5 Febbraio 2026, giovedì
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Vannacci rompe con Salvini: “Il traditore è lui”

L’ex generale lascia la Lega, lancia “Futuro nazionale” e accusa il leader del Carroccio di incoerenza su Ucraina, famiglia e Fornero. Lo scontro è politico, ma il linguaggio è da resa dei conti personale.

Volano stracci, e non solo metaforicamente. Roberto Vannacci recide senza esitazioni il legame con Matteo Salvini e con la Lega, ribaltando l’accusa di slealtà ricevuta nelle scorse ore: non è lui ad aver tradito, sostiene, ma il leader del Carroccio. Una rottura netta, rivendicata come atto di fedeltà a se stesso e ai propri valori, che apre ufficialmente la strada al nuovo progetto politico battezzato Futuro nazionale.

Altro che parola non mantenuta o ambizione personale. Per l’ex generale, oggi europarlamentare, la scelta di mettersi in proprio non è un tradimento, bensì una risposta a quello che definisce un progressivo svuotamento identitario della Lega. Salvini, accusa Vannacci, dice una cosa e ne fa un’altra: “Promuove idee e princìpi, ma quando si tratta di votarli prende una direzione opposta”.

L’affondo è diretto e senza sconti. Intercettato a Bologna, Vannacci risponde colpo su colpo alle accuse piovutegli addosso: “Io sleale? È Salvini che parla tanto e poi, nei momenti decisivi, china il capo”. Il riferimento è esplicito a tre dossier simbolo: il sostegno all’Ucraina, i temi legati alla famiglia e soprattutto la legge Fornero. “Per anni ha detto che andava demolita – incalza – poi si mette in posizione prona all’interno di una coalizione che la difende e la conferma”. Qui, secondo Vannacci, starebbe il vero tradimento: quello delle promesse politiche fatte agli elettori.

La frattura con la Lega diventa così il presupposto per una nuova avventura. Futuro nazionale viene presentato come un progetto di “destra vera”, rivendicata con orgoglio e subito difesa da ogni possibile accostamento nostalgico: “Il contrario di moderato non è estremo, ma forte. Perché dovrebbe essere una destra nera? È una destra vera”. Un’identità che, nelle intenzioni del fondatore, non accetta compromessi né “inciuci” e punta a rafforzare l’intera coalizione di centrodestra, intercettando quell’elettorato che si è allontanato dalle urne perché non si sente più rappresentato.

Sui primi sondaggi, che parlano di un clamoroso 4% a poche ore dall’annuncio, Vannacci frena: “Strano dare percentuali a qualcosa che ancora non esiste”. Ma il messaggio politico è già chiaro: non una scissione rancorosa, bensì una sfida aperta all’egemonia di Salvini su un’area che l’ex generale ritiene abbandonata e annacquata.

E qui sta forse il punto più controverso. Perché, al netto delle dichiarazioni, la “destra vera” di Vannacci non è nera, certo. Al massimo, come direbbero i più indulgenti, è antracite. Resta un dato politico non eludibile: molte delle posizioni e delle idee care al generale, come più volte sottolineato da costituzionalisti e politologi, si muovono pericolosamente sul crinale della Carta, rasentando quella “scure costituzionale” che separa il legittimo dissenso dall’incompatibilità con l’impianto democratico. Ed è su questo terreno, più che sulle schermaglie personali con Salvini, che Futuro nazionale sarà chiamato a misurarsi davvero.

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