In tre anni di governo la sicurezza, cavallo di battaglia della destra, è diventata il terreno più scivoloso per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Decreti annunciati come risolutivi, toni emergenziali, nemici individuati di volta in volta — opposizioni, magistratura, movimenti — ma risultati che, secondo le opposizioni, raccontano tutt’altra storia: reati in aumento, cittadini più insicuri e forze dell’ordine lasciate senza risorse adeguate. Una strategia che sembra inciampare continuamente su sé stessa, mentre la responsabilità politica viene sistematicamente spostata altrove. È in questo quadro che M5S e Partito democratico alzano il livello dello scontro, accusando il Viminale e Palazzo Chigi di aver trasformato la sicurezza in propaganda permanente.
Il Movimento 5 Stelle parla apertamente di fallimento. A farlo è Chiara Appendino, deputata ed ex sindaca di Torino, che in un’intervista a La Stampa non usa mezzi termini:
«Meloni deve solo chiedere scusa. Aveva promesso città più sicure e invece, in questi tre anni, la situazione è peggiorata. Siamo all’ennesimo decreto sicurezza e, intanto, i reati aumentano. È la loro Caporetto».
Secondo Appendino, il governo avrebbe tradito le proprie promesse elettorali, limitandosi a interventi simbolici e repressivi senza affrontare i nodi strutturali. Da qui l’elenco delle proposte che il M5S rimette sul tavolo: ripristino della procedibilità d’ufficio per scippi e borseggi, aumento di stipendi e organici delle forze dell’ordine, cancellazione della cosiddetta “norma Nordio” che — sostiene — favorirebbe la fuga degli indagati, rifinanziamento dei patti per la sicurezza con i comuni e rilancio della sicurezza integrata sui territori.
Il bersaglio immediato è anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, accusato di aver costruito un clima emergenziale artificiale. Intervenendo a Zapping su Radio1, Appendino attacca la gestione degli scontri avvenuti a Torino:
«Dopo giorni di allarmismo, Piantedosi ha calato la maschera dicendo lui stesso che non esiste alcun fenomeno nuovo. La violenza anarchica a Torino purtroppo esiste da trent’anni. La domanda è perché costruire un’emergenza attorno alle violenze di 400 criminali».
Per la deputata pentastellata, l’operazione sarebbe chiara: coprire il fallimento sulla sicurezza quotidiana — spaccio sotto casa, aggressioni sui mezzi pubblici — e usare un’emergenza “che non c’è” per varare misure liberticide che non fermano i black block. «Meno show e più lavoro serio», la conclusione rivolta al Viminale.
Sulla stessa linea il Partito democratico, che condanna senza ambiguità le violenze ma accusa il governo di soffiare sul fuoco. In un video pubblicato su Instagram, Debora Serracchiani, responsabile Giustizia della segreteria nazionale Pd, parla di “gioco pericoloso” da parte della destra.
«I fatti di Torino vanno condannati senza ambiguità. Chi aggredisce le forze dell’ordine compie atti gravi e inaccettabili. Ma la vergognosa strumentalizzazione di questi episodi serve solo a distogliere l’attenzione».
Secondo Serracchiani, dopo oltre tre anni di governo, le risposte concrete continuano a mancare: non sull’economia, non sulla sanità, né sulla sicurezza. «Hanno prodotto solo decreti repressivi — accusa — senza intervenire sui nodi reali: organici insufficienti, salari inadeguati, presidi territoriali indeboliti». E al centro della propaganda tornerebbe sempre la riforma della giustizia, utilizzata come grimaldello politico anche di fronte a episodi di violenza. «Da un ministro dell’Interno ci si aspetterebbero equilibrio e responsabilità istituzionale. Abbiamo visto invece l’ennesimo tentativo di alimentare la tensione. E quando chi governa sceglie lo scontro invece delle soluzioni, il prezzo lo paga il Paese».
Il fronte delle critiche si allarga anche sul piano internazionale. A sollevare il caso è Sandro Ruotolo, europarlamentare e componente della segreteria nazionale del Pd, che attacca duramente l’ipotesi di una presenza dell’ICE — l’agenzia federale statunitense per l’immigrazione — nel contesto delle Olimpiadi.
«Dire che l’ICE sarà ‘quasi invisibile’ significa non capire, o fingere di non capire, il problema. Il punto non è cosa farà, ma cosa rappresenta».
Per Ruotolo, l’ICE è «uno strumento politico dell’amministrazione Trump», accusato negli Stati Uniti di violenze sistematiche, operazioni paramilitari e uccisioni di civili inermi. Accettarne la presenza in Italia non sarebbe una scelta tecnica, ma politica: «È la legittimazione di una sfida aperta all’Europa e al mondo democratico». Una decisione che arriva mentre «l’America democratica protesta» contro gli abusi dell’agenzia. «Le Olimpiadi dovrebbero essere simbolo di pace e diritti, non possono essere sporcate dalla presenza di un apparato associato a violenza e soprusi».
Dalla sicurezza urbana alla politica internazionale, il quadro che emerge è quello di un governo sotto accusa per aver trasformato una questione cruciale per i cittadini in un terreno di propaganda e scontro ideologico. Con un paradosso che le opposizioni rivendicano: più decreti, più annunci, più nemici evocati. Ma meno sicurezza reale nelle strade e nella vita quotidiana del Paese.
