Il nuovo pacchetto sicurezza è pronto a sbarcare sul tavolo del Consiglio dei ministri di giovedì 5 febbraio, alle 17. Un intervento articolato, che dovrebbe prendere forma attraverso un decreto legge affiancato da un disegno di legge, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare gli strumenti di prevenzione e tutela dell’ordine pubblico. Ma il percorso del provvedimento si annuncia tutt’altro che lineare: dal Quirinale arrivano rilievi puntuali su alcune delle misure più controverse, mentre sul fronte politico la maggioranza cerca una sponda nell’opposizione.
Nelle ultime ore la presidente del Consiglio ha lanciato un appello alla “stretta collaborazione istituzionale”, proponendo una risoluzione unitaria in Parlamento. Un invito che suona anche come tentativo di disinnescare un confronto che si preannuncia acceso, dentro e fuori le Camere.
Il punto di frizione principale resta il fermo preventivo. Dopo il colloquio al Quirinale tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, secondo quanto riferito dall’Ansa, dal Colle sarebbero emerse perplessità significative sull’ipotesi di trattenere soggetti ritenuti pericolosi prima dello svolgimento di manifestazioni e cortei. In particolare, viene giudicata eccessiva la durata del fermo prevista nelle bozze: dodici ore per accertamenti di polizia, un limite che il ministro Matteo Salvini avrebbe provato ad estendere fino a 24 o addirittura 48 ore.
Il Quirinale avrebbe inoltre sottolineato la necessità di una regolamentazione estremamente puntuale dei presupposti del fermo, per evitare margini di arbitrarietà. L’orientamento che sta prendendo corpo all’interno dell’esecutivo è quello di mantenere il trattenimento fino a dodici ore come semplice accompagnamento negli uffici di polizia, senza obbligo di convalida da parte del magistrato — che verrebbe comunque informato — e limitato ai soggetti con precedenti specifici.
Altro nodo delicato è quello del cosiddetto “scudo penale”. La misura, nelle intenzioni del governo, dovrebbe evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati nei casi di legittima difesa o di adempimento del dovere, introducendo un registro alternativo per la fase degli accertamenti preliminari. Dal Quirinale, però, sarebbe arrivata la richiesta di una disciplina più precisa, per scongiurare squilibri e garantire il rispetto dei principi costituzionali.
Da Palazzo Chigi fanno notare che lo scudo è stato pensato fin dall’inizio non esclusivamente per le forze dell’ordine, ma come strumento di carattere generale. Un’impostazione che potrebbe contribuire a superare almeno in parte le obiezioni del Colle, a patto di definire con maggiore chiarezza ambito e limiti dell’istituto. Sono questi i temi al centro delle riunioni tecniche in corso, chiamate a limare i due provvedimenti prima dell’approdo in Consiglio dei ministri.
Resta invece fuori dal pacchetto la proposta della cauzione per i cortei, cavallo di battaglia della Lega. Il Carroccio continua a insistere su una linea di rigore assoluto. «Per la Lega è fondamentale un pacchetto sicurezza che tuteli i cittadini perbene e le forze dell’ordine», si legge in una nota del partito. «Chi sbaglia paga: chi scende in piazza deve versare una cauzione, come già avvenne nel 1999. Non possono essere tollerati altri casi come Torino».
Una posizione che segnala come, anche all’interno della maggioranza, il tema della sicurezza resti un terreno di confronto politico acceso. E mentre il governo prova a blindare il provvedimento, il Quirinale ricorda che la linea della fermezza non può prescindere dall’equilibrio delle garanzie. Un passaggio decisivo, quello di giovedì, che dirà se la stretta annunciata saprà reggere al vaglio istituzionale.
