29 Agosto 2026, sabato
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Stellantis, export e sicurezza: l’affondo di Appendino contro governo e vertici industriali

Dai premi negati agli operai ai compensi milionari dei manager, fino al calo dell’export e alle polemiche su Rogoredo: la deputata M5S incalza maggioranza e imprese. “Basta parole, servono scelte nette”.

Tre fronti, un’unica accusa: il divario tra chi paga e chi incassa, tra chi lavora e chi decide. È su questa linea che la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino torna all’attacco, chiamando in causa il gruppo Stellantis, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Industria, commercio estero e sicurezza: tre dossier che, secondo l’ex sindaca di Torino, raccontano la stessa frattura sociale.

Il caso Stellantis: premi negati, manager premiati

Il primo terreno di scontro è quello industriale. Nel mirino, le politiche retributive di Stellantis. “Ancora una volta – accusa Appendino – l’azienda sceglie di non pagare il premio di risultato agli operai, mentre ai vertici scorrono compensi milionari”.

I numeri evocati sono destinati a pesare nel dibattito politico: oltre 2,4 milioni di euro per John Elkann nel 2025; quasi 5,5 milioni in sei mesi per l’amministratore delegato Antonio Filosa; circa 12 milioni di buonuscita per l’ex AD Carlos Tavares.

Il punto, per la deputata pentastellata, non è soltanto la sproporzione, ma il segnale che ne deriva: “Chi ha guidato l’azienda verso scelte industriali fallimentari passa all’incasso, chi si spacca la schiena in fabbrica resta senza premio e spesso fatica ad arrivare a fine mese”.

La critica si estende al rapporto con lo Stato: “È il trionfo di un sistema malato in cui i fallimenti si pagano con la cassa integrazione finanziata dai contribuenti”. Da qui la proposta di legge M5S, ribattezzata “Olivetti”, che introduce un tetto fiscale: incentivi solo alle aziende in cui la retribuzione dei manager non superi di 25 volte la media dei dipendenti. “Se la maggioranza non vuole essere complice di questo schiaffo alla dignità del lavoro, voti subito la nostra legge”, incalza Appendino.

Export e manifattura: “Il Made in Italy non vive di slogan”

Secondo capitolo: commercio estero e politica industriale. Nel giorno in cui il governo rivendica la solidità del sistema produttivo, l’ex sindaca contesta la narrazione.

Appendino cita il surplus commerciale verso gli Stati Uniti, sceso – afferma – da 38 a 34 miliardi, e una produzione industriale in flessione da tre anni. “Di quale solidità parliamo? Di un manifatturiero che arretra, di una cassa integrazione che cresce, di filiere che scompaiono?”, chiede.

L’accusa è diretta alla premier: “Celebra il Made in Italy ma nei fatti lo sta indebolendo”. Il riferimento è anche ai 25 miliardi annunciati come scudo contro i dazi ritenuti illegittimi e agli interventi contro il caro energia. “Non basta evocare la resilienza: servono risorse vere per imprese che affrontano bollette fuori controllo, margini erosi e commesse che saltano”.

Rogoredo e lo scontro sulla sicurezza

Terzo fronte, la sicurezza. Dopo i fatti avvenuti a Rogoredo, quartiere simbolo delle tensioni urbane milanesi, si è acceso lo scontro politico. Il ministro Piantedosi ha difeso l’operato delle forze dell’ordine; Appendino ribalta la prospettiva.

“Lo squallido sciacallaggio è strumentalizzare ogni vicenda a fini elettorali”, afferma, sostenendo che i sindacati di polizia chiedono non “scudi penali”, ma tutele concrete: copertura delle spese legali, stipendi adeguati, assunzioni effettive.

Il filo rosso, nella lettura dell’esponente M5S, resta lo stesso: meno propaganda e più scelte strutturali. Dall’industria alla sicurezza, passando per l’export, l’affondo è contro un sistema che – secondo l’opposizione – tutela i vertici e lascia scoperta la base produttiva e operativa del Paese.

Nel pieno di una fase economica complessa, la sfida si sposta ora in Parlamento: sul tavolo la proposta di legge sui tetti retributivi e il confronto sulle politiche industriali. La battaglia politica, almeno su questi dossier, è solo all’inizio.

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