5 Novembre 2026, giovedì
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Cappuccetto Rosso e il trionfo della Lupa

Una fiaba rovesciata in cui il Potere divora chi lo desidera, la Nonna perde la propria Costituzione e il bosco diventa il regno di chi ha imparato a trasformarsi in Lupo

A cura di Gilberto Borzini

In un radioso giorno di prima estate la mamma chiese alla bimba di andare dalla nonna per vedere come stava e se aveva bisogno di qualcosa.

La bimba prese con sé una cesta, indossò una mantellina rossa, si coprì il capo con il cappuccio della mantellina e si incamminò ben sapendo che per raggiungere la nonna avrebbe dovuto attraversare il bosco.

Il grande paesone in cui la bimba era nata era diviso in due da un superbo bosco che separava la parte settentrionale, in cui viveva la nonna, da quella meridionale in cui viveva la bimba.

La bimba aveva un nome, si chiamava Romanina, ma ai fini della storia il suo nome è irrilevante, visto che i più non lo ricordano neppure ma preferivano chiamarla Cappuccetto Rosso visto che la mantellina che indossava la portava sempre, in ogni stagione.

Nella cesta la bambina portava cibi sani e ricostituenti, perchè la Nonna, che in passato aveva goduto di una sana Costituzione, ora si era indebolita, e da bellissima che era stata riconosciuta nella sua gioventù ora perdeva le sembianze, dimenticava, non riconosceva, invecchiava, come accade a tutti, e non sembrava più adeguata ai tempi correnti in un paese che pretendeva da tutti l’apparire sempre giovani, belli e prestanti.

In paese, infatti, tutti si tatuavano, andavano in palestra, si ritrovavano schiamazzando a bere aperitivi e nelle ore della movida, sfrecciavano in monopattino, non avevano tempo per leggere, parteggiavano anziché informarsi e detestavano quei vecchi che pretendevano di prendere il tempo necessario per riflettere prima di dare una risposta: avevano fretta e per loro contavano solo il tempo e il fatturato, vivevano nell’impermanenza e nella precarietà e si volevano contenti.

Giunta all’ingresso del bosco che divideva le due parti del paese la Romanina seguì il sentiero che lo attraversava, ogni tanto fermandosi ad ascoltare un rumore, e parlando ad alta voce con se stessa, quasi come stesse apostrofando qualcuno, per tenersi compagnia e scacciare la paura.

Fu così che improvvisamente le apparve il Lupo, che però era femmina e allattava due cuccioli d’uomo. La Lupa sembrava mansueta e il pelo brillava di luce barocca.

“Come sei bella, Lupa!” esclamò la bimba “chissà perché tutti parlano male di te”

“Chi ha paura di me ha timore di se stesso” disse la Lupa, e aggiunse “i gemelli che allatto saranno i tuoi alleati nel futuro, ma prima che ciò avvenga dovrai conquistarmi” e si allontanò trotterellando come neppure una Sibilla affascinate avrebbe potuto fare.

Comprensibilmente turbata la bimba si affrettò lungo il sentiero, ma la Lupa correva più veloce e aveva già raggiunto la casa della nonna, che nelle stesse ore si era allontanata per partecipare a una riunione di condominio, e si ficcò nel suo letto in attesa della nipotina.

“Avanti”, latrò la Lupa quando Cappuccetto Rosso bussò alla porta

“Hai un brutto aspetto, nonna” disse Cappuccetto Rosso entrando e avvicinandosi al letto “ti ho portato qualcosa per rimettere a posto la costituzione”

“Grazie, nipotina, cosa vuoi il potere logora…” prese tempo la Lupa

“Il potere? Anch’io voglio il Potere!” esclamò saltellando Cappuccetto Rosso

“ E allora lo avrai!” disse la Lupa balzando fuori dal letto e facendo un sol boccone di Cappuccetto Rosso.

Quando la Nonna tornò scoprì il suo letto disfatto, peli neri e lunghi sparsi un po’ ovunque, e la cesta di Cappuccetto Rosso, vuota e abbandonata per terra, e non tardò a capire che ancora una volta il Potere  aveva fatto un boccone di chi lo desiderava impedendo alla Nonna di rinvigorire la sua costituzione.

Così la Nonna chiamò i condomini con cui si era appena lasciata dopo la riunione e disse

“La Lupa ha inghiottito la Romanina, mia nipote, e io sento la mia costituzione svanire…”

I condomini si armarono immediatamente: quelli dei piani alti misero tagliole con sacchi di denaro sul percorso della Lupa, quelli dei piani bassi chiamarono a gran voce i ragazzi del palazzi di fronte che sciamarono attraverso il cortile invadendo il bosco.

Infine trovarono la Lupa, che allattava i cuccioli umani, mentre Cappuccetto Rosso, apparentemente incolume, rigettata dalla Lupa appena giunta vicino alla sua tana, appariva ubriaca, come se restare anche per poco tempo nel ventre della Lupa l’avesse fatta dimenticare di se stessa, della nonna e della cesta: gridava, minacciava, straparlava, si contraddiceva e auspicava, dimostrando così, auspicando, di aver superato l’ordinario limite della follia.

E quando i condomini imbracciarono le armi per uccidere la Lupa fu proprio lei, la Romanina Cappuccetto Rosso a proteggerla col suo corpo e per sottolineare la sua decisione urlò con disprezzo ai condomini di avere buttato nel fiume quel che doveva portare alla nonna e che da quel momento sarebbe stata lei, con la Lupa e i cuccioli umani, a dettare le regole, iniziando col togliere dal bosco tutti i ragazzi che vi erano arrivati dai condomini di fronte.

Fu così che i condomini, bofonchiando e scrollando la testa, si ritirarono a casa loro.

La Nonna in breve tempo morì di crepacuore e nostalgia e nel giro di pochi mesi il bosco era talmente infestato da lupi da non poter essere più attraversato da nessuno che non volesse essere divorato e divenire esso stesso Lupo.

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