A cura di Gilberto Borzini
Inevitabilmente, a una certa età si impara a distinguere tra i veri valori e quelli falsi che abbiamo rincorso negli anni passati.
Un sorriso, un paesaggio, una persona a cui si vuole bene, una giornata di sole, l’esserci e il sapere di far parte di un infinito mistero, quello della vita, sono valori per cui merita di meditare e di esistere.
Il resto, quelle cose che ci hanno insegnato indottrinandoci, il denaro, il prestigio, il ruolo, l’apparenza, quelle cose che ci hanno resi ansiosi o agitati, che ci hanno messo fretta e urgenza, che hanno portato disordine e frastuono nel nostro passato sono falsi miti, veri e propri disvalori.
Quelli che ci vennero spacciati per valori hanno generato ansia, tristezza, tensione, a volte rabbia e rancore, così attraversando i decenni ho incontrato molti benestanti tristi e ansiosi, e molte popolazioni capaci di vivere con pochissimo ma in serenità.
A volte nel “poco” o nell’apparente tale si impara il suo immenso valore.
L’Educazione consumistica
Il processo di orientamento al consumo inizia fin dalla più tenera età e l’intero meccanismo pedagogico, educativo e istruttivo è definito in coerenza con la struttura della Società che non desidera più Cittadini ma esclusivamente Consumatori.
Il Cittadino, infatti, è soggetto pensante e capace di spirito critico mentre il Consumatore è un criceto che gira continuamente nella ruota definita nel ciclo “lavoro, guadagno, desidero, spendo”, un ciclo che a ben guardare non può mai interrompere la crescita per mantenersi adeguato ai propri obiettivi, e questa semplice osservazione spiega il perché il mitologico PIL, nella logica spietata dell’economia corrente, non debba mai smettere di aumentare.
Il ciclo, pertanto, impone la moltiplicazione dei desideri e delle necessità che definiscono l’incremento della spesa e del consumo e utilizza a piene mani le leve della pubblicità e dell’emulazione, così come della manipolazione dei prezzi per imporre una crescita anche fittizia del proprio andamento.
La fascinazione narcisistica suggerita e stimolata in misura ormai ossessiva prima dagli spot televisivi e oggi dallo scroll dei social network costruisce fin dall’infanzia un modello propriocettivo definito dall’apparire, affermando la primazia dell’esibire rispetto a quella dell’essere, e per esibire bisogna, prima ancora, avere.
Consumo critico e consapevole
La macchina dei Consumi è la macchina dell’economia, il che è come dire la macchina del Potere, quello che dai tempi antichi si mantiene erogando intrattenimento e reddito basilare e che i romani definivano in “panem et circenses”.
É un meccanismo che stritola, che erode le risorse naturali prima che possano essere riprodotte, che induce chi produce alla ricerca del massimo profitto anche a scapito della sicurezza e della salute e della dignità di chi lavora alla produzione, che vomita migliaia di tonnellate di rifiuti e scarti nei luoghi in cui la povertà è ben al di sotto della soglia minima di sopportazione e sopravvivenza.
Questa economia, questo modello economico, appaiono splendidi ma sono catastrofici, e sotto la brillantezza e la luminosità dell’apparenza si nascondono violenze, soprusi, inquinamento, intossicazione, devastazione di ambienti e di culture locali.
Occorre allora una nuova Etica della Sobrietà, capace di consumo critico e consapevole. Un consumo che distingua il necessario dal superfluo e che anche all’interno del necessario sappia distinguere tra chi quel necessario lo produce affermando i diritti e la dignità dei lavoratori e chi no.
Il Sistema proverà a combattere la Sobrietà, giudicandola ostile e pericolosa, minacciando sciagure e devastazioni, ma saranno solo parole.
Abbiamo, noi Consumatori, la possibilità di incidere, di controllare, di limitare lo scempio generato dall’iperproduzione necessaria a soddisfare i consumi superflui.
Consumare meno, consumare il necessario, ridurre gli sprechi, produrre meglio, conservare le risorse, redistribuire a chi ha bisogno, sono tutte opzioni percorribili affermando l’Etica della Sobrietà.
Facciamoci un pensierino.
