570 miliardi del 2020 si aggiungerebbero altri 500 miliardi e passa per arrivare a 3096 nel 2028, stando sempre sopra al 150% del pil. Sarebbe una situazione finanziaria sostenibile, o lo spread – che peraltro in questi giorni è tornato a tre cifre – finirebbe con l’esplodere come nel 2011? Sperabilmente no, probabilmente sì.

Ma attenzione, la crescita sarebbe più sostenuta di qui fino al 2023, ma poi tornerebbe inesorabilmente la stagnazione a colpi di “zero virgola”. E questo perché il NGEU, pari a 125 miliardi all’anno per sei anni, per ora è una manovra “una-tantum”. Si dovrebbe renderlo “permanente”, ma ciò richiede un bilancio federale che vada oltre il bilancio ordinario, oggi pari all’1% del pil dei 27 paesi Ue (negli Usa è il 25%), finanziato sia con risorse proprie che con debito comune. Sarebbe un primo determinante passo verso gli Stati Uniti d’Europa, ma appunto per questo non ci possono essere paesi zavorra, altrimenti non solo la maggiore integrazione continentale non decolla, ma rischia seriamente di fare passi indietro.

Draghi, ovviamente, tutto questo lo sa, ma rischia di non avere né il tempo né tutte le leve che servono. Invece, i partiti e il grosso del Paese, che potrebbero creare il consenso e le condizioni per questa straordinaria rivoluzione, non lo sanno. Per ignoranza e per ignavia. Siamo a un maledetto crocevia, e qualcuno pensa ancora che lo strabismo di Venere sia un segno di bellezza.

Giudicate Voi, domenica 11 aprile in onda la dodicesima puntata

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Domenica 11 aprile in onda una nuova puntata di “Giudicate Voi”

Giudicate voi è il talk show di approfondimento giornalistico che ogni settimana commenta con professionisti in studio le notizie più importanti del nostro quotidiano.

Il programma Giudicate voi va in onda tutte le domeniche su TLA ore 20:00 al canale 93, sul sito web www.tla.it e sulla web tv: www.ondaweb.tv.

Questa settimana ospiti in puntata il Prof. Avv. Giuseppe Catapano, Rettore AUGE, Enrico Garofalo presidente HBI.

In collegamento: Filippo Matalone consigliere Hair Beauty Italy e Rossella Lo Vecchio segretario Piemonte Hair Beauty Italy.

Il dibattito sarà incentrato su due tematiche molto importanti:

-L’Italia divisa in 2 colori

-Covid: in crisi parruchieri e centri estetici

La puntata come di consueto verrà moderata da Alfredo Mariani con l’aggiunta di clip e interviste. Ad arricchire la trasmissione la rubrica “l’Oroscopo” di Rafaela Gionti.

Si confermano e annoverano nuovi sponsor: AUGE, Centro studi CTP, Gioca Family Park, Dott. Antonio Napoletano chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica; Graus Edizioni, Casale Telesi, Noi Polizia, Associazione Cooprio, Del Rent.

Tod’s: Della Valle chiama Chiara Ferragni in Cda

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Il gruppo Tod’s nomina Chiara Ferragni membro del Cda.

Diego della Valle annuncia “la conoscenza di Chiara del mondo dei giovani sarà sicuramente preziosa, inoltre, insieme, cercheremo di costruire progetti solidali e di sostegno per chi ha più bisogno, sensibilizzando e coinvolgendo sempre di più le nuove generazioni in operazioni di questo tipo”.

 Il gruppo Tod’s commenta: “”Siamo certi che la conoscenza di Chiara del mondo dei giovani, unita all’esperienza dei membri del cda, possa costruire un gruppo di pensiero dedicato a progetti focalizzati alla solidarietà verso gli altri, con forte attenzione al mondo giovanile che, mai come in questo momento, ha bisogno di essere ascoltato”.

Chiara Ferragni  afferma :“ringrazio Diego Della Valle per la fiducia e il rispetto che ha nei miei confronti come donna e manager, unirmi al gruppo Tod’s significa dare voce alla mia generazione con una delle eccellenze dell’Italia nel mondo.”

L’arrivo di Chiara Ferragni nel consiglio di amministrazione della società Tod’s fa balzare il titolo a Piazza Affari che sale dell’11,6% a 32,04 euro.

Morto il principe Filippo

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Il principe Filippo d’Edimburgo 99enne consorte della regina Elisabetta, è morto dopo essere stato dimesso dall’ospedale a Londra a causa di una non precisata infezione.

L’annuncio è stato fatto dalla regina in una nota diffusa da Buckingham Palace, poche righe ma abbastanza toccanti per esprimere il dolore di una perdita dopo 73 anni di vita insieme “E’ con profonda tristezza – vi si legge – che Sua Maestà la Regina annuncia la morte del suo amato marito, Sua Altezza Reale il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, spirato pacificamente stamattina nel Castello di Windsor”.

Il duca d’Edimburgo avrebbe compiuto 100 anni a giugno, punto di riferimento della corte britannica per decenni.

Union Jack a mezz’asta a Buckingham Palace, intanto si attende l’annuncio di una cerimonia funebre nella massima solennità, come ultimo tributo di Elisabetta al marito.

Il premier britannico Boris Johnson sostenendo la regina dice “come nazione e come regno ringraziamo la straordinaria e figura e il lavoro del principe Filippo, un amorevole marito, un padre e un nonno affettuoso”. Johnson ha ricordato le parole della regina stessa, in onore di uno dei passati compleanni del duca, secondo cui la famiglia reale e l’intero Paese “dovranno sempre essere consapevoli del debito” nei confronti di Filippo per il suo servizio alla dinastia e alla nazione.

