I colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran sarebbero saltati prima ancora di cominciare. O almeno così sostengono fonti israeliane, secondo le quali il dialogo previsto per venerdì a Istanbul si sarebbe infranto contro un “divario incolmabile” tra le parti. Una lettura che però viene ridimensionata da ambienti americani, i quali insistono: gli incontri non sono stati cancellati. L’ennesimo capitolo di una trattativa fragile, segnata da sospetti reciproci, veti incrociati e una partita diplomatica che si gioca su più tavoli.
A lanciare l’allarme è stato il Jerusalem Post, citando due fonti informate secondo cui i negoziati sarebbero falliti per l’impossibilità di trovare un’agenda condivisa. Teheran, riferiscono le stesse fonti, avrebbe accettato di discutere esclusivamente del dossier nucleare, rifiutando qualsiasi ampliamento del confronto. Washington, al contrario, avrebbe insistito per includere anche il programma missilistico iraniano, il sostegno ai gruppi armati nella regione e altre questioni di sicurezza considerate cruciali non solo dagli Stati Uniti, ma anche dai Paesi alleati in Medio Oriente. Da qui la conclusione netta attribuita alle fonti israeliane: «Il divario è incolmabile».
Il vertice, inizialmente programmato a Istanbul con la partecipazione di altri attori regionali in veste di osservatori, sarebbe così diventato terreno di scontro già nella fase preparatoria. Secondo quanto riportato da Axios, l’Iran avrebbe chiesto di spostare la sede dei colloqui in Oman e di ridurli a un formato strettamente bilaterale, proprio per evitare che il negoziato si estendesse oltre la questione nucleare. Una richiesta che i funzionari statunitensi avrebbero valutato, salvo poi decidere nelle ultime ore di respingerla, riaffermando la necessità di un approccio più ampio e strutturato.
Da Washington, tuttavia, filtra una versione meno drastica. Fonti americane smentiscono l’ipotesi di una rottura definitiva e parlano piuttosto di un negoziato ancora in fase di assestamento, con forti divergenze ma senza una cancellazione formale degli incontri. Un gioco di dichiarazioni contrapposte che riflette non solo le difficoltà del dialogo con Teheran, ma anche le diverse sensibilità strategiche tra Stati Uniti e Israele.
A complicare ulteriormente il quadro sono arrivate le parole di Donald Trump. In un’intervista alla NBC, di cui sono stati diffusi alcuni estratti, l’ex presidente – e di nuovo protagonista della scena politica americana – ha lanciato un messaggio diretto alla guida suprema iraniana. Alla domanda se l’ayatollah Ali Khamenei dovesse sentirsi preoccupato, Trump ha risposto senza esitazioni: «Direi che dovrebbe essere molto preoccupato». E ha aggiunto: «Come sapete, stanno negoziando con noi».
Una dichiarazione che suona come un avvertimento e che rischia di irrigidire ulteriormente una trattativa già delicata. Tra smentite, fughe in avanti e parole dal tono minaccioso, il negoziato sul nucleare iraniano resta sospeso in un limbo diplomatico, dove ogni mossa – e ogni dichiarazione – può spostare gli equilibri. E dove la distanza tra annunci pubblici e realtà dei tavoli negoziali appare, ancora una volta, sottile e instabile.
