A cura di Gilberto Borzini
Siamo in piena fase di Turismholic, l’ubriacatura turistica che immagina l’Italia “vivere di turismo” e vorrebbe orientare ogni paese, borgo, insediamento all’ospitalità comunque intesa. Ripeto allora ciò che osservo da tempo: il Turismo lasciato al mercato e alle sue dinamiche scatena più tempeste del vaso di Pandora e produce inquinamento, erosione delle risorse locali, devastazione ambientale, trasformazioni culturali rilevanti con perdita dell’identità originaria.
Non si tratta di danni collaterali, ma di effetti immediati, immediatamente osservabili che paradossalmente rendono il mondo sempre più uguale ad un modello importato a immagine e somiglianza del mondo di provenienza della domanda turistica, perdendo ciò che del turismo dovrebbe essere elemento fondante: la peculiarità locale.
Così le amministrazioni locali si dannano per “portare più turisti” e gli Enti del Turismo plaudono a fronte di un più zero virgola nel conteggio delle presenze, senza minimamente andare a verificare cosa quello zero virgola comporti e, soprattutto, se quello zero virgola di presenze in più rappresenti un guadagno per il territorio.
Costi, Ricavi e Benefici
L’Italia del turismo sembra quel ristoratore che a fine giornata tira le somme ed è contento se ha incassato un euro più del giorno precedente ma non considera con quanti coperti e con quali derrate ha realizzato l’incasso perché una delle regole principali che si apprendono nella gestione d’impresa è che a volte all’apparente crescita dei ricavi corrisponde una maggior crescita dei costi trasformando quello che credevamo profitto in perdita secca.
Potrei, in materia, fare molti esempi pratici, situazioni alberghiere apparentemente rosee che nascondevano baratri di perdite, ma desidero porre l’attenzione sull’aspetto generale.
Il Turismo del mordi e fuggi, quello degli Short Break, produce una prepotente pressione antropica sul territorio lasciando allo stesso scarsissime marginaltà economiche e ampie criticità ambientali.
Il Turismo dei b&b, per come si è andato sviluppando, ha prodotto paradossi speculativi immobiliari e l’espulsione del tessuto abitativo produttivo originale, generando una catastrofe sociale in nome del profitto individuale dal valore ancora da verificare.
La Navi da Crociera inquinano come un quartiere urbano e, agli approdi, scaricano migliaia di persone che nel loro visitare lasciano ben poco valore aggiunto al territorio.
Sto scrivendo, in sostanza, che il turismo di massa rischia nelle dinamiche attuali di costare alle comunità territoriali molto più di quanto non renda e che quindi tirando le somme tra costi e benefici i primi sono prevalenti rispetto ai secondi.
Cambiare prospettiva
Chi ha detto che migliaia di presenze a Pompei non danneggiano l’unicum archeologico campano? Chi sostiene che migliaia di sudaticci visitatori dei musei non danneggiano con il loro afrore le tele esposte e i loro colori?
Puniamo severamente chi sottrae la bianca sabbia di alcune spiagge sarde e non facciamo nulla per limitare i danni da erosione prodotti da miliardi di passi su antichi selciati, su ponti, passaggi, affacci e balconi panoramici o storici.
Tutto perché si immagina, turistholicamente parlando, che il Turismo trasformi il paesaggio e le risorse locali in denaro sonante, moltiplicando il denaro come il Campo dei Miracoli di Pinocchio.
La prospettiva deve essere limitata, deve porre limiti altrimenti si rischia di trasformare una splendida e sensuale bellezza, l’Italia, in una bagasciona da quattro soldi che tutti possono ottenere.
Chi davvero dispone di “eccellenze” artistiche sia adeguato ad accogliere, ricevere, ospitare e indirizzare quelle forme di turismo alto spendente che producono ricavi per i privati e valore aggiunto per la collettività. Definisca i quantitativi di pressione antropica quotidianamente sostenibile e applichi ticket di accesso significativi, perché la bellezza non si regala a chiunque.
Pianifichi gli accessi definendo ordini di priorità partendo dalla prenotazione alberghiera e arrivando alla visita guidata.
Il resto, non prenotato per tempo, non economicamente definito e determinato o ciò che esce dai limiti previsti, si rimandi. Si accetti solo ciò che è gestibile senza produrre danno, è questione di buona amministrazione o, come dicono quelli che ne sanno più di me, di “govern