Ma soprattutto ne ha evidenziato il ruolo di sostegno e pilastro fondamentale  accanto alla regina, “non solo come marito, bensì come forza e presenza al suo fianco per più di 70 anni”. “E’ quindi a Sua Maestà e alla famiglia reale – ha concluso – che i nostri pensieri e le nostre preghiere devono volgersi oggi”

La presidente della Commissione europea , Ursula Von der Leyen scrive “Sono rattristata nell’apprendere della morte di sua altezza reale il principe Filippo vorrei estendere il mio sincero cordoglio a sua maestà la regina, alla famiglia reale e al popolo del Regno Unito in questo giorno così triste”. 

Europa League, la Roma trova tutto

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Tutto in una sera: testa, cuore, gambe e una bella dose di fortuna. È la vittoria degli ultimi, dei giocatori derisi e spernacchiati da ormai troppo tempo che per novanta

minuti tirano fuori la partita della vita e regalano ai giallorossi una serata di gloria. Quinta vittoria consecutiva in Europa, terza in trasferta (roba da record, neanche con Bianchi nella cavalcata semi trionfale del ’91 si ricorda un filotto simile, anche se gli avversari erano di altra caratura) e semifinali ipotecate.

Roma in difficoltà già al 23° con Spinazzola costretto a uscire per infortunio. E poi, il solito patatrac difensivo: al 39° sciagurato retropassaggio di Diawara a Mancini, Mancini si addormenta e Klaassen, dopo un uno-due con Tadic porta in vantaggio l‘Ajax. Da lì, entra in scena Pau Lopez. Il portiere più bistrattato della storia giallorossa (quasi sempre a ragione) compie il primo miracolo della serata salvando su Antony il possibile 2-0 che avrebbe messo fine a ogni discorso.Si va al riposo sotto di una rete e, se il primo tempo si chiude male, la ripresa parte anche peggio. Follia di Ibanez al 7° (fallo inutile e sciocco ai danni di Tadic) e calcio di rigore per l’Ajax.

Il raddoppio sembra cosa fatta, Pau Lopez non ha mai preso un rigore, né tantomeno indovinato l’angolo. Anzi, una volta (eravamo a Cagliari), intuì il tiro di Joao Pedro ma sulla sua ribattuta l’attaccante rossoblù segnò agevolmente. Stasera no.Tadic batte centrale, il portiere resta fermo e rinvia.

Agli occhi dei più viene in mente, con una lacrimuccia e tanta polvere nel cuore da spazzare via, l’epico derby del 2010 quando Ranieri decise nell’intervallo di sostituire Totti e De Rossi per ribaltare lo 0-1. Anche lì, a inizio ripresa, ci fu un rigore. E il laziale Floccari tirò anche molto meglio di Tadic. Ma nulla poté contro Julio Sergio. Vero, parliamo di una stagione conclusa con uno scudetto perso negli ultimi minuti, non di un quarto di Europa League per giunta di andata.

Ma, la gara come per incanto cambia. Come fu undici anni fa (…) anche stasera. Pellegrini, al 57°, si incarica di battere un calcio di punizione, supera la barriera e… non è uno scherzo, arriva la paperona di Scherpen. Riflettiamo bene: il Capitano giallorosso non ha nel DNA il saper calciare le punizioni. Di solito, le tira sugli avversari e puntualmente i tifosi lo invitano ad andare in posti misconosciuti ai più. Stavolta la palla supera il muro (muretto…) olandese e viene presa dall’estremo difensore avversario. Ma, è serata strana, il portiere ha forse messo troppo gel san(t)ificante nei guanti e si lascia sfuggire la sfera. È 1-1.Poi, ancora Lopez sugli scudi. Altre tre parate salva risultato. Non blocca una palla che è una, il nostro.

Brutto e sgraziato nei movimenti, respinge male ma respinge. E i lancieri non passano. Potrebbe bastare il pari, siamo in trasferta…Ma è la notte dei miracoli, quella che non ti aspetti. E chi se non Ibanez, peggiore in campo fino a quel momento?Su calcio d’angolo di Pellegrini è Klaassen a respingere male (oh, una volta per uno) e il numero 3 giallorosso, solissimo in area, stoppa di petto e calcia potente sotto la traversa. Vantaggio Roma all’87°. Sui social si scomodano paragoni da ergastolo (Ibanez come Di Bartolomei, Ajax-Roma come Roma-Colonia… Dio perdona loro perché non sanno quello che dicono) ma è comunque una vittoria esterna in terra olandese. E, qualora i giallorossi non dovessero impazzire, giovedì prossimo potrebbero staccare il pass per le semifinali di Europa League.In una stagione disgraziata come questa, sarebbe un’impresa.

PIERLUIGI CANDOTTI.

“Non è il momento di licenziare ma di vaccinare”

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Maurizio Landini leader della Cgil in un intervista a “Rainews” sostiene che bisogna incentivare strumenti alternativi ai licenziamenti:contratti solidarietà, cassa integrazione, contratti di espansione.

“Oggi è il momento di vaccinare i lavoratori, non di licenziarli, bisogna vaccinare prima gli anziani e le persone fragili e poi in poco tempo bisogna vaccinare tutti i lavoratori”

La condizione per uscire dalla crisi è combattere il virus e cercare di ripartire, ma per farlo bisogna continuare a proteggere il lavoro e il paese.

Lo smart working deve essere regolato dentro i contratti nazionali di lavoro. Penso che ognuno di noi da qui in vanti dovrà avere la capacità e le competenze si di lavorare a distanza, sia di lavorare in presenza. Alle stesse persone sarà chiesto di avere questa competenza. I contratti nazionali di lavoro debbono regolare questa prestazione perché le persone devono avere gli stessi diritti, sia se lavorano a distanza, sia se lavorano in presenza”, ha detto ancora il leader della Cgil.